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“Ho amato prima Shakespeare poi Michele”. Il carattere non teme la seconda linea

Chi è Federica Vincenti, l’attrice e produttrice trentenne che con determinazione, volontà e fascino ha stregato il “mostro sacro Placido”. “ Le mie più grandi soddisfazioni sono sempre arrivate dal teatro e faccio questo lavoro per insegnare a me stessa come trasformarmi ed educarmi nelle emozioni”. E sul marito “E’ un uomo di grande bellezza, fascinosissimo. Pensi che mi capita spessissimo di incontrare donne della mia età che ne rimangono letteralmente incantate. E’ stato un colpo di fulmine”. Il ricordo di Vincenzo Cerami. LA GALLERY

di Valentina Renzopaoli

La sua vita è il palcoscenico, davanti e dietro le quinte. E’ giovanissima eppure la sua vita è già stracolma di esperienze: carnagione bianca come il latte, occhi verdi quasi trasparenti, corpo di una bellezza eterea, Federica Vincenti è in realtà una donna dalla volontà di ferro, decisa, determinata, organizzata. Trent’anni, attrice, produttrice e grande appassionata di Shakespeare, da oltre un decennio condivide la sua giovane vita con un gigante del cinema italiano come Michele Placido, con cui si sposata l’anno scorso e da cui sette anni fa ha avuto Gabriele. Ad Affaritaliani.it racconta la sua irrinunciabile attrazione per il teatro, il fatale amore per Michele, le difficoltà e il fascino di vivere accanto ad un uomo così “ingombrante”. E il suo ricordo di Vincenzo Cerami.
Attrice di teatro e di cinema, cosa ama di più?
“Le mie più grandi soddisfazioni sono sempre arrivate dal teatro. Mi sono diplomata all’Accademia Silvio d’Amico e quello del teatro è il mondo in cui mi sento maggiormente a mio agio, nel tempo la mia formazione si è andata limando ed è per il teatro che mi offrono i ruoli più belli e interessanti. Purtroppo il cinema e la televisione sono pieni di ruoli inutili che non hanno ragione di esistere”.
Mi spieghi meglio
“L’approfondimento drammaturgico dei personaggi è una caratteristica soprattutto teatrale, nella scrittura televisiva spesso i personaggi e i ruoli sono più blandi e più scontati. Secondo me il massimo si raggiunge nella scrittura Shakespeariana, talmente profonda che i personaggi si trasformano, si plasmano, cambiano nel corso della storia”.
Perché ha scelto questo lavoro?
“Faccio questo lavoro per insegnare a me stessa come trasformarmi ed educarmi nelle emozioni. Per questo scelgo i ruoli con grande attenzione”.
Partiamo dall’inizio: lei è nata in provincia di Lecce, quando è arrivata a Roma?
“Sono nata a Parabita, un paesino del Salento, dopo la scuola ho capito che la mia terra non mi avrebbe offerto molte possibilità, ho capito che avrei dovuto cambiare strada, ho sentito qualcosa di molto forte dettato dal mio inconscio, come un fuoco che solo l’attrazione per l’arte può regalare”.
Quando è scattata la scintilla?
“Quando ho visto in televisione l’immagine dell’Accademia Silvio D’Amico, ricordo Nino Manfredi che raccontava della sua esperienza in Accademia, di quanto questa esperienza fosse importante per lui e decisi di partire”.
Come fu il suo arrivo a Roma?
“Avevo diciotto anni: un trauma direi, come per un romano andare a vivere a Los Angeles. I primi due anni sono stati molto faticosi, ero davvero una ragazzina. Ho il ricordo di mia madre e mio padre che mi salutavano con le lacrime agli occhi. I primi mesi ho vissuto con una vecchietta perché i miei genitori non si fidavano a farmi stare da sola. Quando ho iniziato a conoscere meglio la città sono andata a vivere con una studentessa di psicologia. A diciannove anni ho conosciuto Michele Placido”.
E si è innamorata
“Oggi ne parlo con tranquillità, ma all’inizio facevo paura a me stessa, non mi rendevo conto bene di quello che mi stesse succedendo, ho vissuto momenti di grande tensione interna. Lui aveva trentasette anni più di me”.
Cos’è che l’ha colpita di lui?
“E’ un uomo di grande bellezza, fascinosissimo. Pensi che mi capita spessissimo di incontrare donne della mia età che ne rimangono letteralmente incantate. E’ stato un colpo di fulmine. Ho lasciato il mio ragazzo di allora per mettermi insieme a lui. E’ stata un’esperienza molto forte, la mia vita è cambiata totalmente, i miei ragionamenti tutto ad un tratto non erano più quelli di una ragazzina. Il paradosso è che oggi è lui a dirmi che ragiono da vecchia!”.


