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“Io, lobbysta delle armi. La tecnologia siamo noi”

ESCLUSIVO. Tutta la verità sull’industria delle armi in Italia: ad affaritaliani.it Carlo Festucci, segretario del consorzio delle aziende del settore difesa e sicurezza. Cinquantatremila addetti che con l’indotto diventano 200 mila e il 60% della produzione è esportato e “ogni euro investito ne tornano tre. “Il dibattito sugli f35 è sterile…”. E sull’Europa: “E’ una cosa che non c’è basta guardare il Mediterraneo”

di Emma Evangelista

Produrre e vendere armi non significa amare i conflitti. “Finché c’è guerra c’è speranza” andava bene per Alberto Sordi ma non per la lobby degli armamenti che oggi si occupa molto di cyber security ed eccellenze nel campo della protezione sostenendo il ruolo anche delle piccole e medie industrie del settore e delle eccellenze della Capitale. Parla ad Affaritaliani Carlo Festucci, il segretario generale del consorzio delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (AIAD) che dice Grazie a Dio c’è un ministro donna.

In questo momento in cui si parla tanto di difesa, in cui il presidente Barack Obama  chiede più fondi all’Europa per il sostegno della difesa dell’Europa ma anche di tutti gli interessi nazionali, gli interessi della NATO. Quali sono le eccellenze che l’Italia esporta in questo campo?
“Le eccellenze in Italia sono molte e sono sicuramente pari alle eccellenze di altre industrie europee, spaziano dagli aerei per arrivare alle tecnologie analitiche, alla guerra elettronica. Nel campo terrestre noi siamo quelli che hanno le migliori macchine che sono  Centauro Lince e Ariete che sono in giro per il mondo acquisite anche da eserciti degli altri paesi, l’Eurofighter è stato un aereo che è stato venduto in tutto il mondo. Noi siamo presenti sia con i sistemi di combattimento, di gestione da parte navale che quelle terrestre che quelle aeronautiche, sicuramente un eccellenza anche se in armonia con altri paesi europei per la parte missilistica.
Quindi le eccellenze ci sono tutte e questo lo dimostra il fatto che girando per il mondo vinciamo molte gare, se lei pensa che solo Finmeccanica a livello mondiale è la settima, questa cosa la dice lunga. Io non legherei questo a quello che dice Obama, nel senso che lui legittimamente chiede che l’Europa investa più risorse per la difesa, il problema di fondo che oggi Obama chiede ad un Europa che non ha una politica europea della difesa, nel senso che l’Europa oggi sta discutendo, non ha un esercito europeo, discute se intervenire o no, laddove dovrebbe essere automatico, se io penso al Kosovo se non intervenivano gli americani, o altri interventi di sollecito, forse l’Europa avrebbe fatto poco o nulla. Quello che è stato fatto finora è stato basato solo sui singoli paesi e non su un interesse generale dell’Europa.
Oggi esiste solo l’Europa monetaria, io penso che non esiste neanche l’Europa finanziaria, non esiste sicuramente un Europa omogenea della difesa, esistono sicuramente gli organismi internazionali come la Nato, l’Onu che però di per sé non sono sufficienti a far sì che un governo aggregato europeo come il nostro abbia un ipotesi comune, oggi noi siamo ancora in giro per il mondo a farci la guerra commerciale intendo tra i vari paesi come la Germania, la Francia, l’Italia, se uno si fa la guerra commerciale difficilmente avrà un ipotesi comune per quanto riguarda la difesa, è sicuramente un passaggio che andrà fatto, io penso che nel nostro prossimo futuro questo sarà un passaggio inevitabile, però oggi è difficile che si possa immaginare in tempi brevi. E’ evidente che nel momento in cui si chiede di investire più risorse in Europa da parte del presidente Obama è un auspicio che mi pare difficile che possa essere in qualche modo attuato perché in Italia siamo in spending review, ci sono delle priorità che vanno assolutamente rispettate, quindi trovo difficile credere che basta che l’America lo chiede e si possa fare.
Purtroppo dal mio punto di vista sarebbe molto più opportuno che ci fossero più investimenti sulla sicurezza per esempio, immaginiamo sempre che quando parliamo di difesa uno si immagina di andare a fare determinati orientamenti nei siti o nelle posizioni che uno riscontra in giro per il mondo dalla Siria, all’Afghanistan, ma non è così investire sulla sicurezza significa difendere i confini dell’Europa, gestendo le situazioni nei paesi di origine del disastro, quindi significa investire di più sulla sicurezza passiva, sulla sicurezza attiva, significa fare un operazione vera. Cosa che oggi non è possibile fare perché le risorse non sono comuni, guardiamo quello che succede nel Mediterraneo, è mai possibile che tutto sia a carico dell’Italia? Noi sono anni che stiamo cercando di fare una sicurezza marittima, va fatta come si deve, va fatta a livello Europeo, con dei centri di accoglienza che noi abbiamo, la nostra guardia costiera dispone di centri di eccellenza in assoluti da questo punto di vista, ma non si riesce a farlo in comune con gli altri paesi in modo europeo perché evidentemente ci sono delle difficoltà questo è un dato di fatto. Fondamentalmente noi siamo un Europa senza esserlo, questo è un problema che secondo me pesa molto”.

