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Le accuse prese a picconate. Cerroni: legali scatenati

#MONNEZZASTORY. Nella quattordicesima udienza del processo a quaranta anni di rifiuti, i legali del “supremo” al contrattacco mettono in difficoltà il maresciallo del Noe che ha condotto le indagini sulla discarica di Albano: “Avete avuto modo di controllare quanti sono stati i giorni di fermo dell’impianto di Colleferro nel periodo dell’inchiesta? No? Glielo dico io: 1.212, facendo i conti sono quasi tre anni su cinque”. E sulla truffa i conti non tornano

di Valentina Renzopaoli

Capitolo quattordici: la saga continua, con un’altra udienza fiume del maxiprocesso sui rifiuti. E’ il giorno della difesa: dopo i toni monocorde degli ultimi due appuntamenti con un’onda d’urto il pool di avvocati si scatena nel controesame del maresciallo Catello Tarantino, il militare del Nucleo Ecologico Operativo di Roma che ha condotto le indagini sull’impianto di Albano Laziale.
Affilate le armi, finalmente un assaggino di quel che avverrà quando, sul banco testimoni, sfileranno i primi personaggi “pesanti” e ciascuna parte scoprirà definitivamente le sue carte. Nella coltre di nebbia che finora ha avvolto le strategie delle rispettive parti, uno squarcio di luce pare si sia aperto. Giovedì sono stati Alessandro Diddi, legale di Manlio Cerroni e Giuseppe Sicignano; Antonio Poerio e Sonia D’Angiulli, difensori di Francesco Rando e Domenico Oropello, avvocato di Luca Fegatelli a prendere a picconate il castello accusatorio del filone d’inchiesta che riguarda, in particolare, il Cdr di Albano Laziale. Le ipotesi di reato sono truffa e frode in pubbliche forniture: secondo le indagini del pm Alberto Galanti, la Pontina Ambiente, la società della galassia Cerroni che gestisce la discarica e l’impianto di Tmb (trattamento biologico meccanico) della cittadina alle porte di Roma, avrebbe compiuto una truffa da quasi cinque milioni a danno di dieci Comuni, buttando in discarica una parte del cdr che invece si sarebbe dovuto smaltire negli impianti di termovalorizzazione di Colleferro. Un guadagno illecito che, secondo l’accusa e l’interpretazione di decine e decine di colloqui telefonici e ambientali intercettate in cinque anni di indagini, sarebbe avvenuto con dolo da parte dei responsabili dell’impianto.

RAPPORTI TRA PONTINA AMBIENTE E COLLEFERRO
Proprio i rapporti tra la Pontina Ambiente e le due società titolari dei termovalorizzatori di Colleferro, Mobilservice ed EP Sistemi spa, sono stati al centro dell’esame dell’avvocato Diddi, che ha sfoderato un fascicolo di centinaia di pagine con tutti i documenti della programmazione settimanale del conferimento del cdr dal 2006 al 2011. Novanta minuti per smontare l’interpretazione che il Noe aveva dato a diverse conversazioni catturate e riportare nella cosiddetta informativa Mazzarò: i colloqui tra il direttore della discarica Giuseppe Sicignano e diversi amministratori delle aziende del gruppo Cerroni, dimostrerebbero la volontà della Pontina Ambiente di non voler accogliere la richiesta degli impianti di Colleferro a produrre una quantità di cdr maggiore.
Carte alla mano, l’avvocato Diddi scardina questa tesi: “Il conferimento di cdr era regolato da una programmazione settimanale inviata dalla Pontina Ambiente via fax che veniva puntualmente rispettata”, ha spiegato l’avvocato. “Le richieste da parte di Mobilservice e EP Sistemi a produrre una quantità superiore di cdr arrivavano in via informale durante la settimana e esulavano dai viaggi stabiliti”. E poi l’affondo: “Maresciallo, avete avuto modo di controllare quanti sono stati i giorni di fermo dell’impianto di Colleferro nel periodo dell’inchiesta? No? Glielo dico io: 1.212, facendo i conti sono quasi tre anni su cinque”. Stop che, secondo la difesa, avrebbero impedito alla Pontina Ambiente di conferire la quantità di cdr programmata.

ILLECITO GUADAGNO E COSTI GESTIONE
L’assist è arrivato subito dopo dalla difesa Rando, pronta a portare la palla sulla questione dei numeri dell’“illecito guadagno”. Secondo la tesi dell’accusa la Pontina Ambiente, producendo una quota inferiore al 29% stabilito al momento dell’autorizzazione, avrebbe maturato dei sostanziosi risparmi sui costi di gestione e smaltimento. E’ l’avvocato Antonio Poerio a fare i conti: porge una calcolatrice al teste, ma viene stoppato dal dottor Galanti che sobbalza sulla sedia e chiede al Presidente Mezzofiore di impedirne l’utilizzo. “Altro che truffa: la Pontina Ambiente nel 2009, l’anno del sequestro degli impianti di Colleferro, ha speso per la gestione dei flussi in uscita dei rifiuti molto più di quanto aveva previsto nelle spese di preventivo” spiega. A fronte di un costo stimato di sei milioni e 340mila euro per lo smaltimento in discarica e lo smaltimento del cdr a Colleferro, le spese reali a consuntivo ammontano a sette milioni e 535mila euro.