E’ necessaria una grande forza per affermare la propria personalità e non rimanere oscurati da un gigante come lui.
“Ho sempre avuto una forte personalità, anche se quando ero più giovane ero timida e riservata. Non ho mai voluto essere un’ombra. Certo, il cambiamento per me è stato radicale, ho iniziato la mia vita da adulta a vent’anni, ero profondamente diversa dalle mie coetanee. In certi momenti ho addirittura pensato di dire basta, di pensare “ma chi me lo fa fare”.
Come mai non l’ha fatto?
“Perché provo un amore profondo. Stare vicino ad un uomo così pieno di energia a volte è pesante, vuol dire non potersi permettere mai un attimo di relax. Nel tempo ho capito che lui una calmata non se la sarebbe mai data quindi ho capito che o mi davo da fare o abbandonavo l’impresa. Lui lancia la pallina, poi la pallina sta a te farla rotolare, altrimenti si ferma”.
Oltre a fare l’attrice lei è anche una produttrice, di cosa si occupa in particolare?
“A dire il vero io odio la parola “attrice”, faccio sempre molta fatica quando la devo pronunciare”.
Per quale motivo?
“Perché oggi le grandi attrici non ci sono più. Si è confusa la strada attoriale, basta partecipare al Grande Fratello per avere la possibilità di essere scelti per un ruolo, mi chiedo quale sia la serietà di questo lavoro, penso che il mondo si sia capovolto, io preferisco scendere da questo meccanismo e rimanere con i piedi per terra. La vicinanza ci Michele in questo mi aiuta: lui è un uomo molto esigente ed io sento il peso di questa responsabilità. Lavoro come attrice tre o quattro mesi l’anno, tutto il resto del mio tempo è dedicato alla Goldenart Production, la nostra casa di produzione”.
Quali spettacoli ha prodotto?
“Soprattutto spettacoli teatrali, titoli shakespeariani e un bellissimo “Zio Vanja” di Cechov con Michele Placido, Sergio Rubini, Pier Giorgio Bellocchio. Pensi che Michele si è riavvicinato al teatro dopo molto tempo grazie a me che l’ho convinto a salire di nuovo sul palcoscenico ricreando una grande energia con il “Re Lear” di Shakespeare”.
Com’è lo stata di salute del teatro in Italia?
“Soffre, così come soffre tutta la cultura. In uno Stato in cui tutto è sovvenzionato da fondi statali, io credo che il privato debba provare ad investire, producendo spettacoli di qualità”.
A proposito di qualità, lei ha lavorato nel passato con Vincenzo Cerami nello spettacolo musicale “Italia mia”, un ruolo che le è valso il Premio Persefone 2010 come migliore attrice protagonista rivelazione dell’anno. Cosa ricorda del grande maestro scomparso poco più di un mese fa?
“Vincenzo Cerami mi ricordava tanto mio padre, era incredibile, aveva le stesse espressioni, gli stessi atteggiamenti. Ho sempre amato la sua grande ironia nei confronti della vita e la sua grande umiltà. Quando portammo in scena “Italia mia” all’Auditorium Parco della Musica io ero molto giovane e mi stupì enormemente il fatto che lui, un grande maestro, chiedesse consigli a me e facesse sentire tutti alla pari”.
Parliamo dei suo lavori recenti: al cinema accanto a Claudia Gerini nel film di Federico Zampaglione “Tulpa”. Un film che ha fatto parlare
“Sì, un film visionario, la Roma che non ti aspetti, la Roma degli scambisti, ambientato all’Eur. Finalmente sono riuscita ad interpretare il ruolo di una cattiva, una donna che cerca di ostacolare la carriera della protagonista e di prendere il suo posto. Ci crede che sono stata scelta anche per la mia carnagione chiarissima? Anche questa è una caratterista”.
Lei non prende il sole?
“Non prendo il sole da quindici anni, non lo sopporto”.
Si sta concludendo in questi giorni l’impegno estivo con il “Riccardo III” in scena al Teatro Romano. Lei interpreta il ruolo di Elisabetta al fianco di Massimo Ranieri, che esperienza è stata?
“Il ruolo della regina Elisabetta è un ruolo meraviglioso: una donna che detiene il potere e che cambia radicalmente nel corso della storia piegata dal dolore. La perdita del potere decreta la sua fine. Mi sono dovuta concentrare moltissimo e mi sono immedesimata in questo personaggio così complesso e sofferente. E l’ho amato proprio per la sua sofferenza: è incredibile ma se quando interpreto un ruolo non soffro, non mi faccio male, non attraverso il dolore, non trovo il senso di farlo”.