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Mafia Capitale, il boom con Alemanno. Dall’usura al sacco delle amministrazioni

Mafia Capitale, il boom con Alemanno. Dall’usura al sacco delle amministrazioni
massimo carminati 03
Il Tribunale del Riesame non ha dubbi sull’espansione del sodalizio che fa capo a Massimo Carminati: col nuovo sindaco, “molti soggetti collegati a Carminati da una comune militanza politica nella destra sociale ed eversiva e anche, in alcuni casi, da rapporti di amicizia, avevano assunto importanti responsabilità di governo e amministrative”. Le colonne Pucci, Gramazio e Panzironi. Il profilo del Guercio
Mafia Capitale, il boom con Alemanno. Dall’usura al sacco delle amministrazioni
Mafia Capitale, il boom con Alemanno. Dall’usura al sacco delle amministrazioni

Il sodalizio che faceva capo a Massimo Carminati e che “operava inizialmente in un ristretto ambito territoriale nel settore delle estorsioni, dell’usura, delle rapine e delle armi, con base presso il distributore di carburanti gestito da Roberto Lacopo”, ad un certo punto “si apre a nuove prospettive”: rivolge la sua attenzione al settore economico e della pubblica amministrazione, “con il coinvolgimento anche di imprese legate a imprenditori collusi e con l’ampliamento dell’associazione nel numero dei partecipanti e nei settori di intervento”. Per il Tribunale del Riesame, “le ragioni di tale espansione devono essere ricondotte, in primo luogo, al fatto che, a seguito della nomina di Alemanno quale sindaco di Roma, molti soggetti collegati a Carminati da una comune militanza politica nella destra sociale ed eversiva e anche, in alcuni casi, da rapporti di amicizia, avevano assunto importanti responsabilita’ di governo e amministrative nella capitale”.
“Si pensi ad esempio – scrive il riesame – a Carlo Pucci, con responsabilità formali e di fatto nell’Ente Eur, a Luca Gramazio, consigliere comunale e figlio di Domenico Gramazio, storico esponente politico della destra romana, e a Franco Panzironi, amministratore delegato di Ama fino al 2011 e di fatto anche negli anni successivi”. Per il Tribunale, “questo salto di qualità dell’attività dell’associazione in questo settore, reso possibile solo in ragione della notorietà criminale di Carminati e del gruppo che lo stesso comanda, è avvenuto grazie all’accordo intervenuto con Salvatore Buzzi (responsabile della Cooperativa ’29 giugno’, ndr) in ragione del comune passato criminale. Tale accordo – sottolineano i giudici – ha consentito all’associazione di pervenire ad un sostanziale controllo sull’intera attività del Comune di Rom e delle sue partecipate (Ama e Ente Eur) in quei settori nei quali le cooperative di Buzzi operano e cioe’ il verde pubblico, la gestione dei rifiuti differenziati, le varie emergenze nomadi, immigrati, neve e alloggi”.
E a proposito di Carminati: “E’ certo che la figura di Carminati sia fulcro del sistema di tipo mafioso che operava (soprattutto) nella Capitale. E’ pericoloso a tutti i livelli e deve essere posto in condizione di non nuocere. La personale storia criminale del personaggio – si legge nelle carte – ha certamente contribuito ad accrescerne la fama. La contiguità con la Banda della Magliana, l’appartenenza ai Nar, il coinvolgimento in processi di straordinaria importanza mediatica, quali quello sulla strage di Bologna, dell’omicidio Pecorelli e quello al furto al caveau della banca interna al palazzo di giustizia di Roma, sono circostanze che hanno reso Carminati personaggio criminale di estrema notorietà”. Un “curriculum” che, stando sempre a quanto scritto dai giudici del riesame, dopo le assoluzioni nei processi appena citati e alla “non pesante condanna” ricevuta per il colpo al caveu hanno contribuito a valorizzare “la nomea di ‘intoccabile” del “guercio”, considerato nell’ambiente criminale come un “personaggio in grado di uscire indenne da ogni situazione in ragione di oscuri collegamenti centri di potere ai massimi livelli”.
Può in definitiva “essere affermato – si legge nel provvedimento – che un’associazione criminale operante in Roma soprattutto nel settore ‘recupero crediti’ si amplia ricomprendendo nella propria area di interesse anche il settore economico e quello legato alla pubblica amministrazione”. Secondo i giudici “tale associazione si avvale, quindi, della capacita’ di intimidazione gia’ ampiamente collaudata nei settori tradizionali delle estorsioni e dell’usura, esportando gli stessi metodi, anzi raffinandoli, nei nuovi campi economico-imprenditoriale e della P.A. nei quali più che con l’uso della violenza o della minaccia, si avvale del richiamo alla ‘fama criminale’ acquisita, senza, tuttavia, abbandonare forme di diretta espressione violenta ed intimidatrice, che vengono utilizzate all’occorrenza”.