di Fabio Carosi
Un super falso della politica perpetrato da destra con Renata Polverini presidente della Regione Lazio e Gianni Alemanno sindaco di Roma e poi riprodotto come una fotocopia da Ignazio Marino sindaco di Roma e Nicola Zingaretti presidente della Regione, più qualche “seconda linea” della politica.
Il leit motiv è sempre lo stesso: “Abbiamo chiuso Malagrotta”. Invece Malagrotta resterà aperta per chissà quanti anni ancora, lì come simbolo dell’impotenza della politica romana. Se qualcosa chiude è solo l’accesso ai camion dei rifiuti non trattati e probabilmente a fine settembre anche a quelli dei “trattati” attraverso quel meccanismo di trituramento ed esposizione ai batteri che rendono “la monnezza” una poltiglia un po’ meno puzzolente.
Nessuno, né destra né sinistra chiude Malagrotta, semplicemente perché Malagrotta si è esaurita. Dopo 40 anni non c’è più spazio, ragion per cui si chiude praticamente da sola. Chiunque dei politici vecchi e nuovi lo sa bene, solo che è da tempo alla ricerca del primato di aver concluso la vita della discarica più grande d’Europa.
Che il destino della discarica fosse segnato lo aveva annunciato lo scorso anno proprio il presidente del Colari Manlio Cerroni: in pieno delirio da individuazione della discarica, Cerroni aveva lanciato l’ennesimo allarme, annunciando che per i rifiuti non c’era più spazio. Poi le piogge autunnali hanno compattato l’Himalaya di rifiuti e il resto l’hanno fatto un po’ le ruspe che hanno trasformato la montagna in un blocco unico e i romani che, alle prese con la crisi, hanno diminuito i consumi e quindi le immondizie. Ed ecco perché ancora oggi Roma, la Città del Vaticano e il Comune di Ciampino riescono ancora a interrare una quota di rifiuti e l’intero sistema non è andato in tilt, trasformando la Capitale in una Napoli 2.
Al primo ottobre, giorno in cui i romani dovranno iniziare a pagare il trasferimento all’estero delle immondizie (il sito della Falcognana, ammesso che il commissario non abbia ripensamenti non sarà mai pronto), sarà anche il momento in cui si aprirà il dibattito sulle montagne di rifiuti nascoste a Malagrotta , uniche ad essere circondate da un anello di protezione (polder) e, soprattutto, su dove prendere i soldi per quello che tecnicamente viene chiamato “capping”, cioè il coperchio naturale che dovrà chiudere la discarica, trasformandola in un parco naturale.
I politici che si fregiano di aver chiuso la discarica, ignorano o fanno finta di ignorare che da anni è pronto un lotto sperimentale nel quale Colari ha messo a dimora oltre 80 mila piante: olivi, eucalipti, tigli, magnolie, oleandri e 38 mila piante di pitosforo. Il progetto finale prevede l’uso di oltre 300 mila piante per un valore economico stimato in oltre 100 milioni di euro. La legge dice che il capping è a cura del gestore; le tariffe bloccate per diversi anni da parte della Regione Lazio hanno trasformato il “dovere del gestore” in un credito per la comunità. Insomma, chi vuole davvero “mettere il tappo” dovrà trovare un fiume di denaro. Diversamente saranno le solite chiacchiere.


