Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Gallery » “Perdere è una scuola di vita”. La voce del potere si confessa

“Perdere è una scuola di vita”. La voce del potere si confessa

Chi è Ester Mieli, già candidata con Walter Veltroni ed ex portavoce di Alemanno sindaco con cui ha condiviso fianco a fianco l’ultimo anno e mezzo del suo mandato. “E’ uno stakanovista che lavora venti ore la giorno. Rifarei tutto, sconfitta annessa perché è stata una scuola di vita”. Oggi è in attesa di un nuovo lavoro. “Chiedere un paracadute non è nelle mie corde. La cosa importante è continuare a fare quello che mi piace”. Già portavoce della Comunità Ebraica di Roma, il dramma della deportazione vissuta dalla sua famiglia e il valore della memoria. LA GALLERY

di Valentina Renzopaoli

E’ stata l’”ombra” bella ed elegante di Gianni Alemanno per un anno e mezzo, al suo fianco ha combattuto la campagna elettorale con l’ottimismo di chi crede nelle sue battaglie. Trentasette anni, felicemente sposata da quattordici; due figli, dopo dodici anni di giornalismo come free lance, è stata chiamata dall’ex sindaco per coordinare i rapporti con la stampa romana e non solo. Con il sorriso e la solarità ha vinto i pregiudizi di chi ha storto il naso di fronte alla scelta di una donna e con un passato “veltroniano”. Oggi, a quattro mesi dalla sconfitta di Alemanno, sceglie Affaritaliani.it per raccontare la sua esperienza, il suo impegno, le difficoltà di gestire una famiglia e la voglia di ricominciare senza paracadute.
Come ha trascorso gli ultimi quattro mesi?
“In vacanza, ho recuperato la mia famiglia e i miei figli”.
Quanti figli ha?
“Due: Ginevra ha dodici anni, Giacomo ne ha sette. Loro sono la mia priorità e solo una donna impegnata professionalmente può capire quanto sia difficile conciliare tutto: essere una buona madre e una buona moglie. Sembra scontato, ma è così. Come tutte le altre donne che lavorano, e magari lavorano tanto, ed hanno figli, la mia grande paura è quella di trascurarli e allora faccio i salti mortali pur di incastrare e organizzare. Come mettere al forno i biscotti di notte per avere la sensazione di fare qualcosa per loro”.


