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Costume
Dieta? Ero gracile: la rivincita delle B12 con i ricordi dell'infanzia

"La distanza fra passato, presente e futuro non è altro che una persistente, cocciuta illusione". (Dalla lettera di Albert Einstein alla sorella di Michele Besso al decesso dell'amico ingegnere Besso nel 1955.)

Ed il passato torna cocciutamente ogni volta che mi chiedo come posso fare per perdere almeno 10 chili. Fino all'etá di 20 anni non ho mai avuto bisogno di fare i raggi X, bastava mettermi controluce sull'ampia spiaggia della mia nativa Giulianova e tutte le mie ossa, nel loro grande splendore, si mostravano agli amici che si divertivano ad ammirarle. Secondo le varie descrizioni, queste ossa si mostravano scure, oppure con un alone rossastro tutt'intorno.

Per mia zia Ester ero "deperito". Eppure la mia dieta era perfetta: frutta, uova, carne, pesce, verdura, legumi, formaggi e pasta. Solo in caso di febbre si passava al consommé di pollo. Peró mai dire di sentirsi poco bene per non rischiare di essere forzato a restare a letto per una settimana. Mio fratello Paolo, invece era allergico al latte fresco e voleva frutta solamente in forma di spremute, con lui il problema era un altro: la statura. Solamente di 30 mesi piú giovane di me, quando a 15 anni portava la mia giacca della Prima Comunione, gli stava lunga come un cappotto. Oggi é alto un metro e 90, poco piú di me.

Zia Ester era una zitella che aveva fatto della cura della famiglia il suo mandato di vita ed aveva delle regole ben chiare sulla dieta: bere tanta acqua, niente cibo tra i pasti, niente fritti, cenare presto e mai andare a letto a stomaco pieno. L'eccezione era il gelato dopo cena mangiato camminando e rigorosamente preso dai gestori a cui zia Ester aveva venduto il bar-ristorante che amministrava dopo la morte del padre. Questo perché usavano ingredienti freschi ed anche perché ce lo davano gratis.

Il primo ricordo che ho di questo mio "deperimento cronico" risale a quando zia Ester e mamma mi portarono a Pescara (dovevo avere 4 o 5 anni) per una visita medica da uno specialista. Il viaggio era in treno con la locomotiva a vapore e, per un tragitto che oggigiorno richiede 15 minuti con l'Intercity e 25 con il Regionale, sembrava un'eternitá. Da allora la locomotiva a vapore scomparve dalla mia mente, sostituita nel 1959 con quella elettrica. Ricompare oggi ogni volta che attraverso la piazza della stazione di Pescara dove ce n'é una esposta. Ricordo anche che Pescara mi apparve come una cittá enorme e che per andare dal medico prendemmo un calesse, forse perché il taxi era molto costoso.

Il medico di Pescara avrá dato istruzioni precise, visto che dopo la visita, le suore dell'asilo che frequentavo sembravano piú pazienti con me. Anche la dieta cambió, infatti la contadina che ogni sera mi chiamava sottocasa con il campanello della sua bicicletta per farmi riempire una pentolina di latte fresco (da bollire per la colazione del mattino), cominció a darmi anche un uovo da portare a casa.

Da allora la colazione consisteva di una tazza di latte caldo, pane e marmellata ed un uovo bucato con un ago da entrambe le estremitá, da bere. L'uovo doveva essere fresco e bisognava farlo arrivare dalla campagna: i negozi non erano affidabili. Questo regime alimentare duró fino all'inizio delle scuole elementari dove, visto che il deperimento aumentava con il crescere, la colazione si arricchí di zabaglione, per buona misura con un pó di marsala. Quello era un bel periodo, ricordo che ero sempre contento. Sicuramente perché andavo a scuola semi-ubriaco!

D'inverno il latte veniva riscaldato sulla stufa a kerosene, che dava un sapore un pó strano. In cucina avevamo un enorme camino, che, come tutti i camini, toglieva piú calore di quanto ne dasse. Per rimediare avevano installato una stufetta con il tubo di scarico che girava in tutte le stanze per riscaldare. Quando il "riscaldamento" non serviva si usava invece la cucina a gas con bombola, che veniva sostituita ogni mese.

