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Gli adolescenti “sdraiati” di Serra? Rieccoli raccontati (con auto-ironia) da una madre

Gli adolescenti “sdraiati” di Serra? Rieccoli raccontati (con auto-ironia) da una madre
Michele Serra
Mentre continua il successo de “Gli sdraiati” di Michele Serra, arriva in libreria per Einaudi “Smamma”, il (divertente) romanzo d’esordio di Valentina Diana, che racconta con auto-ironia e le difficoltà di una madre alle prese con un ragazzino che fatica a capire… – LEGGI UN ESTRATTO
Gli adolescenti “sdraiati” di Serra? Rieccoli raccontati (con auto-ironia) da una madre
Gli adolescenti “sdraiati” di Serra? Rieccoli raccontati (con auto-ironia) da una madre
Gli adolescenti “sdraiati” di Serra? Rieccoli raccontati (con auto-ironia) da una madre

Per una volta partiamo dalla fascetta: “Esercizi di autodifesa per genitori imperfetti di adolescenti impossibili”. Mentre in libreria continua il successo de “Gli sdraiati” (Feltrinelli) di Michele Serra, arriva sugli scaffali il (divertente) romanzo d’esordio di Valentina Diana, torinese classe ’68, attrice e dramaturga. Il suo “Smamma” (Einaudi), dal 25 febbraio, racconta con auto-ironia e passione le difficoltà di una madre alle prese con un ragazzino che fatica a capire, che la preoccupa, che la fa arrabbiare. “Non esiste un lieto fine nel rapporto tra una madre e un figlio adolescente. L’unico lieto fine, è la fine dell’adolescenza”, scrive Valentina Diana. Ed ecco su Affaritaliani.it un estratto:

(pubblicato per gentile concessione di Einaudi)

IL CAPITOLO “SE NOI”

Ultimamente spio nelle case. Forse alla ricerca di una soluzione, dato che mi è presa questa fissa di osservare le famiglie. Cioè, per dirla come Il Manuale dello Specialista Tedesco, le relazioni tra le persone che condividono uno stesso spazio abitativo. Ho guardato molto nelle case, da fuori. Quelle villette, in inverno, quando fa freddo e per le strade fiocca neve, ho spiato le case dalle finestre, ci ho guardato dentro per cercare di capire. Mi è sembrato che in quelle case regnasse un’armonia, a guardarle da fuori, una stabilità, una normalità, che noi non ci siamo mai potuti sognare. Io vorrei essere con tutta me stessa in una di quelle case che guardo da fuori. Vorrei che io e te e Gi stessimo tutti e tre insieme in una di quelle case, case che dal di fuori, guardandole dalle finestre, quelle villette serene o quegli appartamenti in centro, con i soffitti alti e i lampadari, m’ispirano un senso di perfezione incommensurabile. Se noi stessimo là. Se noi stessimo là dentro e non cosí fuori, le cose filerebbero in un altro modo. Mi sono appostata a osservare gli abitanti delle villette a schiera e dei condomini per vedere cosa avevano loro che eventualmente a noi mancava. A parte i soffitti dipinti. Niente. Non facevano niente. Niente di particolare. Si alzavano, si spostavano. Accendevano magari una luce in una stanza, poi la spegnevano. Chiudevano le tendine o le lasciavano aperte. Riponevano i piatti nell’acquaio, sparivano, ricomparivano gesticolando con qualcosa nella mano. A volte ridevano. Mi pareva che ridessero. Niente di particolare, come ti dico. Niente che lasciasse presagire un segreto. E allora perché noi no, perché non possiamo anche noi avere quello swing. Mi chiedo se qualcuno, passando fuori da casa nostra e vedendo per esempio me e te e Gi a tavola, seduti zitti che ci ascoltiamo masticare mentre tu con le cuffiette segui Juve-Roma sull’iPhone, mi chiedo se qualcuno passando potrebbe avere l’impressione, da fuori, che anche noi si sia una famiglia. Una famiglia normale.

(continua in libreria)