C’è un momento della giornata in cui vi riunite tutti insieme?
“Per la mia famiglia la colazione è un vero rito, il momento in cui ci si racconta e ci si coordina sugli impegni della giornata. Li ho sempre trattati da adulti: io li coinvolgo nelle mie scelte lavorative e mi confronto, chiedo e ascolto il loro parere. E alla fine dello scorso anno scolastico ho avuto la mia più grande soddisfazione”.
Cosa è successo?
“Quando sono andata a ritirare le pagelle ho provato un’emozione grandissima: tutti e due hanno preso dieci in tutte le materie, nonostante io abbia avuto un anno travolgente di impegni con la campagna elettorale e non li abbia potuti seguire come avrei voluto. Mi creda, è stata la mia più grande soddisfazione”.
Com’è Ginevra?
“Ginevra è nata leader: è lei che detta le regole, decide e coordina famiglia e amici. Si è fatta eleggere capoclasse mettendo in piedi una specie di partito”.
A proposito di politica, lei è stata portavoce del sindaco di Roma Gianni Alemanno nell’ultimo anno e mezzo del suo mandato, dal febbraio 2012. Ha seguito la sua campagna elettorale fino alla sconfitta. Che esperienza è stata?
“Al di là di come è finita sono molto soddisfatta di questa esperienza perché ho avuto l’opportunità di conoscere persone perbene, perché sono cresciuta tanto professionalmente, perché ho avuto la possibilità di confrontarmi con persone diverse, di mettermi in discussione, di entrare a stretto contatto con un ambiente che inizialmente dubitava di me per le mie precedenti esperienze professionali”.
La sua nomina all’epoca è stata una sorpresa, come è andata?
“Molto semplicemente mi ha contattata Gianni Alemanno e io ho detto sì”.
Che persona è secondo lei Gianni Alemanno?
“Su di lui non posso che esprimere pareri positivi: è uno stakanovista, uno che lavora venti ore al giorno, una persona assolutamente coraggiosa, anche troppo. Credo che si sia impegnato molto, ha governato Roma in un momento di crisi molto difficile.”
Rifarebbe da capo questa esperienza?
“Certamente sì, sconfitta annessa perché è stata una scuola di vita”.
Senta, in cuor suo sapeva che non ce l’avreste fatta a vincere?
“Sono un’ottimista di natura, non faccio le battaglie in cui non credo, certo sapevo che la situazione era complicata. Alla fine i romani hanno fatto le loro scelte, quello che mi è molto dispiaciuto è stato il livello di astensionismo che non condivido assolutamente. Credo chi non vota non abbia nessun diritto di lamentarsi”.
Perché non ha chiesto un posto di lavoro, il classico paracadute, quando poteva?
“Sinceramente non mi è proprio venuto in mente: non è nelle mie corde chiedere un paracadute, credo di essere come tutte le altre persone, se un lavoro finisce è giusto che con la stessa passione, lo stesso amore e lo stesso impegno se ne cerchi un’altro. Vado a bussare alle porte come fanno gli altri con dignità, sperando di continuare a fare quello che mi piace”.
Qualcun altro ha chiesto il paracadute?
“Non so se qualcuno l’ha fatto e non mi interessa. Non voglio fare la moralista ma non credo che per essere felici sia necessario essere la portavoce del sindaco o la prima firma di un quotidiano”.
Quando è diventata la “voce” di Alemanno molti hanno storto il naso per il suo passato “veltroniano”, è stato “il primo amore” nel mondo della politica?
“Sono stata candidata per il Pd e ho partecipato alle primarie facendo una campagna molto presente sul territorio. Sono stata eletta nell’Assemblea Costituente nazionale del Pd e ho fatto parte del codice etico. Il tutto con molta passione”.
Poi cosa è successo?
“Ci siamo un po’ persi: Veltroni è un grande comunicatore, davvero molto preparato, umanamente è diametralmente opposto ad Alemanno”.
Non hanno nulla in comune?
“A tutti e due piace la Coca Cola nella bottiglietta di vetro”.
Prima della sua esperienza in Campidoglio lei è stata portavoce della Comunità Ebraica di Roma.
“Sì, un’esperienza molto interessante: sono stata portavoce del presidente Riccardo Pacifici e del rabbino capo Riccardo Di Segni nel periodo in cui avvenne la visita in Sinagoga di Benedetto XVI, il 17 gennaio del 2010”.
Lei è una ebrea praticante?
“Sono credente, praticante quanto posso, rispetto le festività”.
La sua famiglia ha conosciuto da vicino, come molte famiglie ebree romane, il dramma della deportazione. Mi racconta di suo nonno?
“Mio nonno paterno fu deportato nel campo di sterminio di Auschwitz, è uno dei pochissimi superstiti vivi ancora oggi. Lui è stato uno dei fortunati. Le devo confessare che in famiglia di questo dramma non se n’è mai parlato, era un buco nero troppo doloroso. Mio nonno però ha scritto un libro con i suoi ricordi e ha avuto il coraggio di testimoniare la sua esperienza nelle scuole perché le nuove generazioni devono sapere. Non è facile da spiegare: i superstiti dei campi di sterminio vivono la loro salvezza con un senso di colpa, quasi fosse una punizione. Mio nonno ha scritto una preghiera in cui chiede a Dio che a “nessun uomo vengano nemmeno in sogno le atrocità che i suoi occhi furono costretti a vedere in quei campi di sterminio”.
Quanto è importante che si conservi la memoria del dramma dell’olocausto?
“La memoria è importante ma deve essere condivisa, non bisogna ricadere nel vittimismo. La storia deve essere un campanello d’allarme perché il male e la violenza non si reiterano necessariamente nelle stesse forme ma anche con modalità diverse. Soprattutto in un’epoca così complicata di difficoltà sociale l’altro può diventare un nemico, e l’odio porta sempre odio e intolleranza. Dobbiamo batterci per i valori dell’accoglienza, della tolleranza e per il rispetto delle persone. La Shoah ha coinvolto tutti colori che non rientravano in dei canoni folli, ma prestabiliti. E’ stata una tragedia umana, perché ha ucciso tutto: la dignità, il rispetto, i valori e la vita”.
La comunità ebraica romana è integrata nella città?
“Roma è una città assolutamente accogliente e inclusiva, dove convivono senza alcun problema Sinagoga e Città del Vaticano, anzi direi che in questo è davvero la Capitale d’Italia”.
Cosa ne pensa di Papa Francesco?
“Credo sia una persona fantastica al passo con i tempi, capace di esprimere con semplicità temi importanti. E’ davvero un leader che è riuscito in poco tempo a cambiare il modo di fare comunicazione della Chiesa. Rappresenta la semplicità che manca alla politica. Posso dire che mi piace da impazzire? La nostra società aveva proprio bisogno di sobrietà legata alla religiosità”.
E io le posso chiedere cosa ci sarà nel suo futuro?
“Domani farò una gita con la mia famiglia. Mi sembra già tanto, no?”.