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Sant’Eugenio, “l’ospedale umiliato” La “rete di senologia” in mano al Campus

Sant’Eugenio, “l’ospedale umiliato” La “rete di senologia” in mano al Campus
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L’ANALISI. Il presidente Zingaretti inaugura un nuovo progetto per prevenire e curare il tumore alla mammella. Ma l’ospedale dell’Eur è ridotto a ruolo di passacarte: cura lo screening, poi completata l’istruttoria e passa tutto al centro religioso. Con buona pace di Sel che tace
Sant’Eugenio, “l’ospedale umiliato” La “rete di senologia” in mano al Campus

Un nuova rete oncologica per prevenire e curare il tumore alla mammella finalizzata a superare le attuali criticità costituite da carenza di coordinamento, frammentazione dei centri, duplicazioni, lunghi tempi di attesa. Ma che mutila il Sant’Eugenio a favore del Campus Biomedico.
Il modello è stato definito da un gruppo di lavoro costituito da esperti, associazione dei pazienti, tecnici e coordinato dalla Direzione Regionale Salute ed Integrazione Sociosanitaria è in linea con le indicazioni del Ministero della Salute. Con la nuova rete contenuta nel decreto firmato dal Presidente Nicola Zingaretti si fa anche un ennesimo  favore al Campus Biomedico regalandogli il servizio di  senologia e il reparto di medicina nucleare che viene tolto al S. Eugenio. L’ospedale dell’Eur è ridotto a ruolo di passacarte: cura lo screening, poi completata l’istruttoria e passa tutto al Campus delegato a effettuare gli interventi ed a gestire tutto il percorso.
La nuova rete è articolata su 39 centri di screening , 36 strutture di diagnostica clinica e 15 centri di senologia dove saranno effettuati gli interventi chirurgici e di ricostruzione. Obiettivo: fornire alle donne una risposta ai diversi bisogni assistenziali indicando un percorso che stabilisce la presa in carico dallo screening, accertamento diagnostico, diagnosi, fino all’intervento terapeutico riabilitativo. Nel 2013 sono stati stimati nella regione Lazio circa 3.000 casi incidenti e 55.000 casi prevalenti di tumore maligno alla mammella. Questa patologia oncologica rappresenta il 41% dei tumori maligni nelle donne nella fascia di età tra 0 e 49 anni, il 35% tra 50 e 69 anni e il 21% nelle donne di età maggiore di 70 anni. Tra i decessi oncologici, tale patologia risulta essere la prima causa di morte nelle donne in tutte le fasce di età.

Il Centro di screening è la struttura operante secondo quanto previsto dal Programma regionale di screening; qui le donne residenti tra i 50 e i 69 anni effettuano ogni due anni una mammografia, in seguito ad invito da parte della propria ASL di residenza. La mammografia di screening viene refertata presso la Struttura di diagnostica clinica, struttura dedicata anche alla prevenzione oncologica per le donne asintomatiche fra i 40 e i 49 anni e per le ultrasettantenni,alla valutazione diagnostica di donne sintomatiche, alla pre-chirurgica e terapeutica, alla sorveglianza diagnostica delle donne ad alto rischio nonché ai controlli delle persone operate.
Il Centro di Senologia svolge attività di diagnosi, cura e riabilitazione psicofisica delle donne con tumore della mammella. Riunisce funzionalmente tutte le specialità coinvolte per assicurare la multidisciplinarietà dell’assistenza: radiologia, anatomia patologica, oncologia medica, chirurgia senologica (assicurando che ogni centro tratti almeno 150 nuovi casi l’anno), radioterapia, medicina nucleare, fisioterapia e riabilitazione, genetica medica oncologica e psico-oncologia. Il Centro di Senologia è responsabile dell’intero percorso assistenziale, coordinandosi anche con il medico di medicina generale e con i nodi della rete di terapia del dolore.
Salta all’occhio nel esaminare  le schede la condanna del S. Eugenio ad un ruolo sempre piu marginale nel sistema sanitario regionale perché oltre a perdere  il reparto, uno dei migliori nel Lazio, lo priva anche della medicina nucleare, che passa, come è ormai prassi dell’era Zingaretti, al Campus Biomedico individuato come Centro di senologia. Il pubblico resta al palo, il privato religioso invece cresce in servizi e finanziamenti. Così va la sanità  regionale con la benedizione di Sel che nella Giunta regionale esprime il vice presidente del Consiglio.
Per Zingaretti però “Il piano approvato  crea una rete diffusa, qualificata, riconoscibile. Oggi il sistema è disarticolato e questo pesa ed ha pesato sulla vita delle donne del Lazio, spesso sono state lasciate sole di fronte al male. Con la nuova rete puntiamo cambiare passo: dare loro cure migliori con maggiore tempestività, per creare speranza e porre un argine alla solitudine”.