D'estate si cenava nel piccolo giardino coperto da un albero di fichi ed una vigna d'uva bianca che un contadino locale veniva settimanalmente a trattare con verderame e zolfo. Di fianco c'era anche un pozzo d'acqua dolce cosí limpida e fresca da ospitare pesci rossi.

Quando il circo Takimiri piantava le tende nell'ampio campo dall'altra parte della strada, i circensi venivano a prendere l'acqua dal pozzo per abbeverare gli animali in cambio di biglietti d'ingresso. Durante questo processo l'area si riempiva di giovanotti che speravano di parlare con Mirna, la bellissima figlia del proprietario, trapezista assieme al fratello (che la controllava a vista). La combinazione delle frasche e dell'acqua fresca rendeva le serate estive piacevoli e a volte serviva anche un pullover per le basse temperature. Quando zia Ester non riuscí piú a gestire il giardino, mio padre lo sostituí con un meno impegnativo e inestetico piazzale in cemento.

Tornando alla colazione, questa mi causava intoppi all'ora di pranzo. A scuola c'era la mensa, ma non avevo il permesso di mangiarci ed il profumo dei pasti caldi che si diffondeva quando si usciva per tornare a casa mi faceva quasi svenire. Il problema era che zia Ester mi svegliava molto presto per farmi fare i compiti, perché, diceva, si apprende meglio a stomaco vuoto. E mentre studiavo l'aritmetica addizionando o sottraendo patate, la mamma preparava la colazione. A pensarci bene, devo dire che le patate non mi hanno aiutato con la matematica ed ancora oggi queste e quella mi stanno sullo stomaco.

Anche con le scuole chiuse ci si svegliava presto per andare in "pineta", che non era altro che un piccolo parco con tanti alberi di pini, perché l'aria fresca faceva bene ai bambini gracili. In spiaggia ci si andava dalle 10 a mezzogiorno, perché dopo le 12 il sole faceva male.

Dalle scuole medie in poi andavo da solo dal dottore di famiglia per la ricetta delle solite cure ricostituenti a base di B12 in primavera e in autunno. Non c'era nemmeno bisogno della visita. Appena il medico mi vedeva attraverso la nuvola di fumo delle sigarette che fumava a ripetizione, mi dava la ricetta da portare in farmacia o addirittura la medicina che trovava frugando sulla scrivania. Purtroppo non credeva nella cura con pillole ed invariabilmente finivo con quella a base di iniezioni.

A distanza di tempo sono convinto che all'epoca avevo cosí tanti buchi sul corpo da sembrare un colabrodo! In quel periodo avevo anche la libertá di scegliere il tipo di merenda e quindi passavo dalla Nutella ai formaggini a seconda dei regali che questi offrivano con la raccolta di punti.

Alle superiori la mia gracilitá, oltre che essere una preoccupazione per i miei,  diventó un problema anche per me, specialmente per far colpo sulle ragazze. Per posta acquistai un estensore per i pettorali e mi impegnai molto durante l'ora di ginnastica, (non essendoci ancora una palestra, consisteva nel salire di corsa le scale che univano la parte bassa del paese con quella alta). La speranza era di coprire le ossa sporgenti con dei muscoli. La missione "ragazze" fallí miseramente, nonostante partecipassi a tutte le gite della scuola e le scampagnate organizzate dal parroco, che faceva finta di ignorare la tessera del PCI di mio padre, grazie alla presenza di mia zia come soprano nel coro della sua chiesa.         

Per un mistero ancora da chiarire, la prima "ruota di scorta" intorno al girovita si materializzó verso i 35 anni, poi scomparve per quindi tornare esattamente il giorno dopo il mio 55-mo compleanno e da allora cocciutamente si rifiuta di sparire.           

Secondo una mia teoria della relativitá, sono tutte quelle cure di B12 che adesso stanno facendo effetto a scoppio ritardato.

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