Dalla mancata presentazione della lista Pdl “per un panino in più” sino alla strana alleanza con l’Udc e il Piano Casa. Finisce così il Renata-Style, un periodo più da Marchese del Grillo che da ex sindacalista votata al cambiamento. Dal comizio di Genzano in poi…FOTOGALLERY
“Tra gioia e paura stanotte non ho dormito”. Iniziava così nel dicembre 2009 l’avventura di Renata Polverini alla corsa per la presidenza della regione Lazio, quando, di fronte alla platea dei delegati al congresso nazionale dell’Ugl, raccoglieva la designazione da parte del Popolo delle Libertà. “Non ho voluto parlare per 7 mesi – continuava Renata – abbiamo scelto la linea della sobrietà perché siamo persone responsabili”. Ecco, sobrietà. Partiamo ricordando l’inizio perché sappiamo come sono finiti questi tre anni di legislatura.
La Polverini è figlia di un dirigente Cisnal e fa tutta la gavetta all’interno della confederazione legata al MSI; all’indomani della svolta di Fiuggi imposta da Gianfranco Fini questa si trasforma in Ugl. La segreteria arriva nel 2006: Renata è giovane rispetto agli standard italiani, e dotata di una malcelata aggressività che a stento riesce a controllare. Di lei si accorge ben presto Giovanni Floris che la invita quasi tutte le settimane a Ballarò. Lo stesso Guglielmo Epifani, al tempo leader Cgil, parlava di “Polverini la tosta”.
Iniziava così la sfida della donna che avrebbe preso il timone di una amministrazione regionale ancora scossa dal caso Marrazzo. All’angolo dello sfidante saliva la candidata del centrosinistra Emma Bonino. Dal canto suo Renata poteva contare sull’appoggio anche della Destra, dell’Udc e della lista civica che portava il suo nome. Nel suo programma era centrale la sfida della sanità “dovrà essere giusta e raggiungibile per tutti, facile e che dia un servizio uguale a tutti coloro che ne hanno bisogno”. L’ex sindacalista mirava a ricontrattare con il governo il piano di risanamento dei conti e a ridurre le addizionali Irpef e Irap, così come le Asl. Altro tema caldo che avrebbe caratterizzato poi la sua legislatura erano quello delle
discariche, con la proposta di creare un osservatorio ad hoc e l’impegno per potenziare la raccolta differenziata.
L’elezione
Il giorno della consegna delle liste, e siamo a febbraio 2010, Alfredo Milioni – cinquantenne presidente del XIX municipio e delegato del Pdl romano all’operazione – si presenta in ritardo provocando l’esclusione della lista del Popolo della Libertà. Non era la prima volta che Milioni finiva al centro di un giallo legato alla sparizione di documentazione elettorale. Già nel 2006, alla vigilia del deposito delle firme per le comunali, Milioni sparì per una notte intera con tutto il faldone relativo. Una ritorsione: lui voleva essere candidato alla presidenza del suo municipio. Poi il mattino dopo ricomparve e tutto tornò a posto. Come accadde di nuovo e – si sussurrò nei corridoi del Pdl – lui si era allontanato dall’ufficio elettorale non già “per mangiare qualcosa”, bensì perché voleva cancellare in extremis uno dei candidati. Finì con la lista del Pdl era fuori dalla corsa alle elezioni, relativamente alla Provincia di Roma, e con il principale partito della coalizione che aveva voluto e sosteneva Renata Polverini, che non poteva vedere i suoi candidati di peso nella Regione Lazio. Restava la battaglia combattuta dai legali del Pdl davanti a Tar, Corte d’Appello e Consiglio di Stato, ma a Renata rimaneva sopratutto la sua lista civica. Infatti il 20 marzo il Consiglio di Stato sancisce la definitiva esclusione della lista del Pdl, ed il Popolo delle Libertà decise di invitare i propri elettori ad appoggiare la Lista Civica che portava il nome di Renata Polverini.
