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Ostia: il lungomare della disperazione. Zero idee, estate di battaglie legali

IL CASO. Dopo la crisi del Muncipio, i gestori degli stabilimenti di aprono una nuova stagione di polemiche: “Per il sindaco e la Giunta il mare di Roma non c’è”. A meno di due mesi dall’apertura della stagione i temi sono “legalità” e “regole”. L’incubo delle aperture populistiche dei varchi nel “lungomuro” e la speranza di attirare con Expo e Giubileo. Intanto il Comune sono 18 anni che non paga i canoni concessori per Castelporziano. LE IMMAGINI

di Fabio Carosi

Travolto il parlamentino locale dallo stile romano di Mafia Capitale (quello che sognava di essere un piccolo Campidoglio e si è ritrovato a fare i conti con i problemi della borgata e della malavita); col territorio ignorato dal sindaco Marino che ha in testa qualsiasi cosa tranne il mare e con l’incubo che la deriva populistica dell’apertura dei varchi nel “lungomuro” possa ridurre la già stitica stagione dei bagni di sole, la lobby degli stabilimenti balneari, si prepara a una nuova battaglia. E non sarà di retroguardia ma di difesa.
Stavolta gli animi si accendono prima di Pasqua. Riuniti nell’oasi della Mariposa, i sessanta gestori di stabilimenti e di altrettante concessioni da Ostia sino a Fregene spediscono un siluro dritto al Comune di Roma: “Per il sindaco e la sua giunta il mare di Roma non c’é; non c’è un progetto per il litorale e basta con le accuse di collusioni con la malavita organizzata”. Dice Renato Papagni, lobbista storico e presidente dell’associazione Federbalneari: “Altro che criminalità, saremo noi come imprenditori ad andare dai Ros, dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato per segnalare eventuali situazioni a rischio e sottoporre l’intera categoria a serrati controlli di legalità”.
Per risollevare un’economia stagionale messa in difficoltà dalla crisi e dall’incertezza del quadro legislativo sulla gestione degli arenili, i balneari affrontano la prossima stagione con un’autocritica feroce, quasi al limite dell’autolesionismo, definendo la costa di Roma “una periferia abbandonata da Roma e dalla sua amministrazione”. E’ uno spot al contrario, una sorta di autodenuncia di inadeguatezza, che però segna il momento più basso del rapporto tra l’economia del mare e l’amministrazione. “In campagna elettorale Marino veniva tutti i giorni – prosegue Papagni che incassa l’applauso degli operatori – una volta sindaco non s’è visto più”. In verità la lobby dei bagnini ha sempre flirtato volentieri col centrodestra, tant’è che l’ex Alemanno aveva addirittura paventato l’ipotesi di un “polo turistico del mare”, arrivando a millantare anche un grande progetto denominato water front. A furia di scambiare affettuosità con la politica, i gestori dei stabilimenti hanno provato l’amarezza della solitudine: a destra e al centro hanno incassato solo promesse; a sinistra e al centro sinistra solo minacce di aprire i varchi nel muro che delimita il lungomare, unico slogan di un Comune che il mare non lo vede neanche dalla torre campanaria.
E la stagione avanza. C’è il pericolo che da metà aprile si riapra il teatrino già visto la scorsa estate, col Comune in preda a crisi di demagogia e impegnatissimo a “forare” il muretto per poi aprire improbabili discese a mare già destinate a diventare minidiscariche e gli stabilimentari pronti a ricorrere al Tar contro ogni ordinanza.
In mezzo, il sole, il mare e qualche evento per convincere i romani ad andare al mare. Infine, la speranza remota e surreale che una porzione degli arrivi per Expo e per il prossimo Giubileo possano affacciarsi sul lungomare della disperazione. In questo senario fa da spettatore silenzioso la Regione Lazio che dovrebbe correre in difesa dell’economia del mare e che invece si guarda bene dal riscrivere le regole del gioco. Anche perché la pubblica amministrazione è l’ultima a poter parlare: il Comune di Roma sono 18 anni che non paga il canone per le concessioni di Castelporziano. Meglio che i gestori degli stabilimenti si organizzino da soli, piuttosto che attendere e finisca a cocomerate e grigliate di salsiccia.