Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Gallery » “La Pole dance viene dopo il tg”. Danza e circo, il piacere è sottile

“La Pole dance viene dopo il tg”. Danza e circo, il piacere è sottile

Chi è Simona Nocco, imprenditrice e creatrice del brand Vertical Dolls, il più importante studio di Pole dance del centro Italia. Dopo aver lavorato per quindici anni come tecnico di montaggio video presso le maggiori emittenti televisive, decide di cambiare vita e di puntare tutto sulla promozione e diffusione di una nuova disciplina sportiva. “La mentalità comune porta a pensare che la danza attorno ad un palo sia necessariamente erotica, in realtà la pole dance in tutto il mondo è una derivazione acrobatica dell’arte circense. Nella pole le donne trovano la possibilità di esprimere la loro creatività e, perché no, anche la loro femminilità”. LA GALLERY

di Valentina Renzopaoli

Da cinque anni la sua vita scorre tra i pali: dopo aver conosciuto casualmente la Pole dance se ne innamorata. Abbandona la sua professione di montatrice e crea il marchio Vertical Dolls, oggi lo studio più prestigioso del centro Italia. Mamma di una ragazza adolescente, a trentotto anni decide di mettersi di nuovo in gioco e lanciarsi in una nuova sfida salendo sui pali anche per insegnare.
Quando ha incontrato per la prima volta la Pole dance, fino a qualche anno fa completamente sconosciuta in Italia?
“Feci le prime lezioni nel 2008 in un postaccio malfamato in zona Aurelia, dove un’insegnante di fitness autodidatta affittava ad ore la sala proponendo questa disciplina nuova che stava iniziando a riscontrare interesse nelle palestre romane. La Pole Dance era uno sport praticamente sconosciuto in Italia”.
Cos’è che l’ha attratta?
“L’idea di fare qualcosa di nuovo che non avevo mai sperimentato, l’idea di provare a superare i miei limiti”.
Quali sport aveva praticato prima di allora?
“Moltissimi: la danza classica e quella moderna, il pattinaggio artistico, il nuoto agonistico, persino la capoeira. Devo dire che la pole dance mi ha subito divertito. Io e l’insegnante entrammo in confidenza e dopo un po’ di tempo le proposi di lavorare insieme per sviluppare l’idea e lanciare la pole dance sul circuito romano. Stavo vivendo un momento di crisi professionale e avevo bisogno di cambiare percorso”.
E cosa accadde?
“Entrammo in società, lei continuava ad occuparsi dell’aspetto sportivo, io iniziai a sviluppare il business, mi occupai di acquistare l’attrezzatura direttamente dalle aziende produttrici. Tenemmo la prima lezione in una palestra in zona Prati. Fu subito un crescendo, entrammo in contatto con le organizzazioni dei grandi eventi di fitness e riuscimmo ad avere un palco alla ventunesima edizione del Festival del Fitness di Roma al foro Italico, dove proponemmo lezioni dimostrative che riscontrarono grande successo e in quell’occasione inaugurammo la prima edizione del Campionato Italiano di Pole dance”.


