di Patrizio J. Macci
È il testo sacro del tifoso assatanato per il quale l’A.S. Roma è una fede indiscutibile, e lo spogliatoio il Pantheon con i suoi dei; su tutti regna incontrastato il faraone Francesco Totti, il Capitano.
Una vera e propria religione, con regole e rituali da celebrare davanti alle sue divinità che si chiamano Paulo Roberto Falcao e Bruno Conti tanto per citarne un paio. Per i curiosi e gli studiosi di cose romane, ossia – appunto – i romanisti, è una possibilità quasi unica di gustare fino all’ultima briciola il brodo antropologico in cui sguazzano i tifosi della Roma, quell’universo composto da individui capaci di mantenere atteggiamenti normali per sette giorni alla settimana, per poi trasformarsi in baraccati mentali per novanta minuti, scombiccherando ogni formalismo arrivando a stracciarsi le vesti e a urlare “Forza Roma” a squarciagola sulle note del cantautore romano Antonello Venditti, oppure a deambulare per le strade della Capitale a bordo di un’automobile con la scritta “1944, il gen. Montgomery libera Roma, Nettuno 1983,sbarca Bruno Conti e Roma è campione d’Italia, Roma 2001 er Pupone ce regala er tricolore” vergata a fuoco sugli sportelli.
È “#Daje – Il manuale di chi tifa Roma”, pubblicato da Fandango editore scritto da due autori fantasmatici: Zeropregi e Johnny Palomba, di entrambi infatti si ignora la reale identità, ma è ovvio che in un universo parallelo come quello del calcio l’autore scompaia al cospetto del mito dei giocatori di cui si racconta. Come ogni culto che si rispetti, il volume si apre con i dieci comandamenti, il decalogo del tifoso, e prosegue con una carrellata nel passato della squadra mischiando il linguaggio alto e quello basso, la Suburra e i caffè all’aperto del quartiere Prati dove il lunedì si sciorinano pagelle, e il giorno prima del match si sonocciolano i giocatori nel rituale ieratico della formazione. Dueb “recinzioni”, le cronache stralunate in puro vernacolo romanesco scritte da Johnny Palomba da leggere al baretto sotto casa tutte di un fiato, concludono e arricchiscono l’opera.
L’auspicio è che al volume non accada il fenomeno che aggredisce il tifoso quando inizia una discussione sull’argomento: l’autocombustione.

