Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Gallery » Reddito di cittadinanza cercasi. Caccia al modulo tra fake news e bluff M5S

Reddito di cittadinanza cercasi. Caccia al modulo tra fake news e bluff M5S

Viaggio della speranza tra i Caf romani alla ricerca del modulo fantasma

Reddito di cittadinanza cercasi. Caccia al modulo tra fake news e bluff M5S

di Patrizio J. Macci

Reddito di cittadinanza cercasi disperatamente. La promessa elettorale firmata M5S divide, fa gridare allo scandalo e alla fake news, confondendo le idee di molti. A far luce sulla questione il viaggio in incognito, in compagnia di esodati, ex galeotti ed illusi, tra i Caff di Roma, a caccia del modulo che apre le porte dell’”Eldorado” grillino.

 

 

 

Alle 18.24 di mercoledì 7 marzo dopo un’estenuante pomeriggio senza sole il modulo per il Reddito di Cittadinanza si è materializzato, spiaccicato sull’asfalto nella sua abbacinante mendacia. Ho passato la mattina inchiodato davanti a un monitor seguendo il tema che saliva sui trend di Google. Anche le notizie hanno il loro listino in borsa con saliscendi e impennate improvvise. Il mio titolo saliva in maniera esponenziale. Allora ho deciso di saltarci sopra e cercare anche io il modulo senza usare il telefono o dragando notizie dal web. Le cinque ore successive le ho spese per visitare 11 Caf in 4 quartieri di Roma saltando da un bus all’altro, sobbalzando sulle buche della Capitale. Come un disoccupato che a malapena può permettersi il biglietto giornaliero del tram. Sono partito che peggio non si poteva perché ho scelto l’abbigliamento sbagliato. La giacca e la cravatta non generano empatia. Evoco al telefono una mio amico che ha tradotto un volume su “infiltrazione ed esfiltrazione in situazioni rischiose”: mi spiega che così acconciato non sono un disoccupato “esteticamente credibile”. Sto per mollare quando ricevo un vaffa e vengo messo alla porta tra i sorrisi di due signore ben vestite con aria radical chic vicino a piazza Fiume. Però se mi hanno trattato così, ipotizzo, è perché devono averle urtate in parecchi con la stessa richiesta. Faccio dietrofront torno a casa e mi infilo una tuta da jogging a tre strisce con il cappuccio e riesumo dalla scarpiera un paio di scarpe da ginnastica sdrucite. Ha ragione l’esperto in mimesi urbana. L’abito fa il monaco quando arrivo davanti a una serranda senza insegna, abbassata per metà, vicino a una fermata della metropolitana.

Una fotocopia sbiadita recita “Caff” (con due effe). “Centro servizi si fanno fotocopie ma non dai libri”. Il locale è stretto lungo e umido, ospita una scrivania dove un uomo identico a Bela Lugosi smista le persone sedute in attesa spuntandole da un quaderno. Girano un angolo e si accomodano in un altro ambiente. Non c’è nessuna finestra manca solo un divano per essere nel soggiorno dove si agitavano i personaggi di Camus. Spiega che ha sentito parlare di questa nuova legge ma non ne sa nulla di preciso. Insisto e a mezza voce mi dice di aspettarlo fuori così ci fumiamo una sigaretta insieme. Davanti al marciapiede si sono radunati una decina di individui. Anche loro indossano tuta d’ordinanza e scarpe sportive. Qualcuno sfoggia la variante borsa a tracolla di tipo floscio e gioca con lo smartphone. L’uomo appiccia la sigaretta e indica un tipo smilzo con uno zucchetto calato in testa fino agli occhi: “Michelino chiedi a Michelino”. Respinto con perdite per ore sento che forse è la strada che porta al paradiso dei moduli. Cerco di controllare la voce e di mostrarmi indifferente quando Michelino mi dice che “i moduli non ci sono. Ma fra un po’ arriva mio cognato che li porta. Sono quelli giusti con l’indirizzo dove spedirli perché i soldi saranno pochi e arriva chi manda la raccomandata per primo”. Il tempo passa e siamo diventati una trentina, le auto ammucchiate in doppia e tripla fila. Michelino batte i piedi nervosamente e mostra lo schermo del telefono visibilmente scheggiato. Il cognato gli ha spedito la fotografia del traffico: la Tangenziale è bloccata. Aspetto, certo che aspetto. Mi sono piazzato alle spalle del mio uomo deciso a non mollare la posizione mentre passavano, lentissimi, i minuti. La luce svanisce e i lampioni stradali neanche ci provano ad accendersi. Sembra un congresso di professori di educazione fisica che hanno perso il pullman del ritorno. Qualcuno comincia a raccontare la propria storia. C’è un esodato, alcuni che hanno svolto lavori per il Comune lasciati a piedi da Mafia Capitale, spicca uno con la faccia da santarello che (lo dichiara con un sorriso) è uscito due mesi fa dal carcere e “non ha ritrovato neanche il letto di casa”. Poi ci sono un architetto e un ragazzetto laureato in lettere (con una tesi su Lucrezio precisa) che campa di ripetizioni. Quando arriva il mio turno lavoro di fantasia e dico che sono stato rovinato da una finanziaria che mi ha imbrogliato sul tasso di interesse. Si mostrano solidali e uno alto un metro e novanta avvampato in viso barrisce: “È successo anche a un amico mio, gli hanno portato via pure la casa. Le finanziarie sono tutte dei cinesi che sono comunisti e amici di Putìn (lo storpia con l’accento sulla “i”). E cornuti”. L’ufficio si è svuotato e Bela Lugosi ha sprangato la serranda unendosi al capannello. Sto perdendo ogni speranza quando dal fondo della strada spunta una 126 Abarth arancione guidata da un ometto identico al Ragionier Filini che arriva a malapena allo sterzo. È il cognato di Michelino. Inchioda a una trentina di metri di distanza in malomodo e spalanca la portiera. Sono stato il primo ad avvistarlo ma il guaio è che quando ha tirato il freno a mano si sono girati tutti. Michelino scatta e fa per corrergli incontro, alle mie spalle le strisce delle tute si sono mosse all’unisono come un’onda. Il cognato di Michelino non fa in tempo a raccattare quello che ha sul sedile del passeggero che qualcuno infila le mani dal finestrino dell’altra portiera. Michelino sbraita e acchiappa i fogli che scivolano in una pozzanghera sull’asfalto bagnato dove si incollano. Riesco a prenderne uno tirando via il piede del laureato in lettere che lo ha infilzato. Lo ripiego infangato com’è alla meno peggio e lo faccio scivolare nella tasca del giaccone.

Quando due ore più tardi ce l’ho davanti sulla scrivania per studiarlo capisco che non ce n’è bisogno. Mi sento addosso tutto quello che devono aver patito loro nei giorni senza lavoro. Come un essere umano al quale qualcuno ha finto di regalare l’ultima illusione, creando un’aspettativa appesa a un foglio di carta con l’impronta di una scarpa da ginnastica. Proprio come un calcio in faccia.

modulo reddito di cittadinanza 2