E poi?
“Come accade spesso, tra me e la mia socia nacquero i primi problemi, c’erano divergenze di idee e progetti, lei preferiva l’aspetto sportivo della pole dance, io quello artistico-coreografico. Ad un certo punto presi la decisione: abbandonai definitivamente la mia precedente vita professionale e creai il marchio Vertical Dolls”.
Che difficoltà ha incontrato per diffondere questa disciplina nuova?
“Il problema è la mentalità comune che porta a pensare che la danza attorno ad un palo sia necessariamente erotica, confondendo la pole dance con la lap dance, che invece è, tradotto letteralmente, una danza della donna sul grembo dell’uomo. La pole dance in tutto il mondo è piuttosto una derivazione acrobatica dell’arte circense”.
I pregiudizi oggi sono stati sconfitti?
“Non del tutto ma oggi molti hanno capito quanto questa disciplina sia dura e necessiti di un allenamento rigoroso”.
Ma non c’è una versione più erotica della pole dance?
“Sì, esiste e si chiama Exotic Pole Dance”.
Perché sempre più donne vengono conquistate da questo sport?
“Presso il nostro studio arrivano donne che si sentono poco seguite nelle palestre e soprattutto sono annoiate delle solite proposte dei centri fitness, alla ricerca di una forma di danza che però non abbia la rigidità dell’insegnamento accademico. Nella pole trovano la possibilità di esprimere la loro creatività e, perché no, anche la loro femminilità. E poi c’è la grande sfida verso se stesse, è entusiasmante superare i propri limiti”.
Qual è l’età media delle pole dancer?
“Tra i venticinque e i quarant’anni”.
Senta, ma lei cosa sognava di fare da grande quando era bambina?
“Quando ero bambina sognavo di diventare giornalista, di fare l’inviata speciale nei paesi di guerra. Deve sapere che mio padre era un cameraman e aveva vissuto l’esperienza della guerra in Libano. Io ascoltavo i suoi racconti, affascinata dall’idea di poter raccontare al mondo le esperienze più dure e di misurarmi con il pericolo”.
Poi cambiò idea?
“Crescendo le mie prospettive sono cambiate. Dopo il liceo classico mi sono iscritta all’università alla facoltà di Lettere indirizzo Linguistico ma non ho completato gli studi perché nel frattempo ho iniziato a lavorare”.
Dove?
“In uno studio di post produzione: all’inizio ho fatto un po’ di tutto, dall’assistente di montaggio alla segretaria di produzione, ho iniziato a montare con la tecnologia analogica e poi con il digitale. A quel punto ho deciso di specializzarmi e di frequentare un corso appena uscito per diventare Avid Editor”.
Dove ha lavorato come montatore e post produttore?
“Ho lavorato per diversi anni con contratti a tempo per la Rai, Mediaset, Sky: dai tg al Grande Fratello, documentari, rubriche e approfondimenti”.
Come mai ad un certo punto ha deciso di cambiare vita?
“Ad un certo punto non sono più riuscita ad accettare che la qualità richiesta era sempre più scarsa, la quantità contava molto più della qualità e dei contenuti. Dopo quindici anni di montaggio ho iniziato ad avere veri e propri attacchi di panico. Non appena mi sedevo al computer mi sembrava che la stanza mi si chiudesse addosso. Ero diventata insofferente a tutto. Ho provato anche a fare una pausa e ha ricominciare in una società che produceva contenuti per un canale tematico per i bambini, realizzavo promo e rubriche. Ma ormai dentro di me qualcosa si era spezzato”.
Nel frattempo si era sposata e aveva avuto una bambina. ..
“Sì, mi sono sposata dopo parecchi anni di fidanzamento, un matrimonio durato molto poco perché la vita in comune non funzionava”.
Quanti anni aveva quando è nata Lucrezia?
“Avevo ventisei anni”.
Cosa è cambiato nella sua vita?
“Tutto, sono cambiate le priorità, i punti di vista, la centratura. Mentre prima ruotava tutto intorno a me, con la nascita di Lucrezia le attenzioni si sono spostate tutte su di lei”.
Chi l’ha aiutata a gestire lavoro e figlia?
“Mia madre, senza di lei sarebbe stato un dramma”.
Cosa vuol dire oggi essere la madre di un’adolescente?
“Oggi è divertente perché non siamo poi molto distanti. Riesco a comprenderla perché ho memoria di quello che ho fatto e di quello che pensavo. Alla fine io mi sento un po’ come Peter Pan, forse non mi sentirò mai del tutto adulta nonostante mi ritenga una persona coraggiosa e in grado di fare scelte a volte incoscienti e impopolari”.
Preferisce la sfida alla noia?
“Assolutamente sì”.
Nel frattempo, al suo fianco c’è un’altra persona.
“Sì, da otto anni il mio compagno è Bernardo. Ci siamo conosciuti presso l’emittente televisiva La 7, dove andai  a fare una sostituzione. Lui lavorava e lavora ancora lì”.
Quali sono i suoi prossimi obiettivi?
“Il primo l’ho raggiunto qualche giorno fa, conquistando la certificazione Xpert per insegnare pole dance. Un grande traguardo che mi consente di unire il mio lavoro da imprenditrice a quello di formatrice. Sto anche seguendo il corso di una disciplina ancora poco nota, l’Antigravity Yoga, per conseguire anche questa abilitazione all’insegnamento. E poi naturalmente il mio obiettivo è espandere il marchio Vertical Dolls, aprire nuovi studi affiliati. Inoltre c’è la mia ultima creatura: la linea di abbigliamento Dolls Store specifica per la pole dance e non solo, interamente disegnata e fabbricata in Italia. Un gioco e uno sfizio che mi diverte molto”.