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Taiye Selasi, ecco chi è l’affascinante giudice di “Masterpiece”

IL PERSONAGGIO/ Nata a Londra (da padre ghanese e madre nigeriana), cresciuta in Massachusetts, ora l’affascinante Taiye Selasi, scrittrice e fotografa, vive in Italia (e parla un discreto italiano), e con Giancarlo De Cataldo e Andrea De Carlo fa parte della giuria di “Masterpiece”, il primo talent tv per aspiranti scrittori, che inevitabilmente ha subito diviso pubblico e critica… – LO SPECIALE DI AFFARITALIANI.IT CON INTERVISTE E PARTICOLARI

Nata a Londra, da padre ghanese e madre nigeriana, cresciuta in Massachusetts (ora vive in Italia, a Roma), Taiye Selasi, scrittrice e fotografa, fa parte della giuria del nuovo talent show di Rai3 “Masterpiece”, che vede protagonisti gli aspiranti scrittori e che ha subito fatto discutere, in rete e non solo. Insieme ai colleghi scrittori Giancarlo De Cataldo e Andrea De Carlo, Taiye Selasi ha il compito di selezionare i finalisti del programma.

L’affascinante autrice de “La bellezza delle cose fragili”, pubblicato in Italia da Einaudi, si è laureata a Yale e ha conseguito un Master of Philosophy in Relazioni internazionali a Oxford, ed è allieva di Toni Morrison e Salman Rushdie. Quest’anno è stata selezionata tra i migliori 20 scrittori sotto i quarant’anni dalla prestigiosa rivista Granta

LA TRAMA DEL SUO ROMANZO D’ESORDIO – Kweku Sai è morto all’alba, davanti al mare della sua casa in Ghana. Quella casa l’aveva disegnata lui stesso su un tovagliolino di carta, tanti anni prima: un rapido schizzo, poco piú che un appunto, come quando si annota un sogno prima che svanisca. Il suo sogno era avere accanto a sé, ognuno in una stanza, i quattro figli e la moglie Fola. Una casa che fosse contenuta in una casa piú grande – il Ghana, da cui era fuggito giovanissimo – e che, a sua volta, contenesse una casa piú piccola, la sua famiglia. Ma quella mattina Kweku è lontano dai suoi figli e da Fola. Tra loro, adesso, ci sono «chilometri, oceani, fusi orari (e altri tipi di distanze piú difficili da coprire, come il cuore spezzato, la rabbia, il dolore calcificato e domande che per troppo tempo nessuno ha fatto)». Perché il chirurgo piú geniale di Boston, il ragazzo prodigio che da un villaggio africano era riuscito a scalare le piú importanti università statunitensi, il padre premuroso e venerato, il marito fedele e innamorato, oggi muore lontano dalla sua famiglia? Lontano da Olu, il figlio maggiore, che ha seguito le orme del padre per vivere la vita che il genitore avrebbe dovuto vivere. Lontano dai gemelli, Taiwo e Kehinde, la cui miracolosa bellezza non riesce a nascondere le loro ferite. Lontano da Sadie, dalla sua inquietudine, dal suo sentimento di costante inadeguatezza. E lontano da Fola, la sua Fola. Ma le cose che sembrano piú fragili, come i sogni, come certe famiglie, a volte sono quelle che si rivelano piú resistenti, quelle che si scoprono piú forti della Storia (delle sue guerre, delle sue ingiustizie) e del Tempo. L’esordio di Taiye Selasi è un romanzo su una famiglia contemporanea, un affresco del mondo globalizzato (non a caso è stata proprio lei a coniare il termine, subito entrato nel linguaggio comune, di «afropolitan» per descrivere quei figli dell’immigrazione degli anni Sessanta e Settanta, brillanti, privi di complessi d’inferiorità, lontani da ogni stereotipo «etnico»), ma anche un’elegia, delicata, intima, sulla perdita e sulla bellezza…