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Marino-Marchini è patto d’acciaio. Renzi suona la carica al Pd

Il sindaco di Firenze arriva a Roma per lanciare la volata finale di Ignazio Marino al Campidoglio. Insieme sul palco di un teatro della Garbatella strappano risate e qualche applauso, soprattutto quando il primo cittadino viola trasforma il comizio in una sorta di posta del cuore decantando il privilegio del lavoro più bello del mondo. E proprio nel giorno dei mortificanti dati Cigl sull’occupazione l’invito di Marino ai giovani: “Tornate a lavorare la terra”. Dal candidato sindaco del centrosinistra arriva l’abbraccio ideale ai 12 punti di Alfio Marchini: “Ecco cosa condividiamo e cosa faremo”. LA GALLERY

di Alberto Berlini

Matteo Renzi arriva a Roma, e lo dice chiaramente, solo per lanciare la volata finale del compagno di partito: “Quando parlo di governo faccio un casino, quando parlo del Pd ne faccio uno e mezzo, per cui sto cercando di smettere”. Comincia così con una battuta la cerimonia di investitura del sindaco di Firenze a Ignazio Marino.

Sarà l’effetto della ormai famosa ospitata in tv ad Amici di Maria de Filippi, ma la discesa in campo di Matteo Renzi per appoggiare l’ex senatore prende davvero il sapore della Posta del Cuore. “Ignazio ricordati che il primo cittadino è in verità l’ultimo, poiché spegne la luce quando la città già dorme – esordisce Matteo Renzi – un po’ come un padre che per ultimo va a dormire la sera quando la famiglia è già nel letto. Quindi riposati domenica che da lunedì comincerai a correre per cinque anni”.
Un augurio che il candidato a Sindaco di Roma per il centrosinistra raccoglie a piene mani sul palco del teatro Ambra alla Garbatella. L’asso nella manica Ignazio Marino lo cala quando mancano otto giorni al secondo turno delle elezioni comunali: doveva essere una passeggiata con il primo cittadino di Firenze per la strada del quartiere, ma causa pioggia si è trasformato in un bagno di folla in un teatro troppo piccolo, 250 posti, per contenere la curiosità dai tanti che si erano appostati in attesa di una foto o di un autografo sul libro del “rottamatore”.
Una folla attirata in effetti più dalla visita dell’illustre fiorentino piuttosto che dall’ennesima sfilata pubblica dell’ex senatore, un candidato che oggi era chiamato ad una risposta sugli ormai famosi dodici punti della lista dell’ingegner Marchini. Si, perché piuttosto che per ribadire i concetti che avevano portato il centrosinistra a strappare il 42% delle preferenze al primo turno, ora il ballottaggio si gioca sulla cattura dei voti di indecisi, astenuti, pentastellati e su quel 9% che aveva siglato il “cuore” di Alfio. E la risposta è arrivata, sotto forma di un abbraccio ideale al programma “marchiniano”.
Punto per punto Marino ha elencato le sue priorità, ovvero rendere Roma una Smart City, con semafori intelligenti e biglietti per l’autobus da acquistare con lo smartphone seguendo proprio l’esempio fiorentino; un’opera di manutenzione straordinaria, partendo dal decoro urbano delle periferie; riprendendo l’invito al “bureau internazionale” Marino ha parlato di un più italico “sportello Roma” per rendere il simbolo capitolino una vera e propria marca da vendere in giro per il mondo: “per i turisti Roma deve diventare il viaggio della vita”; discontinuità invece sui centri culturali, non da realizzare ex novo ma recuperando quelli già esistenti rendendoli parte di una città a misura di bambino, un città che dovrà diventare un set cinematografico a cielo aperto, restituendo dignità a Cinecittà. Capitolo a parte per la lotta all’abusivismo, da combattere con nuovi finanziamenti alle forze di polizia recuperandoli dai soldi buttati in  affitti nonostante ci siano palazzi comunali inutilizzati.

Sul programma dei primi 100 giorni Marino ritorna sull’impegno alla pedonalizzazione dei Fori Imperiali “per dotare Roma del parco archeologico più grande del mondo”; inoltre la creazione di un assessorato al benessere per cambiare la città partendo  dall’educazione allo stile di vita sano dei più piccoli. L’ultima battuta, che strappa anche qualche contestazione dal pubblico in sala sugli sfratti, con la proposta di un buono casa da 700 euro per i contratti d’affitto delle famiglie disagiate.
Una nota a parte per l’annunciata tutela dell’agro romano: “Basta cemento nelle periferie, ma riqualificare le aree urbane”. Poi l’invito ai giovani, proprio nel giorno della presentazione dei dati delle Cigl su un lavoro che pare sia diventato una chimera per i prossimi 60anni: “Tornate a lavorare la terre nelle campagne attorno a Roma”.
Prima del solito balletto delle foto e delle strette di mano dal palco è risuonato a due voci l’urlo di battaglia di Marino, il suo ormai famoso Daije, che quest’oggi aveva preso un’accento fiorentino, con una punta di imbarazzo.