Le prime baracche erano sorte vent’anni fa nella terra di nessuno lì dove l’Aniene si getta nel Tevere. Su quella riva destra con gli anni si era sviluppata una vera e propria città completamente abusiva, costruita di casupole in mattoni, baracche di canne, vere e proprie capanne con vista sulla tangenziale est.
Cinquanta “abitazioni” che davano riparo a 16 famiglie, in prevalenza sudamericane e filippine e rumeni, gli “ultimi” della società: non solo banditi, alcuni avevano un lavoro normale e un reddito fisso, ma ogni sera tornavano a vivere in quei ripari pericolanti, a rischio anche per l’erosione della riva del fiume.
Il blitz dei vigili urbani coordinato dal comandante Antonio Di Maggio, è scattato all’alba, seguendo una delle prime ordinanza emessa dal Sindaco Ignazio Marino nel 2014. Sul posto, in via della Foce dell’Aniene, anche gli uomini il gabinetto del sindaco e il Dipartimento delle Politiche Sociali. Circa sessanta le persone sgomberate, alcune delle quali ricorreranno all’aiuto della Protezione Civile per trovare un posto dove dormire.
