Era il 1977 quando in seguito ad una trasfusione di sangue Giovanni, il nome è di fantasia, si ritrova affetto dall’epatite C. Ora il Tribunale Ordinario di Roma ha emesso una sentenza storica condannando il Ministero della Salute a risarcire la vittima di una emotrasfusione infetta con l’importo record di 1.403.711 di euro.
Il procedimento era stato avviato nel 2011 e nella sentenza in primo grado il Giudice ha accertato la responsabilità del Ministero della Salute per il contagio occorso all’attore, la sussistenza del nesso di causalità tra contagio e patologie riscontrate oltre alla tempestività della domanda proposta.
“Siamo estremamente soddisfatti” – ha dichiarato l’Avvocato Emanuela De Rossi, del Foro di Roma, in qualità di difensore dell’attore di questo procedimento – Nessun risarcimento potrà debellare la malattia del mio assistito, ma quanto meno potrà migliorarne la qualità della vita. Spero veramente che questa sentenza rappresenti una pietra miliare per gli altri malati vittime di errori ed omissioni della Sanità” conclude l’avvocato.
“E’ un esempio di come, senza la mannaia della prescrizione, le sentenze le viciamo”. Commenta così Sandra D’Alessio, vicepresidente del comitato per le vittime del sangue infetto. “Ma la battaglia non è finita. Oltra al danno si aggiunge la beffa. Il ministero ha reso impignorabili i propri beni, per cui molto spesso queste sentenze non sono eseguibili, e prima di avere i soldi di cui ha diritto, la vittima dovrà ancora dar battaglia”.
