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Il nuovo logo della discordia: la sfida. “Referendum on line sul gradimento”

Il nuovo logo della discordia: la sfida. “Referendum on line sul gradimento”
logo roma
Dopo la “rivolta” sui social, i consiglieri Guidi e Mennuni chiedono al sindaco di misurarsi con la città, mediante un sondaggio on line: “Facciamo una consultazione tramite una società di informatica terza…. “Una patacca cosmopolita priva di identità nel quale l’inglese ha spazzato via il latino e la corona è stata inghiottita da palline colorate… un brand di quegli squallidi negozietti per paccottiglie per turisti globalizzati”
Il nuovo logo della discordia: la sfida. “Referendum on line sul gradimento”

Due giorni di dibattiti e liti sui social network: a leggere i post e i commenti i romani bocciano il nuovo logo di Roma, quello senza Spqr e con una serie di cerchi che ricordano vagamente quelli olimpici e molto di più il gioco della campana.
Così i consiglieri Federico Guidi e Lavinia Mennuni lanciano una sfida al sindaco Marino: “Sfidiamo il sindaco Marino a sottoporre il nuovo logo di Roma Capitale al giudizio dei romani tramite una consultazione on line da effettuarsi tramite una società informatica terza. Sta infatti suscitando grandi polemiche l’adozione del nuovo logo che annulla in un sol colpo l’immagine consolidata della città eterna e i suoi simboli come la corona, la croce la scritta SPQR. Un simbolo che non è solo brutto ma che semplicemente non c’entra nulla con Roma.
Perchè dietro i simboli c’è la storia. E questo logo non riesce nemmeno per sbaglio trasmettere l’identità millenaria di Roma. Al massimo può rappresentare il brand di quegli squallidi negozietti per paccottiglie per turisti globalizzati mordi e fuggi. Una patacca cosmopolita priva di identità nel quale l’inglese ha spazzato via il latino e la corona è stata inghiottita da palline colorate.
Plastica al posto dei vecchi capitelli di marmo per un simbolo privo di anima e di cuore. Esattamente come il sindaco che c’è lo ha propinato. Dunque si affidi Marino al giudizio dei romani e faccia scegliere loro, con un atto di democrazia diretta, se conservare o mutare il logo della Capitale”.