Dieci giorni dopo Renata Polverini vinceva la corsa alla presidenza con il 51,14% dei consensi contro il 48,32% della Bonino.
La festa per la nomina e i primi problemi
Per Renata fu festa grande, arrampicata su un tavolo, fiori e microfono in mano cantando tra i suoi sostenitori. Renata, come aveva chiesto di essere chiamata tra le lacrime di gioia, s’insedia e mentre lei diventa un personaggio il Pdl sembra preparasi all’implosione: Francesco Storace rischia una condanna a 2 anni per lo scandalo della violazione dell’Anagrafe del Comune quando era presidente della Giunta; il serbatoio di voti, “l’incubatore politico Latina”, esplode per la faida tra l’ex An e sindaco della città pontina, Vincenzo Zaccheo e il plurivotato Claudio Fazzone, coordinatore provinciale del Pdl. Infine, gli alleati romani aumentano la pressione per trovare un minimo di collocazione all’interno della Giunta. Se aggiungiamo poi il fuori onda di Striscia la notizia nel quale la governatora annuisce alla richiesta di Zaccheo di “raffreddare” i rapporti col senatore Fazzone e alla raccomandazione per le figlie, la frittata è fatta. Quella che doveva essere una vittoria stava diventando un frullatore politico e nel giorno del cambio ufficiale della guardia nel palazzo di via Rosa Raimondi Garibaldi, la giunta era ancora in alto mare. Finiana doc, ma sostenuta con freddezza dal presidente della Camera, Renata Polverini aveva regolato i suoi conti solo ed esclusivamente con il presidente Berlusconi. Da lì ad un mese si sarebbe consumata la rottura tra i cofondatori del Pdl.
A fine aprile si completa la giunga regionale, con l’Udc messo alla porta mentre la partita interna al Pdl finisce 6 a 4 per gli ex Fi, un assessorato per La Destra e 2 per la lista Polverini. Dal segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa, arrivò un ironico e tagliente: “Auguri e buon lavoro”.
La giunta Polverini si insedia alla Pisana ma i problemi arrivano alla prima votazione a scrutinio segreto per la nomina del Presidente dell’aula. La conta non torna, e Renata Polverini è costretta al microfono ad annunciare: “Elezione nulla, ci sono più schede che votanti”. Alla fine si elesse il candidato designato, Mario Abruzzese, ma con cinque voti in meno del previsto. Come dire che la maggioranza si era sfaldata già alla prima prova.
I primi cento giorni
Nei primi tre mesi di governo si contano un po’ di riunioni di giunta e un Consiglio regionale e mezzo e anche un rimpasto per allargare le braccia all’Udc. Ma anche una minaccia di secessione da parte delle Province e gli aumenti delle tariffe autostradali contro i pendolari e il ritocco dell’aliquota Irpef che passa all’1,70 e che regala al Lazio il primato della tassazione.

Ancora numeri.
250 tra tagli di nastro, dibattiti, convegni, assemblee pubbliche e almeno 5 visite “riservate” al premier Berlusconi. E poi, un protocollo col ministro Brunetta per ridurre i costi della pubblica amministrazione, tagli alla macchina regionale, tagli agli emolumenti delle società partecipate, tagli agli appalti con la rivalutazione di tutte le gare. La scure si è abbattuta anche su consulenti, autoblu e ospedali. Una vera caccia ai soldi, che ha visto anche il commissariamento di 5 Aziende Sanitarie su 8.
Nome in codice: “Città Nuove”.
A fine 2010 esordisce il progetto politico di Renata con l’obiettivo di preparare la Lista Polverini per le future elezioni amministrative. L’obiettivo ufficiale della fondazione è sostenere la Presidente Renata Polverini costruendo un movimento di opinione. L’esordio a Civitavecchia grazie agli animatori Enrico Zappacosta, vicesindaco di Civitavecchia, Mariella Zezza, assessore regionale alla Formazione e Lavoro e il “solito” Stefano Cetica, già cassiere dell’Ugl, cassiere della Lista Polverini alle elezioni dell’anno precedente e anche cassiere della Regione Lazio perché delegato al Bilancio, il più attivo e dinamico nella realizzazione del sogno della presidente partito la notte stessa delle elezioni, quando Renata si accorse che la vittoria non arrivava tanto da Roma, roccaforte della sinistra, quanto dalle province dell’Impero, Latina in testa.