Quanto vale oggi l’industria della difesa in Italia, in termini di occupazione, di investimento?
“In termini di occupazione ci sono 53.000 addetti diretti solo delle aziende associate aiad, che sono Finmeccanica, Fincantieri che sono la maggioranza, questo numero va almeno moltiplicato per quattro, perché poi c’è tutto l’indotto che è significativo, noi siamo arrivati a  200.000. Noi esportiamo circa intorno al 60%  dei nostri prodotti e questa è una tendenza che andrà sempre più crescendo, ma vale soprattutto dal punto di vista politico. Cioè l’industria della difesa è il vero braccio della politica estera di un paese, se noi non partecipassimo a quelle missioni. La nostra politica estera non esisterebbe e quindi il valore aggiunto dell’ industria della difesa è amplificare le capacità tecnologiche, partecipare fortemente alla politica estera di un paese, consentire l’industria di accrescere il no aut tecnologico di un paese, questi sono i veri valori dell’ industria. Queste sono le cose secondo me che dovrebbero essere valutate quando si parla di investimenti sull’ industria, pochi sanno che per ogni euro investito nel settore della difesa ne tornano sulla bilancia commerciale almeno tre, come ritorno attivo, quindi gli investimenti sulla difesa sono investimenti che danno un ritorno economico forte, di almeno tre volte, e questi sono dati che non facciamo noi, sono stati fatti da agenzie indipendenti”.

Parliamo di sicurezza. Come siamo messi noi? Quali sono le potenzialità Italiane, quali sono le nostre maggiori difese?
“Abbiamo l’elettronica di Roma che ha una straordinaria capacità sulla guerra elettronica, quindi sulla sicurezza sui mezzi, abbiamo tutto il sistema di controllo del sistema satellitare come skymed, abbiamo delle capacità notevoli, io devo dire che da questo punto di vista siamo un eccellenza a livello mondiale. Per quello che riguarda la cyber security  in giro per il mondo noi continuiamo a cercare di spiegare, perché ormai nessun paese può da solo affrontare il discorso della sicurezza internazionale , da soli non ce la faremmo mai per un problema di risorse , per capacità e per raggio di intervento, messi insieme invece siamo in condizioni di poter in qualche modo dare un valore”.

Qual è l’articolo che vendiamo di più all’estero?
“Non c’è un articolo che vendiamo di più. Vendiamo un sacco di cose: l’Eurofighter per esempio è un aereo che ha venduto molto ma è un consorzio internazionale quindi lo facciamo attraverso il consorzio, nel terrestre abbiamo il centauro che è una macchina che vogliono tutti, nel navale abbiamo delle eccellenze delle maestrali che ci chiedono, nel campo della robotica siamo molto capaci, molto bravi, nei missili, noi siamo patner di importanti programmi ed accordi”.

