Massima allerta anche a Roma per l’ambasciata della Tunisia di via Asmara, al quartiere Africano. Per il 4 aprile il gruppo ucraino Femen ha proclamato la giornata internazionale della “Jihad del Topless”. Le note femministe hanno indetto la guerra santa in topless per sostenere Amina Tyler, l’attivista tunisina “scomparsa” dopo aver pubblicato su Facebook alcune sue foto mostrandosi a seno nudo per sfidare il governo del suo paese, non certo famoso per le libertà accordate alle donne. E dopo il blitz in Vaticano, in occasione dell’elezione del nuovo pontefice, si teme una nuova manifestazione.
In un comunicato diffuso dalle Femen si legge: “L’amore per la libertà è una delle più gravi forme di malattia psichiatrica. Per le donne del Nord Africa la “Primavera Araba” è diventato il freddo inverno della Sharia, che le ha private di quei pochi diritti civili di cui godevano… Le dittature religiose cominciano con la schiavitù delle donne, ma l’auto-liberazione di una singola donna è il primo passo verso la distruzione del regime. Le proteste in topless sono le bandiere della resistenza delle donne, che riacquistano i diritti sul proprio corpo”.
La protesta vuole avere carattere internazionale al fine di sensibilizzare tutto il mondo sul tema ed invitando a manifestare davanti alle ambasciate della Tunisia affinché la storia di Amina non si ripeta.
I gesti di solidarietà sono arrivati numerosissimi e tantissime giovani hanno postato sul sito di Femen Tunisia, oltre che sul sito principale dell’organizzazione ucraina, degli scatti che le ritraggono in topless o con parti del corpo scoperte con la scritta “for Amina”.



