di Emma Evangelista
Neve, pioggia, sole, precipitazioni, bassa pressione, nubi in aumento, ma come facciamo a sapere con certezza che tempo farà domani? In Italia lo dice l’Aeronautica Militare con il servizio di raccolta dati ed elaborazione dati del Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia di Pratica di Mare. Nel 1925 era l’ufficio Presagi e sfruttava i dati della specula Vaticana, oggi è un modernissimo centro dotato di un supercomputer capace di elaborare migliaia di dati e di comunicare con il mondo per calcolare che tempo farà.
“Di predizioni tratta la nostra scienza – spiega il colonnello Alessandro Fuccello -. La metereologia si basa su modelli matematici esatti, ma purtroppo è prevedibile in modo certo solo nel breve lasso di tempo. Ci sono modelli di previsioni stagionali che seguono, diciamo un determinato trend, ad esempio, adesso siamo alle porte della primavera ma non possiamo sapere con certezza se a Pasqua pioverà o no. Da questo centro ogni ora vengono elaborati bollettini e previsioni che servono sostanzialmente sia alla popolazione civile che alla nostra sicurezza aerea e militare. Tutte le mattine alle dieci c’è una riunione con la Protezione civile che decide quale tipo di comunicazione emettere, specie nei periodi di precipitazioni intense. Da Pratica, all’occorrenza, siamo in grado di elaborare previsioni per tutte le nostre basi militari all’estero, dove sono i nostri metereologi, o per aree particolari dove sono i nostri connazionali. Normalmente con il modello di calcolo italiano elaboriamo previsioni per il Paese e provvediamo anche alla diramazione dei bollettini meteomar. Questo ufficio, naturalmente, lavora 24 ore su 24 leggendo i numeri, disegnando le carte e confrontandole con le immagini satellitari”.
“Da cinque anni per due volte al giorno – aggiunge il tenente colonnello Guido Guidi, previsore e metereologo – gli esperti dell’Aeronautica militare preparano il servizio meteo regionale per la Rai. Grafiche, notizie e informazioni per ogni regione d’Italia vengono calcolate e inviate al centro di Napoli da cui poi si preparano i meteo in onda. Per il Lazio, ad esempio nei prossimi giorni si prevede la coda della perturbazione in atto da venerdì, ma siamo già in un clima primaverile nonostante l’equinozio sia ancora lontano”.
Ma il clima su Roma è cambiato? E si può dare retta ai proverbi popolari?
“Lo studio del cambiamento climatico e meteorologico – aggiunge Guidi – è molto dovuto all’osservazione e le tradizioni popolari sono un consolidamento di queste osservazioni nell’arco di decenni, quindi hanno sicuramente un fondo di verità e attendibilità. La cultura popolare nutre e si nutre di questo. Prendiamo ad esempio il Rugantino, nella canzone del Ponentino si evoca il venticello fresco della sera che rinfresca la Città: effettivamente la posizione di Roma protetta dalle correnti fredde dal Terminillo e aperta verso il mare rendono il clima particolarmente mite, purtroppo però l’urbanizzazione non ha preservato molte caratteristiche tanto che oggi registriamo un aumento della temperatura in città perché il ponentino, dopo la costruzione dell’Axa e di altri quartieri, non riesce ad alitare sui sanpietrini per rinfrescare le sere romane”.
Quindi, se valgono i proverbi: marzo pazzerello continuerà a farci portare dietro l’ombrello. Per sapere però se il sole farà capolino si può consultare il sito del centro, che, essendo una struttura militare, non ha uno sportello aperto al pubblico ma pubblica le previsioni sono sul sito www.meteoam.it ma, a volte, racconta il tenente Stefania De Angelis, “capita che qualcuno più caparbio o particolarmente zelante riesca a contattarci: è capitato di politici o uffici stampa che chiamassero prima di stabilire il comizio per sapere se farlo all’aperto, o di madri di spose con il banchetto all’aperto, anche in famiglia la domanda è sempre la stessa: Pioverà? posso stendere i panni? porto l’ombrello? Posso andare in gita? Gli amici addirittura ci chiamano per confrontare le previsioni dei loro smathphone…Molti di noi glissano”.
Alcuni come il comandante del CNCMA, il colonnello Massimo Ferri, risponde con bonaria ilarità: “Fortunatamente i miei vicini non lo sanno! Faccio previsioni solo a chi mi conosce bene e sa che rispondo solo se serve. Magari a mio cognato se va a pesca…”.
In modo serio e orgoglioso il comandante racconta alcuni episodi della sua lunga carriera da previsore: “Sono trentadue anni che faccio questo mestiere e sento la responsabilità di chi capisce che ad una previsione spesso è affidata la vita del proprio compagno d’armi, quello con cui hai bevuto il caffè la sera prima e che si alzerà in volo per compiere una missione grazie alle tue indicazioni. In questo senso la previsione migliore l’ho fatta proprio durante una missione nella base di Istrana. Nel nostro Paese, i fenomeni più interessanti da osservare sono spesso quelli rari che non hanno un forte impatto al suolo o sulla popolazione, per fortuna, ma che producono effetti suggestivi come i piccoli tornado che si formano sul mare e poi dopo un paio di giorni si spiaggiano, capitano raramente ma sono molto suggestivi. Il tempo – aggiunge – è un oggetto mutevole e stimola la curiosità, sicuramente è complicato ma nessuna giornata è uguale a sé stessa e quindi non è un lavoro noioso”.
