“Una storica comunità alla fame per la vostra incapacità” “Sogno del sindaco: buttarci dalla rupe tarpea” “No alla cacciata dei pittori da piazza Navona”, “Veltron incepit, Alemannus perseveravit, Marinus ad finem adduxit” “Noi siamo una risorsa non un cancro da estirpare”, “Com+une di Roma: il mondo che ama l’Italia dell’arte ti sta guardando”.
Questi i cartelloni esposti da pittori, ritrattisti, caricaturisti del centro storico sotto il Campidoglio al grido di “Piazza Navona, piazza Navona”. A improvvisare un flash-mob un pittore che ha tagliato una tela in piazza infilando la testa dentro. “Con un profondo senso di disgusto e di nausea per una amministrazione che da nove anni ci ha abbandonato e allora – ha spiegato il ritrattista – applico il concetto di azione e di distruzione e da Fontana prendo il gesto: il taglio famoso. Ma siccome l’opera è innocente ed è il pittore che è colpevole per il Comune, è il pittore che si mette alla gogna. L’arte non muore mai, viva l’arte e abbasso il Comune”.
“Noi vogliamo essere una risorsa per Roma e vogliamo avere interlocutori capaci che capiscono di cosa di parla. Invece – hanno spiegato – per il Comune non dobbiamo più esistere, dobbiamo sparire. Noi chiediamo di riavere la nostra dignità”.
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