di Patrizio J. Macci
LA STORIA. Un borgo con un castello a venti chilometri da Roma in direzione del mare. Ci si arriva con la prima autostrada italiana, la Via del Mare. Il Maniero fortificato è quello di Ostia Antica, commissionato dal Cardinale della Rovere (poi papa Giulio II), affidato alla progettazione dell’architetto Baccio Pontelli nel 1483, teatro dell’emigrazione dei Romagnoli alla fine dell’Ottocento. Un luogo sospeso nel tempo dove tutto potrebbe accadere in qualsiasi momento, dove regna una alone di mistero e magia, dove il sospetto di non riuscire più a trovare la strada per uscire cresce a ogni passo. La giungla urbana scorre indisturbata a pochi metri dalle sue mura, ma varcata la sua soglia i clamori si affievoliscono, scompaiono nel silenzio del tempo.
Ombre antiche e nuove inquietudini, come il ponteggio a protezione di una delle porte che a breve festeggerà il decimo anno di vita con tanto di torta e candeline sulle quali soffiare. Oltre alle anime dei morti c’è qualcun altro che si agita tra quelle mura, un cittadino italiano che non accetta la progressiva distruzione provocata dall’incuria e dall’ignoranza. Si chiama Piero Labbadia, nella vita progetta e restaura abitazioni e studia il territorio ostiense. Labbadia lei ha “impestato” il web con foto che catturano i ponteggi che assillano le mura del Borgo, la foto dei tubi Innocenti accanto a una delle porte del microcosmo di Ostia Antica a breve apparirà anche dallo scarico dei lavandini.
Lei è alla ricerca di qualcuno che si prenda cura del castello. Do ut des. Che succede, lo Stato italiano è latitante?
“Io lavoro nel borgo ed il mio studio professionale è divenuto negli anni un luogo di incontri culturali. Molte persone mi contattano per incontrarmi, per scambiare due chiacchiere sulle politiche dei beni culturali e sulla storia del territorio ostiense, è nato spontaneamente un salotto culturale, senza dare eccessivo significato alla parola. L’idea della campagna di sensibilizzazione per il restauro delle Mura del Borgo di Ostia Antica ed il relativo smontaggio dei ponteggi che da circa 10 anni sono lì nasce per gioco (ma neanche tanto) su modelli di iniziative analoghe di respiro internazionale. Ho pensato che da un fenomeno di degrado potessimo realizzare un iniziativa “culturale-sociale” così ho coinvolto il fotografo Roberto Berrettini in questa iniziativa, facendo “mettere la faccia” a tutti quegli amanti della cultura e non che si sono stancati di questa situazione e invitandoli poi a diffondere la foto sui social network. È il dramma del provvisorio che diviene permanente. Un’iniziativa realizzata per sensibilizzare, non ha altre finalità. Certo dopo aver visto che i ponteggi stanno per festeggiare il loro decimo compleanno, mi interrogo sul fatto che probabilmente la crisi e gli attuali tagli alla cultura non permettono la gestione di un patrimonio così vasto. Forse è il caso di guardare oltre i nostri confini, certo sempre rimanendo nello spirito e nel rispetto dellla Costituzione, ma si potrebbe pensare a una sorta di “affidamento” magari decennale in cambio di restauri. Per ora siamo alla pura idea. Mi sembra che qualcuno abbia proposto qualcosa di simile per altri siti italiani”.
Chi dovrebbe stanziare i fondi per il restauro innazitutto, ma sopratutto c’è mai stata una valutazione di quanto occorrerebbe per il restauro e la messa in sicurezza?
“In realtà uno dei problemi nasce proprio dall’indivuazione della proprietà, quindi della competenza statale e comunale. La nostra provocazione è quindi nel frattempo che si comprenda di chi sia la competenza, noi cerchiamo un finanziatore da lì è nata “A.A.A. Mecenate Cercasi” come sul modello di restauro del Colosseo con Della Valle, della scalinata di Trinità dei Monti con Bulgari o della Piramide con Yuro Yagi. Noi ci dobbiamo porre l’obiettivo di ricreare del centro storico un organismo vivo sia come luogo sociale ed economico, sia intellettuale turistico, con manifestazioni culturali, artistiche di spettacolo, certo sempre nel massimo rispetto del luogo. Il principio ispiratorio dovrebbe essere quello che “in un complesso, ogni elemento edilizio, grande o piccolo, ricco o modesto, architettonico, paesistico o pittorico assume la propria funzione di parte inserita in un’armonica continuità. Non so se ci sia una valutazione ufficiale, io personalmente penso che un massimo di 250.000 Euro si possa restaurare l’ultimo tratto delle mura, e il consolidamento e il restauro della torre angolare. Ma senza un progetto ed un computo metrico il dato non è attendibile, è una pura ipotesi”.
Come quasi in tutti i castelli ci sono stati avvistamenti di fantasmi?
“Il fantasma della Rocca di Giulio II si può scorgere tutte le notti di luna piena mentre si aggira tra le mura della fortezza e del borgo. Forse è uno dei tanti prigionieri usati per gli scavi archeologi, o qualche archeologo talmente innamorato di Ostia da averci lasciato l’anima. Perché no, forse il fantasma di Orazio dello Sbirro”.
Quante persone visitano il castello e il borgo ogni anno?
“È un argomento spinoso. La cultura gratis gestita dallo stato è un sistema che ha fallito, non tanto per una mancanza di risorse economiche, ma per il monopolio che uno stato senza idee pretende di esercitare sulla gestione mancando i suoi obiettivi di fruizione e valorizzazione. La Rocca di Giulio II tra i più importanti esempi di ingegneria militare del Rinascimento è visitato appena da 3000 visitatori l’anno, non per il disinteresse verso il monumento, ma semplicemente perché è aperto due giorni a settimana per gruppi di 20 persone. Un ritorno al “mecenatismo” di imprenditori illuminati e la gestione attraverso Fondazioni culturali” di parte del nostro patrimonio è l’unica strada percorribile. Una gestione del FAI o di un’altra Fondazione Culturale, non mi dispiacerebbe. La Rocca aperta non solo per mostre o conferenze ma anche per eventi, sicuramente nel rispetto della conservazione del luogo si consideri che il castello era un sito militare è stato maltrattato dai millenni. Rischia di fare più danni l’abbandono da parte delle istituzioni che i secoli di storia trascorsa con tutti i suoi cambiamenti epocali”.
La prossima iniziativa?
“Il compleanno del ponteggio, che cadrebbe a luglio ma noi lo festeggiamo a settembre prossimo venturo. Con tanto di torta e spegnimento delle candeline sotto il ponteggio. Inviteremo anche il ministro competente, speriamo nella presenza di Vittorio Sgarbi che in passato ha dimostrato un particolare interesse per il luogo. Dopo di che non potremo che lanciare una campagna per il restauro del ponteggio stesso”.
