Era nell’aria e come ogni “sensazione” che trapela ha trovato la sua naturale conferma. Nell’inchiesta sulle grandi opere avviata dalla Procura di Firenze, c’è molto più della direzione lavori di un tratta della Metro C affidata a Stefano Perotti, già agli arresti insieme al dominus delle Infrastrutture Ercole Incalza. La notifica di un avviso di garanzia all’assessore comunale Guido Improta, anticipata dal quotidiano Il Tempo potrebbe essere l’inizio di un filone che potrebbe vedere l’intera Metro C finire nel mirino dei magistrati. E questo perché la più grande opera pubblica d’Italia è proprio quella in cui il meccanismo in cui controllore e controllato nato con la stazione appaltante del general contractor, meglio si sostanzia.
Improta è sorpreso e dagli uffici smentisce la comunicazione dei magistrati: “A noi non risulta nulla, dovrebbe essere il primo a saperlo”.
A spingere i Ros ad inserire l’assessore Improta nel registro degli indagati è la frequentazione che risale al Governo Monti di Improta con Incalza. Poi si aggiunge un’intercettazione che dimostra come il ruolo di indirizzo politico della mobilità romana sia una ragnatela che porta l’assessore a dire la sua sulla nomina del presidnete di Roma Metropolitane, la società che da general contractor distribuisce gli appalti delle stazioni della metropolitana.
Si legge nel testo dell’intercettazione di una telefonata dello 10 gennaio 2014. Al telefono Guido Improta e Giulio Burchi, ex presidente di Italfer: “… la chiamo per Roma Metropolitane. Io vorrei la settimana prossima convocare un’assemblea straordinaria azzerare tutto e mettere un amministratore unico. Quindi se lei fa qualche pensata io l’accoglierei…la valuterei volentieri una sua pensata (…) Ovviamente situazione prestigiosa perché è la più grande opera pubblica che si sta realizzando (…) quindi ci vuole qualcuno che abbia competenza giuridiche, competenza tecnica, sensibilità politica….ha fatto tanti soldi e quindi…». Burchi: ne ho bisogno di guadagnarne di più (…) senta io la ringrazio tanto della considerazione adesso ci faccio una pensata». Pochi minuti dopo Burchi chiama il senatore Ugo Sposetti (storico tesoriere dei Ds) per chiedergli se accettare o meno l’incarico. Sposetti risponde: «Non lo so, vai sempre in cerca d’incarichi…vedi!». Burchi: «È una grana enorme, è la più grossa opera infrastrutturale del paese». Alla fine l’imprenditore prende una decisione: «Va bene nell’attesa che tu mi faccia una buona parola per l’Anas faccio quello lì, poi prendo anche l’Anas, poi prendo l’Enel….Alitalia e poi cosa?”.
Il ruolo di Improta è al vaglio non tanto per la sequenza impressionante di lievitazioni dei costi delle diverse tratte, sulle quale pende un pronunciamento al vetriolo della Corte dei Conti, quanto per la transazione definita “atto attuativo” con il quale il 9 settembre del 2013 è stato trovato un accordo sui debiti dovuti ai costruttori della linea che ha fatto lievitare i costi da 230 a 320 milioni di euro e ha fatot ripartire i cantieri. Per quell’accordo Guido Improta si è speso in prima persona. Ora i magistrati fiorentini vorrebbero vederchi chiaro.
Prima ancora il gruppo capitolino del Movimento Cinque Stelle chiede la verità: “Apprendiamo che l’assessore Improta sarebbe indagato per i lavori della Metro C. Negli atti della procura il suo nome comparirebbe insieme a quello del dirigente pubblico Incalza. Ove così fosse, chiediamo le dimissioni immediate dell’assessore alla Mobilità visto che già nell’ottobre scorso avevamo depositato un esposto alla Corte dei Conti, alla Procura ed al presidente dell’Anac Cantone, riguardo all’accordo del 9 settembre 2013, tra Roma Metropolitane e la società Metro C che alterava gravemente il rapporto tra committente pubblico e contraente generale aumentando enormemente i costi di realizzazione dell’opera di oltre 90 milioni di Euro”.

Si preparano le condizioni perché l’inchiesta sulle Grandi Opere trovi la sua punta di diamante nei cantieri della Metro C. Secondo Il Tempo, l’assessore alla Mobilità avrebbe ricevuto un avviso di indagini per l’accordo transattivo del 2013 che ha fatto lievitare i costi da 230 a 320 milioni. L’assessore smentisce. Cinque Stelle chiede la verità e se.. dimissioni immediate
