Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Gallery » Trilogie romance-fantasy/ L’ascesa di Lauren Oliver

Trilogie romance-fantasy/ L’ascesa di Lauren Oliver

Trilogie romance-fantasy/ L’ascesa di Lauren Oliver
Delirium
IL PERSONAGGIO/ Lauren Oliver, con un passato da editor di libri young-adult, ha fondato la società The Paper Lantern Lit, che progetta e sviluppa testi per ragazzi, ed è autrice di libri di successo come “E finalmente ti dirò addio”. Ora Piemme porta in libreria il romance-fantasy “Requiem” (terzo e ultimo capitolo di una trilogia) – LEGGI SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO DAL TERZO CAPITOLO
Trilogie romance-fantasy/ L’ascesa di Lauren Oliver
Trilogie romance-fantasy/ L’ascesa di Lauren Oliver
Trilogie romance-fantasy/ L’ascesa di Lauren Oliver
Trilogie romance-fantasy/ L’ascesa di Lauren Oliver

LA TRAMA – Lena è ormai parte integrante della resistenza contro chi vuol eliminare l’amore dalla faccia della terra, ma non è più la stessa ragazza di un tempo. Dopo aver salvato Julian dalla morte, Lena ha trovato rifugio nelle Terre Selvagge, dove ha anche reincontrato Alex, il primo amore che pensava morto… Ormai, però, nemmeno le Terre Selvagge sono un luogo sicuro: il governo non può più negare l’esistenza degli Invalidi e i Regolatori sono in viaggio per abbattere i ribelli. È scoppiata una vera e propria rivoluzione. Nel frattempo, Hana vive una vita tranquilla e senza amore a Portland, fidanzata al sindaco della città. Inaspettatamente le strade delle due amiche si incroceranno ancora una volta, prima che la lotta abbia fine…

Lauren Oliver
 

L’AUTRICE – Lauren Oliver, laureata in letteratura americana, è un’acclamata autrice che in America ha raggiunto i vertici delle classifiche. Ha lavorato per diversi anni come editor di libri young-adult. Adesso insieme alla poetessa Lena Hillyer e ad altre collaboratrici ha fondato la società che progetta e sviluppa libri per ragazzi The Paper Lantern Lit. Dopo il successo del suo primo romanzo Before I fall (pubblicato in Italia da Piemme Freeway con il titolo E finalmente ti dirò addio) ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Abita a Brooklyn e ama leggere, cucinare, comprare scarpe col tacco e ballare fino a tardi.
Per Piemme ha già pubblicato nella collana Freeway oltre a E Finalmente ti dirò addio e Delirium e Chaos e per Il Battello a Vapore Il viaggio di Lili&Po. È molto attiva in rete sul suo sito www.laurenoliverbooks.com e dialoga con i lettori sul suo blog: http://lauren-oliver.tumblr.com/ coinvolgendoli in gare di scrittura e confrontandosi costantemente con loro in fase di stesura e lavorazione delle sue storie.

LEGGI SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO DAL TERZO CAPITOLO
(per gentile concessione dell’editore)