Gli scandali
La deriva inizia a febbraio 2011. Prima il tentato furto nella casa della governatora in via Marco Polo, fallito grazie all’intervento di un condomino che ha sentito un rumore di vetri infranti. Passano pochi giorni ed esplode il primo scandalo personale con le indagini della Procura di Roma sulle sue proprietà. SuperRenata è chiamata in causa da un’inchiesta pubblicata sul settimanale L’Espresso che, senza mezzi termini la definisce una “furbetta del quartierino”: secondo il periodico, avrebbe avuto per anni una casa dell’Ater nell’esclusiva zona di San Saba, in quel quartiere Aventino da sempre il più ambito dai romani e in competizione eterna coi Parioli per il valore stellare del metro quadro.
Non solo la presidentessa avrebbe beneficiato di un canone di locazione di 130 euro per diversi anni, ma ora che porta a casa oltre 10 mila euro al mese, nell’appartamento di via Bramante (quattro camere, cucina e bagno) risulta ancora residente il marito. E se il citofono già parla chiaro, la visura anagrafica dà la prova che Polverini&marito hanno vissuto nella casa popolare dal 1989 al 2004 e questo mentre facevano incetta di appartamenti in città e non solo.
Il giornale, uno per uno, descrive tutti gli acquisti immobiliari della famiglia, con sconti grazie alle vendite ex Inpdap e presunti favori in zona Aventino grazie a buoni rapporti con la banca del Vaticano, lo Ior, che le permettono di avere le chiavi di una casa composta da nove vani, balconi e box. Seguono e precedono la casa da favola altri acquisti e vendite al Torrino, un miniappartamento a Torgiano, in Umbria, e box auto.
Le figuracce
Ad aprile si cominciano a fare i conti dei provvedimenti presi e così si scopre che la Polverini è prima nella classifica delle assenze dall’aula di via della Pisana, benché si trattava di un primato negativo condiviso da quasi tutta la Giunta: a scorrere l’elenco delle delle decisioni prese dai rappresentanti degli eletti, spiccano 11 leggi ma 6 sono provvedimenti obbligatori, come l’approvazione del bilancio.
A maggio si fa roboante il problema discariche: tre municipi rimasero sommersi dai rifiuti con trecentomila cittadini che chiamano preoccupati i centralini di radio, tv e giornali. Un problema che covava da gennaio, con il duello Polverini-Alemanno sulla responsabilità di individuare la nuova discarica. Per la Polverini la monnezza della Capitale (oltre il 10 per cento di tutta Italia) rappresenta un problema politico e tecnico: la competenza è infatti sua, mentre il peso politico per l’individuazione di nuove discariche spetterebbe ai Comuni che però devono affrontare l’ostilità dei cittadini. Tra proclami, commissari e sentenze Malagrotta è ancora aperta e il problema passerà al prossimo presidente regionale.
Renata style
“La democrazia è un modo di agire e ve ne dovete fare una ragione… aspettate lì che quando scendo discutiamo noi”. Così parlò Renata nel corso di un incontro pubblico a Genzano. Correva maggio 2011 quando la governatora agli insulti popolari, replicò con uno stile da donna d’altri tempi: “Con me caschi male. So’ della strada come te, le manifestazioni le organizzavo quando tu c’avevi i calzoni corti. Non mi faccio mettere paura da una zecca come te – e in un salire di ingiurie – quindi fatemi il ca… (bip) di piacere, andatevene a casa. A chi pensate di mettere paura: questa è la giunta Polverini, non ho paura nemmeno del diavolo”.
