Sequestrato in un’operazione antidroga che ha fatto scricchiolare il potente clan malavitoso riconducibile al boss Carmine Fasciani (ex Banda della Magliana), poi riaperto, quindi incendiato. Il Faber Village, uno dei templi dell’estate romana, uno stabilimento che incassava denaro come una slot machine, è stato fatto fallire seguendo una regia ben chiara: i debiti nei confronti dello Stato (iva e tasse) sono rimaste nel cuore della bad company, il vero patrimonio è stato spostato in altre società riconducibili sempre ai vecchi proprietari.
8,3 milioni di euro, a tanto ammonta il fallimento del Faber che è costato una denuncia per bancarotta fraudolenta a quattro persone, già note alle cronache giudiziarie. Così finisce male il progetto di ripulire le società di gestione. I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma – coordinati dal Sostituto Procuratore Giancarlo Cirielli e dal Procuratore Aggiunto Nello Rossi – hanno sequestrato, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini preliminari Massimo Di Lauro, il Faber Beach, , dichiarato fallito per un debito di oltre 8,3 milioni di euro, pressoché interamente riconducibile ad imposte e contributi non versati all’Erario.
Il sospetto che la società fosse stata deliberatamente avviata al dissesto finanziario è stato confermato dagli accertamenti delle Fiamme Gialle del II Gruppo di Ostia, grazie ai quali è stato possibile individuare il percorso criminale seguito per distrarne il patrimonio ed avviarla poi verso un fallimento pilotato ed una bancarotta programmata.
Il piano messo in atto dal gestore dello stabilimento sequestrato è quello classico della spoliazione programmata del patrimonio aziendale. I rami d’azienda in attivo – in questo caso lo stabilimento balneare ed il ristorante – vengono ceduti a società “pulite”, appositamente precostituite ed affidate a prestanome, in maniera tale che in capo all’azienda “decotta” rimangano solamente i debiti e le passività.
Una volta rispettato il copione, è stato, pertanto, possibile proseguire l’attività “sotto nuove spoglie”, sottraendosi alle azioni esecutive intentate dai creditori. Le indagini condotte dai militari della GdF – pur in assenza di ogni scrittura contabile e di qualsiasi altra documentazione amministrativa, artatamente sottratte alla procedura fallimentare – hanno, comunque, permesso di ricostruire il percorso, individuare le responsabilità e, soprattutto, reperire i beni illecitamente sottratti ai creditori.
Grazie, infatti, al provvedimento di sequestro emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro, oltre al lido, un ristorante, alcuni conti correnti e numerose quote sociali. L’intera massa aziendale è stata, poi, affidata alla responsabilità di un amministratore giudiziario che, su mandato del Giudice, avrà cura di proseguire l’attività commerciale, salvaguardando i posti di lavoro e recuperando, nei limiti del possibile, i crediti esistenti per soddisfare le varie pendenze debitorie.
I quattro responsabili – deferiti all’Autorità Giudiziaria capitolina – dovranno ora rispondere dei reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.


