di Valentina Renzopaoli
Quando, all’età di undici anni, le sue creazioni così istintive, graffianti e magicamente comunicative sono state esposte lungo la strada romana più ambita dagli artisti, tutti l’hanno definita una “bambina prodigio”. Oggi Isabelle Salari è un’adolescente di quattordici anni, ha già collezionato sul suo curriculum diverse mostre personali, è tornata a via Margutta per la seconda volta lo scorso giugno, a settembre porterà la sua arte in Iran, il Paese di suo padre. Pelle chiara, grandi occhi scuri e capelli neri che ricordano le origini medio-orientali, Isabelle è la giovanissima rivelazione dell’arte italiana. E presto la sua storia sarà raccontata in un film.
Isabelle, a quanti anni ha iniziato a dipingere?
“Ho iniziato a dipingere all’età di cinque anni. Ricordo di aver fatto un sogno nel quale prendevo dei colori e li spalmavo su un foglio. Chiesi a mia madre di comprarmi una tela: ho cominciato con i pennelli piccoli, sulla terrazza di casa dipingevo paesaggi. Con il tempo ho imparato a creare immagini realistiche ma ad un certo punto ho sentito una necessità”.
Quale?
“Ho preso un barattolo di nero e l’ho letteralmente lanciato di getto sulla tela: in quel momento ho realizzato che desideravo esprimermi con uno stile più d’istinto”.
Quando ha capito di avere un talento?
“All’inizio non mi rendevo conto, pensavo di scarabocchiare come fanno tutti gli altri bambini. Si è accorto mio padre che io stavo facendo qualcosa di diverso. Ha pensato di mostrare i miei quadri ed ha chiamato l’Associazione Cento Pittori di via Margutta. Il presidente Alberto Vespaziani inizialmente rifiutò l’idea di farmi esporre per via della mia giovanissima età, avevo solo 11 anni. Poi, dopo aver visto le mie opere rimase colpito e mi inserì nella rassegna del 2010. Mi disse che nei miei quadri c’era qualcosa che non aveva mai visto”.
Lei oggi ha 14 anni: che scuola frequenta?
“Il Liceo artistico Bernardino di Betto a Perugia”.
E come va la scuola?
“Bene, diciamo normale, tranne matematica che proprio non mi piace”.
Cosa dicono i suoi amici del suo talento e del suo successo?
“Lo sanno, ma cerco di essere riservata, c’è tanta gente invidiosa”.
Suo padre è iraniano, sua madre italo-francese: come si sono conosciuti?
“Si sono conosciuti all’Università di Perugia, loro sono in Italia da circa trent’anni. Mio padre è un medico, mia madre ha deciso di lasciare il lavoro per dedicarsi alla famiglia”.
Lei è mai stata nel Paese di origine di suo padre, l’Iran?
“Sono andata a visitarlo l’anno scorso e sono rimasta un mese, lì ho i parenti, zii e cugini, è un altro mondo rispetto al nostro, un’altra cultura, le donne indossano ancora i foulard”.
Cosa l’ha colpita di più?
“In particolare sono rimasta colpita dalle moschee. Tornerò in Iran il prossimo settembre: sono molto felice perché esporrò le mie opere in una mostra personale”.
E’ vero che lei non dipinge sul cavalletto?
“Sì, inizialmente dipingevo nel modo tradizionale, con la tela su un cavalletto, poi ho iniziato a lavorare su tele di grandi dimensioni, le posiziono a terra e stendo il colore con le mani o anche con i piedi”.
Che significato hanno le sue opere?
“Non ci sono dei veri e propri significati, credo che ognuno possa interpretarli secondo la sua sensibilità. Io amo esprimere le mie sensazioni, quando dipingo comunico la mia gioia o sfogo la mia tristezza soprattutto attraverso i colori, le tonalità. I colori rispecchiano il mio umore, il mio stato d’animo. Quando l’istinto mi dice di utilizzare colori cupi significa che sono triste o angosciata”.
E quali sono le angosce di una ragazza di 14 anni?
“Beh i problemi sono quelli adolescenziali, la scuola, l’amore…”
Ma lei ce l’ha un fidanzato?
“Sì, sia chiama Alex”.
E da quanto tempo state insieme?
“Nove mesi, lui ha quindici anni”.
Alex ha visto i suoi quadri?
“Certo, gli piacciono molto. Presto gliene regalerò uno”.
Oltre alla pittura, ha altre passioni?
“Mi piace molto sia cantare che ballare, ho frequentato un corso di canto a Roma, in particolare adoro le cantanti nere, anche se ascolto musica di ogni genere”.
Anche quando dipinge?
“Soprattutto, anzi la musica è una delle mie fonti di ispirazioni, non riesco a dipingere senza musica”.
Quanto sono quotati i suoi quadri?
“Dipende dall’opera e dalle dimensioni. Ultimamente ho donato un quadro all’Unicef per una campagna di beneficenza, si intitolava “Per i bambini”, è stato venduto all’asta per ventimila euro”.
Qual è il suo sogno nel cassetto?
“Vorrei proseguire su questa strada, continuare a dipingere e sogno di creare delle novità nel mondo dell’arte”.
La sua storia verrà raccontata in un film, è vero?
“Sì, la sceneggiatura la sta scrivendo Francesco Bovino, molto probabilmente io interpreterò me stessa”.

