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Di Maria Martello*

A volte scatta un momento, nel corso della vita, magari provvidenzialmente sollecitato e promosso, in cui si sente il bisogno di raccontarsi in modo diverso dal solito. La scrittura autobiografica riveste una grande importanza, non solo come genere letterario, ma soprattutto quale strumento di ricerca all'interno di noi stessi, volto alla rivisitazione del nostro passato.

Parlare di sé implica la ricerca di ciò che di noi è rimasto nascosto. La scrittura è, infatti, un atto creativo che plasma la realtà per farne 'altro', qualcosa da leggere dall'esterno. La scrittura di sé ha, quale caratteristica specifica, la identità della persona mittente e destinataria: costituisce, quindi, un atto che presuppone il recupero di una memoria senza più riferimenti cronologici, che diventa spazio da scavare. 

Voler recuperare la nostra memoria ci spinge a trovare il tempo della scrittura: occorre porsi fuori dal ritmo frenetico del vivere quotidiano per ascoltare se stessi. La stessa parola ricordare (dal latino re-cordo) contiene in sé questo percorso a ritroso: un ritorno alla propria interiorità, alla scoperta della storia di sé, in una nuova dimensione spazio-tempo. Trovare il tempo della scrittura è un atto antieconomico, è una pausa che isola l'essere umano dal frastuono del mondo per restituirlo alla vita con uno sguardo nuovo e nuove risorse.

Così le tante dimensioni del nostro essere, anche quelle nascoste, hanno la possibilità di riemergere e noi possiamo riappropriarci del nostro patrimonio interiore, anche di quello del quale non avevamo consapevolezza. Nelle società antiche l'atto di raccontare ed ascoltare consolidava i rapporti all'interno del gruppo, poiché consentiva di recuperare la memoria: il tempo del racconto è sempre stato uno spazio che ricomponeva il singolo nel gruppo.
 

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Il racconto di sé, come momento di espressione di individualità ed identità singole, sembra in particolare essere stato proprio della comunicazione femminile: anche per questo rappresenta un monito forte che dalle donne arriva alla società tutta.

L'autobiografia è un atto dovuto verso noi stessi, che ci permette di ricucire i vari pezzi della nostra esistenza, storicizzandoli e prendendone le distanze per capirli sino in fondo. Essa ci porta a dare un senso a ciò che è stato, ma anche a ciò che poteva essere, o che non sarà mai: Sliding Doors,  film del 1998 diretto Peter Howitt, ben rende la suggestione della elaborazione della rilevanza del caso e del libero arbitrio nelle vicende personali.

Occorre anche essere buoni lettori di sé, saper rileggere ciò che tiriamo fuori, anche se ciò ci costringe a guardarci allo specchio, facendoci riconoscere i confini reali e la profondità dell'evento. In questo modo troviamo il senso, il filo che unisce le diverse componenti di ciò che resta di un puzzle composito.

Scrivere significa prendersi cura di sé: costituisce, quindi, un'azione terapeutica. Infatti, porta alla luce la nostra ricchezza interiore, mettendo in movimento la dialettica fra ciò che in noi è implicito e ciò che diviene esplicito. Scrivendone lo riconosciamo nel momento in cui affiora, anche se ne prendiamo le distanze e nel leggerci elaboriamo una distanza dal nostro vissuto che consente il superamento dell'esperienza stessa, soprattutto se dolorosa o, comunque, negativa.

Nel raccontare noi cerchiamo un lettore 'altro', capace di ascoltare e di riconoscersi come interprete dello stesso dramma. In questo processo facciamo un'opera di selezione, di scavo vero e proprio nella nostra memoria. La scrittura autobiografica non è un genere e non ha regole, gode di assoluta libertà di forma e struttura; bene lo vediamo in tutte le biografie pubblicate, storia dopo storia: fatti, nomi, stili, protagonisti diversi … ma sempre la stessa umanità che si confronta con il mistero!

Crea uno stile unico per ogni autore, ma nello stesso tempo simile fra chi vive lo stesso tipo di esperienza. Il valore terapeutico della biografia richiede strade specifiche: dello scrivere di sé si ha bisogno, allo scopo di star bene con la propria storia. Si prova piacere nel ricordare; comunicare a un altro le proprie storie fa bene; collegare tra loro i contenuti emersi ci rende più creativi; da autori della propria storia ci si scopre artefici di se stessi; inoltre ci si stacca dalla propria storia quando riusciamo a entrare nelle storie altrui.


Stabilire un contatto più intimo con noi stessi per mezzo della scrittura, però, è un evento difficile, specie se si adoperano i canoni della razionalità e si censurano le emozioni. C'è sempre un tentativo di razionalizzare e controllare i sentimenti. Scrivere di getto emozioni, idee, sentimenti aiuta invece a far emergere ciò che abbiamo dentro, senza mediazioni e compromessi, mentre il momento della riflessione e dell'elaborazione è successivo, e porta alla consapevolezza di sé L'autobiografia è una scelta dell'anima: difficile e dolorosa, ma liberatoria.

Spesso, rileggendo a distanza di tempo pagine autobiografiche, viene da pensare che si è disturbati non dalle cose in sé, ma dal modo di vederle, perché non è facile coglierne la differenza o, forse, riuscire a comprenderla. Leggere un'autobiografia diviene allora un momento di grande contatto con l'umanità sia se ci identifichiamo con la vita altrui, sia se ce ne estraniamo.
 

* Docente di Psicologia dei rapporti interpersonali. Formatrice A.D.R. Mediatrice dei conflitti. Autrice di Sanare i conflitti (Guerini e Associati Editore, Milano, 2010) nonché di Oltre il conflitto; Intelligenza emotiva e mediazione (McGraw-Hill, Milano, 2003); Conflitti, parliamone. Dallo scontro al confronto (Sperling e Kupfer, Milano, 2006); Mediazione dei conflitti e counselling umanistico. Lo spazio della formazione (Giuffrè, Milano, 2006); L'arte del mediatore dei conflitti Protolli senza regole, una formazione possibile (Giuffrè, Milano, 2008); Educare con SENSO senza disSENSO. La risoluzione dei conflitti con l'arte della mediazione (Franco Angeli, Milano, 2009); Mediatore di successo. Cosa fare/Come essere (Giuffrè Editore, Milano, 2011).

www.istitutodeva.it
maria.martello@tiscali.it

 

 

 

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