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“Scuola vietata”, ci sono fibre d’amianto. Docenti deceduti: parte l’indagine

LA DENUNCIA. L’Osservatorio Nazionale amianto sta raccogliendo e confrontando tutte le cartelle cliniche di dieci insegnanti deceduti per valutare se la causa può essere l’esposizione alle fibre mortali. Nella scuola Leonardo da Vinci a Firenze un cartello avvisa che è “vietato appendere chiodi, vietato graffiare le pareti, vietato chiudere violentemente porte e finestre, vietato persino correre nei corridoi e spostare banchi, sedie e cattedre: dai muri potrebbero fuoriuscire fibre. LE IMMAGINI

di Valentina Renzopaoli

Vietato appendere chiodi, vietato graffiare le pareti, vietato chiudere violentemente porte e finestre, vietato persino correre nei corridoi e spostare banchi, sedie e cattedre: dai muri potrebbero fuoriuscire fibre di amianto. L’indagine parte da Roma,   dall’Osservatorio azionale Amianto che guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, sta verificando, attraverso l’acquisizione delle cartelle cliniche di alcune persone decedute, se le morti siano effettivamente riconducibili ad esposizione da amianto.
L’elenco delle “norme di comportamento” sono affisse, con lo scotch, in tutte le sedici classi dell’Istituto tecnico Leonardo da Vinci di Firenze, una delle più antiche scuole tecniche italiane, tra le più prestigiose per chi vuole imparare un mestiere ed entrare nel mondo delle imprese. Una di quelle scuole che potrebbe essere veramente un fiore all’occhiello del nostro sistema educativo e che invece rappresenta il fallimento della politica e delle istituzioni locali e non solo. Esteso su una superficie di circa 60mila mq su via del Terzolle, il Leonardo da Vinci con i suoi duemila alunni l’anno, comprende numerosi edifici, officine, laboratori, un enorme campo da calcio e da atletica.
Secondo quanto risulta ad affaritaliani.it negli ultimi quindici anni sarebbero alcune decine le persone morte di tumore tra i docenti che hanno insegnato nella scuola. Una notizia che, se confermata, chiamerebbe in causa le diverse amministrazioni che si sono susseguite alla guida del Comune, proprietario della struttura e della Provincia a cui spettava la competenza per la manutenzione.
La prima denuncia sulla presenza del materiale cancerogeno all’interno del plesso scolastico risale al 1997: all’epoca il sopralluogo e le analisi svolte dal Dipartimento Provinciale dell’Arpat e recepite dalla Usl competente, in particolare sull’edificio del Biennio, appurarono che “il manufatto, realizzato con pannelli di tipo sandwich, è costituito per le due parti esterne in fibro cemento con presenza di amianto crisotilo, per la parte interna in cartone amianto con presenza di amianto crisotilo”. In quell’occasione l’Arpat, che inviò anche un’informativa alla Procura della Repubblica di Firenze per inosservanza della norme in materia di prevenzione degli infortuni e igiene sul lavoro, indicò una direttiva chiara: demolire l’edificio e ricostruirlo. “Ci preme osservare che sebbene siano state predisposte misure atte a contenere il rischio amianto nell’edificio, indubbiamente tale attività risulta assai onerosa sia per le risorse da impiegare sia per il livello di attenzione necessario alla sorveglianza, oneri peraltro destinati a crescere nel corso degli anni. Si rende quindi opportuna la richiesta della sostituzione dell’immobile con un altro più adatto”, si legge nel documento.
A distanza di diciotto anni la struttura del Biennio, ancora oggi di proprietà di Palazzo Vecchio come tutto il gigantesco complesso, è ancora lì, con il suo scheletro di amianto, invisibile e pauroso come un fantasma. Nel frattempo, alcune opere di bonifica sono state fatte: il Comune è intervenuto, l’ultima volta l’anno scorso, per rimuovere il tetto e il contro soffitto, come spiegato dalla vicesindaca Cristina Giachi durante il consiglio comunale dello scorso 23 febbraio. La vicesindaca, rispondendo ad un’interrogazione della consigliera Miriam Amato, ha anche riferito che da una soffitta del Professionale Nuovo è stato rimosso pure un serbatoio in amianto. E in molti si chiedono se ne esistano ancora degli altri.
Tuttavia ancora oggi migliaia di alunni continuano a studiare tra le pareti di amianto. Il preside Giacomo D’Agostino, nel sostenere che “operazioni di controllo e verifica vengono svolte periodicamente”, minaccia persino di denunciare per procurato allarme chi diffonde voci allarmistiche. Ma questo certo non basta ad arginare la forte preoccupazione di genitori e insegnanti.
Il caso del Leonardo da Vinci verrà esaminato nel corso del convegno che l’Osservatorio Nazionale Amianto ha organizzato per giovedì 26 marzo nell’aula consiliare del Comune di Livorno dedicato al tema “Amianto nelle scuole, nelle caserme, negli ospedali e negli altri luoghi di vita e di lavoro: emergenza sanitaria e tutela legale”.