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La sdraio in casa Fendi. Si può. Ville su suolo pubblico: rivoluzione

La sdraio in casa Fendi. Si può. Ville su suolo pubblico: rivoluzione
La sentenza del Consiglio di Stato che ha chiuso la vicenda dei sequestri dei chioschi sul litorale, introduce il concetto di interesse pubblico, sino al paradosso di poter entrare nei giardini. I vip di Fregene tremano

Immaginate la scena: é una domenica d’estate. Mario Rossi prende il suo asciugamano, il mini ombrellone China Export e bussa al cancello di legno di Casa Fendi a Fregene, oppure  di Francesco Rosi, oppure ancora nella casa in riva al mare, con accesso privato alla spiaggia, appartenuta a Gillo Pontecorvo.
E immaginate la sorpresa se in mano, oltre agli utensili da mere, tiene anche una sentenza del Consiglio di Stato che gli permette di entrare nel giardino, scegliersi un posto al sole, aprire l’ombrellone e stendere il suo asciugamano. Quindi dare il via ad una giornata unica.
Questo perché vip e meno, ma tutti contraddistinti da una buona dose di furberia nell’interpretare le leggi che da sempre regolano l’uso e il godimento delle concessioni demaniali, sul solo litorale di Roma ci sono quasi mille tra ex case dei pescatori, ville e chalet il cui godimento è regolato appunto dal regime concessorio della Capitaneria di Porto che, a sua volta, ha operato in funzione di un regolamento che ha affidato al Demanio Marittimo, cioè al ministero della Marina Mercantile.
Alcuni dei casi più eclatanti. Passo Oscuro: quattro chilometri, 150 case in concessione; Fregene Villaggio dei Pescatori: circa 400 casupole; Focene, Maccarese  e Fiumicino: neanche il Demanio sa quante sono le abitazioni realizzate sull’arenile in terreno dello stato e molte volte con salone, camere, tinello e cucina, altre con giardini lussureggianti e piscine mozzafiato e tutte con valori immobiliari stratosferici, canoni concessori demaniali e affitti stagionali che possono arrivare anche a 6/7 mila euro. E che dire delle vendite: pur nell’impossibilità di vendere un bene di cui si ha il solo godimento per l’intera durata della concessione, in molti hanno effettuato rogiti bizzarri con notaio compiacenti, cedendo il periodo residuo di concessione e sopravvalutando le opere che, come recita la legge “hanno il solo scopo di conservare il bene”.
Laddove il legislatore non è arrivato a mettere giustizia e ordine negli usi e abusi, ci ha pensato la giustizia amministrativa che, lo scorso 29 maggio ha emesso una sentenza che farà discutere. La sesta sezione del Consiglio (De Felice presidente, Giovagnoli, Carella, Contessa e Castriota consiglieri) è stata chiamata a pronunciarsi sul ricorso di una concessionaria, in lite con uno stabilimento balneare, i cui lavori per realizzare un muretto in legno, le avrebbero ostruito la vista del mare. Scrivono i giudici: “Lo stato dei luoghi demaniali .. va considerato nella sua funzionalità piuttosto che nella sua materialità…. in altri termini la situazione vantata dalla ricorrente non è dissimile da quella che possa essere fatta valere dalla generalità indifferenziata dei cittadini, non realizzando il muretto dogato in suo capo, nessun particolare interesse qualificato a sostegno dell’azione”. In sintesi: cioé che è pubblico, seppur concessso, non può prescinedere dall’interesse generalizzato e così come dovrebbe essere permesso l’accesso negli stabilimenti per raggiungere la spiaggia, all’interno delle concessioni dovrebbe essere permesso il transito.. sino a piantare l’ombrellone se la concessione è in quell’area compresa tra la battigia e l’alveo naturale del mare. Laddove, cioé il mare durante le mareggiate invernali, arriva a riprenderi ciò l’uomo ha tentato di strappare per costruire. Lì un tempo c’erano le casette dei pescatori. Oggi le superville.

 

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