Lo stile Polverini trova una nuova grottesca cornice alla “Festa del peperoncino” di Rieti a luglio, alla quale la governatrice giunge a bordo di un elicottero della Protezione Civile. Alle domande del giornalista che chiede conto dell’utilizzo di un mezzo “impegnativo” come l’elicottero, la Polverini risponde: “Non ho nulla da spiegare. Pago tutte le spese che faccio, non scoprirai nemmeno una cena a mio carico. L’importante è che non vado con i soldi pubblici, vai tranquillo caro”. Il caso monta e Renata torna sull’argomento: “Io sono il presidente della Regione e se ritengo di utilizzare un mezzo che velocemente mi consente di essere in due situazioni importanti per la mia Regione e non gravo sul denaro pubblico allora non devo spiegare nulla a nessuno”
La sindrome da Marchese del Grillo che già era in nuce esplode gli viene fatto notare di aver avuto a disposizione l’intero reparto ospedaliero del sant’Andrea nell’agosto 2012.
Renata la sprecona
Nel marzo 2012 l’amministrazione Polverini non festeggiò in pompa magna, come era solita fare, il secondo anniversario di governo.
Difficile trovare infatti qualcosa da festeggiare in quei giorni: l’aria era quella di una bufera che si sarebbe scatenata appena un mese dopo. La natura del ciclone che colpisce la presidente Renata Polverini è però inaspettato: dovrà rispondere del costo delle campagna d’immagine e promozione davanti la Corte dei Conti. Sagre paesane come la Rievocazione storica della battaglia di Lepanto, o il Carosello storico dei rioni, il Latium Festival accompagnato dalla sagra del carciofo, tutti finanziati dalla Regione Lazio. Anzi, dalla presidenza della Regione.
Uno spreco complessivo di circa 10 milioni di euro per campagne pubblicitarie, iniziative promozionali, missioni e partecipazioni degli esponenti della Giunta, visibilità per eventi, convegni e conferenze stampa.
Nel fascicolo dei magistrati contabili finiscono le spese per le campagne a suon di migliaia di manifesti. Come quelle sul Piano Rifiuti ancora non attuato per le quali superRenata ha firmato mandati di pagamento per oltre 700 mila euro. A mettere la Polverini nel “tritacarne” della Corte dei Conti è stata soprattutto una campagna promozione sugli sconti dei biglietti di autobus e tram riservati agli under 30. La gara, aggiudicata poche ore dopo la presentazione delle buste, è stata vinta dal pubblicitario Francesco Mascioscia, ex candidato nella lista Polverini alle elezioni del 2010. Abbastanza per dare uno sguardo approfondito al rispetto delle procedure e alla facilità con cui la Regione stampa manifesti col faccione della governatrice.
Finisce così che la Presidente della Giunta più cara d’Italia non può più fare la paladina contro gli sprechi. Dall’inizio della legislatura sono 283 i contrattisti assunti per chiamata diretta per un costo di circa 20 milioni di euro annui.
Anche sulla sanità gli sprechi sono certificati. È durissima la Procura regionale della Corte dei Conti che per il Lazio certifica “gravissimi fatti illeciti riscontrati durante il 2011 nel settore della spesa sanitaria”. È scritto nero su bianco nella memoria redatta dal dottor Angelo Raffaele De Dominicis. “Si è accumulata una stratificazione di apparati che hanno stravolto il quadro d’insieme fino all’attuale crisi”. La situazione in cui versa il servizio d’emergenza Ares 118 è definita grottesca, “si è accertato che le ambulanze non venivano utilizzate per carenza di barelle; sicché, mentre le barelle fungevano da lettighe nei reparti di pronto soccorso, si stipulavano convenzioni con enti privati mediante procedure anomale e con palese danno erariale da disservizio. I principali effetti distorsivi della sanità regionale sono causati da difetti organizzativi e da omissioni di controllo”.