Invece per quanto riguarda il volume degli investimenti della difesa italiana, è sufficiente, è necessario, è auspicabile che aumenti, e soprattutto quanto ci vuole per armare tra virgolette un militare italiano?
“E’ sempre auspicabile gli aumenti delle risorse, non lo so perché dipende che tipo di armi gli servono. Posso dire che noi nella ricerca industriale investiamo circa il 15%, credo che Finmeccanica investe il 15% del suo valore, quindi non è una cosa da poco.  Tenga conto che una richiesta di gara nel nostro paese può andare avanti 5/6/7 anni prima che poi si arrivi al dunque, quindi siamo parlando anche di capacità di promuovere della ricerca di individualizzazione di tecnologie che hanno il tempo di realizzazione. Il nostro settore è molto complesso. Faccio questo esempio: se uno progetta un aereo lo vedrà realizzato tra 15/20 anni, guardi gli F35”.

Gli F35 è vero che sono vecchi?
“No, non è vero che sono vecchi. Se lei si compra una macchina nuova avrà dei difetti, ovviamente una macchina nuova è una macchina semplice, rispetto ad un F35. Quando ci fu l’eurofaider ci furono gli inconveniente come sono presenti negli F35. Ma F35 non sono aerei vecchi, ma sta in evoluzione che risponderà a quei criteri e a quelle esigenze che le  forze armate di tutti i paesi avranno bisogno. Caso mai la domanda è: vi serve l’F35? Allora non deve chiederlo a me, ma al capo di stato maggiore o al ministro della difesa. Io da cittadino che si occupa di queste cose posso dire che l’F35 è una macchina che ne sostituisce 260 vecchie, che non sono più operative con 40 anni di anzianità, noi abbiamo bisogno di rinnovare le macchine che sono a disposizione delle nostre forze armate, che siano gli F35, le navi o i carri armati, detto questo si tratta di capire quali sono le esigenze operative e quelle che non sono.
Discutere oggi se ci servono o no gli f35 è una delle più grande stupidaggine della terra, perché oggi dobbiamo prendere gli f35, perché serve, perché sicuramente ci da del lavoro, perché risponde alle esigenze di sostituzione di quelli vecchi, io dico una cosa più, che possiamo giustificare bene ai cittadini italiani che questa è una spesa ben fatta, dobbiamo dire agli americani che si devono comprare gli aerei che produciamo anche noi, la cosa non è a senso unico, noi per esempio abbiamo un addestratore per quel tipo di aereo prodotto in Italia che è perfetto, perché con i soldi che loro ci danno e con la tecnologia che noi produciamo giustifichiamo tranquillamente l’acquisto degli f35, detto questo c’è ancora una domanda a monte di tutto questo non si può continuare a dire se le fregate servono alla Marina, se gli aerei servono all’Aeronautica, se i carri armati servono, perché la domanda è: a questo Paese servono le forze armate? Se gli servono bisogna attrezzarle per poter mantenere efficaci ed efficienti in un contesto internazionale, se non ci servono li chiudiamo e facciamo come la Città del Vaticano, ci mettiamo le guardie svizzere, ma non penso sia questa la strada. Allora dobbiamo far sì che le nostre forze armate abbiano la dignità di armarsi e in questo c’entra l’f35, il carro ariete, l’elicottero di futura generazione, c’entra la nuova nave che l’ammiraglio De Giorgi sta facendo, la porta aerei, i sommergibili e tutto quello che serve. Poi è compito non dell’industria ma del Governo, del Ministro della difesa e il Capo di Stato Generale decidere che cosa serve e noi ci adeguiamo alle loro esigenze”.

Come intervengono le piccole e medie aziende nella filiera dell’industria della Sicurezza?
“Assolutamente infatti noi non parliamo di grandi aziende, parliamo di programmi  e dentro i programmi ci sono le grandi imprese, che sono sicuramente l’elemento trainante, perché se non ci fossero Fincantieri, Finmeccanica e Iveco non ci sarebbe tutta la sub fornitura di queste tre grandi realtà, ma le nicchie di valore delle grandi imprese stanno nella flessibilità delle piccole e medie imprese italiane, che sono quelle che poi consentono,  guardi gliene cito alcune, intanto 80% delle grandi imprese lavorano con programmi internazionali, esportano, secondo cito un esempio noi abbiamo una piccola impresa che non ha tantissimi dipendenti che produce delle cuffie , che consente in mezzo al caos totale di una guerra, di una battaglia, di una porta aerei che sta lanciando, di sentire esattamente la voce di quello che parla senza nessun rumore di sottofondo, i primi che si sono comprati questa tecnologia di queste cuffie sono stati gli americani, nemmeno gli italiani, e per vendere i prodotti agli americani bisogna saperli fare bene”.