Mi sveglio da un incubo nel bel mezzo della notte. Nel sogno, Grace era intrappolata sotto le assi del pavimento nella nostra vecchia stanza da letto, in casa di zia Carol. Qualcuno urlava al piano di sotto. Un incendio. La camera era piena di fumo. Io stavo cercando di raggiungere Grace per salvarla, ma la sua mano continuava a scivolare dalla mia presa. Mi bruciavano gli occhi e il fumo mi stava soffocando, e sapevo che se non fossi scappata sarei morta. Ma lei continuava a piangere e gridare perché la salvassi… Mi alzo a sedere. Ripeto nella mente il mantra di Raven, “il passato è morto, non esiste”, ma non mi aiuta. Non riesco a scuotermi di dosso la sensazione della mano minuscola di Grace, bagnata di sudore, che scivola dalla mia presa. Dani è schiacciata contro un mio fianco e ci sono tre donne accoccolate addosso a lei. La tenda è sovraffollata. Per adesso Julian ne ha una tutta sua. È un piccolo gesto di riguardo. Gli stanno dando tempo di adattarsi, come hanno fatto con me all’inizio, quando sono fuggita nelle Terre Selvagge. Ci vuole un bel po’ per abituarsi alla sensazione di vicinanza e ai corpi che vengono continuamente a sbattere contro il tuo. Non c’è privacy nelle Terre Selvagge e non ci può essere nemmeno pudore. Avrei potuto raggiungere Julian nella sua tenda. So che lui se lo aspettava, dopo quello che abbiamo condiviso sottoterra: il rapimento, il bacio. Dopotutto sono stata io a portarlo qui. L’ho salvato e l’ho trascinato in questa nuova vita, un’esistenza di libertà e di emozioni. Non c’è nulla che m’impedisca di dormire accanto a lui. I curati, gli zombi, direbbero che siamo già infetti. Sguazziamo nel nostro sudiciume, così come i maiali sguazzano nella melma. Chi lo sa? Magari hanno ragione loro. Magari i nostri sentimenti ci portano alla pazzia. Magari l’amore è davvero una malattia e staremmo molto meglio senza. Invece abbiamo scelto una strada diversa. E, dopotutto, questo è il senso di sfuggire alla cura: siamo liberi di scegliere. Siamo addirittura liberi di scegliere la cosa sbagliata. Non riuscirò a riaddormentarmi subito. Ho bisogno di aria. Sguscio fuori da sotto il groviglio di sacchi a pelo e coperte e frugo al buio cercando la lampo della canadese. Striscio fuori dalla tenda sullo stomaco, cercando di non fare troppo rumore. Alle mie spalle, Dani scalcia nel sonno e borbotta qualcosa d’incomprensibile. La notte è fresca. Il cielo è limpido e privo di nuvole. La luna sembra più vicina del solito e colora tutto di un bagliore argenteo, come una sottile spruzzata di neve. Rimango in piedi per un attimo a godermi la sensazione d’immobilità e di silenzio: le cime delle tende lambite dalla luce della luna; due rami bassi, appena coperti di nuove gemme; di tanto in tanto il bubolare di un gufo in lontananza. In una delle tende dorme Julian. E in un’altra Alex. Mi allontano dall’accampamento. Vado verso la discesa nella gola, oltre i resti del fuoco da campo: ormai rimane soltanto un mucchio di pezzi bruciacchiati di legno annerito e qualche tizzone fumante. L’aria ha ancora un vago odore di metallo bruciato e fagioli. Non so dove sto andando. Ed è stupido allontanarsi dall’accampamento: di notte le Terre Selvagge appartengono agli animali ed è facile perdere l’orientamento, smarrirsi nella macchia, nello slalom di alberi. Ma ho un formicolio nelle vene e la notte è talmente luminosa che non ho problemi a trovare il cammino. Salto giù nel letto del fiume secco che è coperto da uno strato di rocce e foglie e, di tanto in tanto, incontro rimasugli della vita di un tempo: una lattina di bibita ammaccata, una busta di plastica, una scarpa da bambino. Cammino verso sud per qualche centinaio di metri, poi un’enorme quercia caduta m’impedisce di proseguire. Il suo tronco è talmente grosso che, in orizzontale, per poco non mi arriva al petto; un vasto reticolo di radici si alza ad arco verso il cielo come uno spruzzo di acqua scura da una fontana. Sento un fruscio alle mie spalle. Mi volto di scatto. Un’ombra si muove, diventa solida e, per un istante, il mio cuore si blocca, non sono protetta; non ho armi, nulla con cui tenere a bada un animale affamato. Poi l’ombra emerge all’aperto e prende la forma di un ragazzo. Nella luce della luna è impossibile vedere che i suoi capelli sono davvero del colore delle foglie in autunno: castano dorato e con riflessi rossi.

(continua in libreria)