E che ci ha fatto poi Renata Polverini con 45 mila euro? Semplice, ha riarredato la sede di rappresentanza della Presidenza della Regione Lazio di largo Goldoni, location romana unica, ai piedi di via Condotti e nella parte perdonale di via del Corso. Due passi dalla sede della sua fondazione Città Nuove, in un palazzo recentemente affittato come sede strategica in sostituzione dell’appartamento di via Poli che Piero Marrazzo aveva tagliato per diminuire le spese.
Altro che stringere la cinghia del Consiglio regionale e dei fondi per i Gruppi regionali. Soprattutto se di mezzo c’è l’immagine. L’ennesima prova è nell’intensa attività del “fotografo di corte”, quell’Edmondo Zanini, inserito il 18 gennaio 2011 nella struttura Comunicazione e relazioni esterne istituzionali, al costo di 75.816,39 euro più gli oneri accessori che pesano un ulteriore 30 per cento. A spulciare le spese della Regione Lazio, anzi, della presidente, si scopre che il buon Zanini riceve incarichi con frequenza costante. Ma non diretti. A beneficiare è una società, la IMMAGIN&ZIONE srl che ha sede in Roma in via Sant’Angela Merici 96, dove, guarda caso ha sede ufficiale anche lo stesso Zanini che diventa narratore per immagini dell’epopea polveriniana.
La fine dell’impero
L’inizio della fine inizia nel luglio 2012 in seguito a un esposto presentato dal consigliere regionale Francesco Battistoni che denuncia irregolarità nei bilanci del partito. Le indagini della magistratura sul consigliere regionale Franco Fiorito porteranno alla luce un sistema di notevoli fondi elargiti ai membri del Consiglio della regione Lazio, usati spesso per finalità non concernenti l’attività politica del gruppo ma per scopi privati. Renata tenta il tutto per tutto per arginare lo scandalo e decide di dimezzare le proprie Commissioni, riducendo della metà i fondi elargiti ai gruppi regionali e abolendo i gruppi composti da un solo membro. Ma la frittata ormai è fatta. Dopo la pubblicazione di Affaritaliani.it dell’elenco di spese per la comunicazione Renata Polverini getta la spugna. Forse il colpo definitivo è venuto dalla richiesta di Pieferdinando Casini di ridare la parola ai cittadini. Renata lascia, due anni e mezzo dopo l’elezione, sfiaccata da una serie di errori strategici difensivi e offensivi.
Frangetta nera
Tuttavia passano i mesi e nessuno firma le dimissioni, né vengon indette le nuove elezioni. “Renata la sciupona” diventa “Renata la furbona”, e così ad ottobre appaiono i primi manifesti che chiedono a Renata Polverini, chiamata allusivamente “frangetta nera”, di portare la regione il prima possibile al voto.
La richiesta è scritta in rima, come i vecchi stornelli romaneschi, e recita : “Mo er popolino se sveja e se n’cazza/ contro chi arrubba oppuro n’trallazza/ Frangetta nera… dai abbi pietà/ se semo rotti facce votà”.
E mentre ancora la Polverini fa arrabbiare i romani per un’incursione contromano in via del Corso per un acquisto “d’emergenza” di un paio di scarpe, ad ottobre il ministro Bondi viene nominato commissario per la sanità nel Lazio in sostituzione del presidente dimissionaria dalla carica.
Solo a novembre la governatrice, 65 giorni dopo le sue dimissioni trova la soluzione per le elezioni, che vengono inizialmente indette per il 10 febbraio.
Sull’intero processo si innesta la politica nazionale, con la crisi del Governo Monti che fa oscillare la data delle politiche: marzo, no, aprile. Sabato 22 dicembre la decisione: si vota a fine febbraio. E così la Polverini salta sopra il carro del ministro dell’Interno Cancellieri ed emette un nuovo decreto per l’election day. L’eterno rinvio elettorale ha generato oltre al caos, migliaia di euro al vento su cui anche la Procura regionale della Corte dei Conti farà luce per valutare eventuali danni erariali dovuti allo slittamento della data e alla serie di ricorsi difensivi presentati dalla Regione Lazio.