E necessaria una legge sulle lobby?
“Basterebbe farle funzionare bene, per me sì, io sono uno di quello che non si vergogna di quello che fa, e non mi vergognerei se lo dovessi fare attraverso una legge. Io trovo che sarebbe molto più corretto che ci fosse una regola per le lobby , piuttosto che questo arrembaggio alla camera dei deputati o al senato, impensabili ed improbabili persone che vanno a difendere gli interessi dei singoli, ma noi dobbiamo difendere gli interessi di un sistema paese, io non difendo gli interessi di una corporazione come quella che può essere degli avvocati, che sono tutte legittime per carità, ma che sono corporazioni, io difendo gli interessi dell’industria del nostro paese, della capacità tecnologica di questo paese che è progredire”.

Finche c’è guerra c’è speranza?
“No, è esattamente l’opposto.La legge 185 e l’Onu impediscono di vendere e fare commercio con i paesi belligeranti, noi possiamo vendere sono ai paesi che sono in paesi in pace, dove non ci sono guerre. Finché c’è guerra per noi è un disastro, noi difendiamo la pace non andiamo in guerra.  Se oggi ci fosse la pace in Siria noi potremmo fare accordi con la Siria, a Tunisi in Libano ci sono state bloccate le esportazioni per tanti mesi perché erano belligeranti, stanno riaprendo solo adesso. Quindi a noi le guerre ci fanno del male, noi non siamo guerrafondai, anzi è esattamente l’opposto. Anzi più pace c’è più noi garantiamo la sicurezza perché là dove c’è pace i paesi vogliono maggiore sicurezza, là dove c’è guerra vogliono la guerra ma noi anche se volessimo noi non ci possiamo andare. E dato che noi siamo rispettosi delle leggi noi non ci andiamo.
Quindi è una sciocchezza dire finché c’è guerra c’è speranza, quello andava bene per Alberto Sordi non per noi”.
 
Com’è cambiata l’appoggio dello stato, del governo negli ultimi anni rispetto alle aziende della difesa?
“Noi abbiamo sempre avuto un buon rapporto da questo punto di vista, molti anni fa devo dire che ci guardavano un pò schifati, i ministri non amavano parlare di queste cose, adesso devo dire che sono svariati anni che i governi hanno capito che l’industria della difesa è l’ambasciatrice della tecnologia e della politica estera di questo paese in giro per il mondo, quindi abbiamo nelle ambasciate gli addetti commerciali, gli addetti militari, gli ambasciatori, lo stesso governo che facilitano nell’ambito delle proprie competenze, ma questo lo fanno tutti i paesi, noi auspichiamo che ci sia maggiore sensibilità. Ma sa se il dibattito in questo paese che tutti i soldi che si spendo per la difesa sono soldi sprecati, è una discussione demagogica e stupida, perché se a me mi dicono se ti devi comprare una nave o faccio 50 asili. La domanda è ti serve o no quella nave?  Non è che una scelta vieta l’altra, un paese normale fa sia la nave che gli asili. La politica dovrebbe fare un po’ meno demagogia, e fare le cose che servono. Io devo dire che in questo momento abbiamo una grande fortuna,  che si chiama Roberta Pinotti, che è il ministro della Difesa, che non è una nostra amica a prescindere, però è una persona che sa di che cosa parla, conosce il sistema paese, conosce l’industria della difesa, è una donna e come tutte le donne è in grado di fare quattro cose contemporaneamente e decide rapidamente, per cui io consiglio che questo è un momento straordinario per il nostro paese, lo trovo un momento di straordinaria potenzialità. Quindi grazie a Dio abbiamo un ministro che sa di che cosa parla”.