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I “forconi” sulla Piramide Cestia. Corteo flop, tensioni e saluti romani

I “forconi” sulla Piramide Cestia. Corteo flop, tensioni e saluti romani
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“Dovevamo essere 3 mila, siamo solo 200”. C’è rabbia tra gli animatori del presidio del Coordinamento 9 Dicembre. Dure la parole contro il leader degli agricoltori pontini, Galvani: “Pronti per azione eclatante”. Un gruppo di manifestanti è entrato nella basilica di Santa Maria Maggiore: “Staremo qua a oltranza”
I “forconi” sulla Piramide Cestia. Corteo flop, tensioni e saluti romani
I “forconi” sulla Piramide Cestia. Corteo flop, tensioni e saluti romani
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I “forconi” sulla Piramide Cestia. Corteo flop, tensioni e saluti romani
I “forconi” sulla Piramide Cestia. Corteo flop, tensioni e saluti romani

Bloccano il traffico a piazzale Ostiense i manifestanti del Coordinamento 9 dicembre. Un’azione che ha in parte sorpreso le forze dell’ordine che accompagnavano il corteo, costrette a spostarsi velocemente per seguire i gruppetti di cittadini in movimento sulla piazza. Striscioni tricolori sui binari del tram, cori e tentativi di deviare dal percorso previsto verso piazzale dei Partigiani.

Un manifestante del Coordinamento 9 dicembre è salito sulle impalcature del restauro della Piramide Cestia. L’uomo, sulla cinquantina, ha una felpa blu con la scritta “Italia” a caratteri cubitali ha percorso i ponteggi, facendo gesti di esultanza, prima di essere raggiunto altre quattro persone, portando anche loro drappi tricolori. In piazza durante l’inno d’Italia, alcuni hanno eseguito il saluto romano.

forconi piramide
 

Dopo il breve blocco del traffico a piazzale Ostiense, i cittadini provenienti da varie parti d’Italia hanno provato a proseguire la loro marcia fronteggiando il cordone degli agenti che aveva il compito di indirizzarli verso le tende del presidio.

Dopo l’insuccesso della manifestazione di stamattina, è rottura tra il presidio romano di piazzale dei Partigiani e il leader Danilo Calvani. “È stato un flop, ci avevano detto che saremmo stati 10.000, poi 3.000, invece eravamo 200 – attacca Paolo, uno dei portavoce del presidio – Nel giro di uno-due giorni dobbiamo fare un’azione concreta, abbiamo i numeri per farlo”.

Un gruppo di una cinquantina di persone ha tentato di raggiungere Montecitorio e per consegnare la petizione per far dimettere il parlamento. Qui sono avvenute alcune cariche con le forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa.

Un gruppo di una ventina di partecipanti alla manifestazione è entrato nella basilica di S. Maria Maggiore. Il leader del movimento Danilo Calvani, al momento rimane a piazzale Esquilino a coordinare l’afflusso di altri manifestanti. “Non so fino a quando staremo – afferma uno di loro – io non ho lavoro, sto qua a oltranza. Staremo dentro la chiesa, in silenzio, vogliamo rivolgerci a Papa Francesco per mandare via questa classe politica che non fa gli interessi del popolo. Noi abbiamo pregato per il nostro Papa, lui adesso preghi per noi”. Il legame con la Chiesa si è cementato durante il “cammino della libertà”, partito il 25 gennaio: “Durante la strada gli uomini di Chiesa ci hanno aiutato, al contrario delle autorità politiche, come qui a Roma, dove non ci hanno concesso di montare le tende”.

“Faremo lo sciopero della fame fino a quando Papa Francesco non ci darà udienza”. È l’annuncio di Salvatore Sparta’, portavoce dei manifestanti del Coordinamento 9 dicembre che hanno occupato la Basilica di S. Maria Maggiore dopo il corteo a Piramide di stamattina. Salvatore, ex guardia giurata, ora disoccupato, è il coordinatore del presidio di Pordenone, del movimento che fa capo all’agricoltore pontino Danilo Calvani. L’atto di protesta coinvolge, spiega “persone civili, operai, disoccupati, mamme, casalinghe, ridotti ormai alla fame. Stiamo facendo questo per imprenditori e disoccupati che si sono suicidati per la crisi”. La ventina di occupanti ha incontrato la gendarmeria vaticana in servizio nella Basilica, ribadendo le loro volontà e ottenendo per il momento il permesso di restare nell’edificio ecclesiastico.