di Luciano Castro
Un Boeing 737-800 della compagnia aerea Ryanair con a bordo circa 150 passeggeri, tra cui molti italiani, ha rischiato ieri di essere coinvolto in un incidente sull’aeroporto di Cracovia. Il volo FR 9662 era decollato intorno alle ore 14.25 da Roma Ciampino. Il velivolo (intitolato alla regione polacca “Malopolska” e con le marche EI-DPI) aveva effettuato un volo regolare, giungendo nei cieli della città polacca con una quindicina di minuti di anticipo sul previsto grazie anche al vento favorevole. Intorno alle ore 16, mentre era impegnato nella discesa per l’atterraggio, con la normale diminuzione di quota e velocità, improvvisamente i passeggeri hanno sentito distintamente i motori salire nuovamente di giri, in quella che in gergo aeronautico si chiama una “riattaccata”. Pochi istanti dopo, dalla cabina di pilotaggio è stato il comandante a spiegare l’accaduto: “Stavamo in avvicinamento a Cracovia”, ha detto nell’interfono, “ma un’auto era presente in pista e abbiamo dovuto interrompere l’atterraggio”.
Preoccupazione e qualche attimo di ansia tra i passeggeri a bordo, tra cui decine di italiani e anche 20 studenti del liceo scientifico abruzzese “Marco Vitruvio Pollione” di Avezzano (L’Aquila), in visita in Polonia nell’ambito di un progetto di scambio culturale di Intercultura. “E poi dicono di noi italiani!”, è stato il commento spontaneo di uno di loro. “Come si fa a lasciare un’auto sulla pista?”.
La tensione si è poi sciolta all’atterraggio, che è stato salutato con un vigoroso applauso da molti passeggeri, soprattutto dai più giovani. “Eravamo a circa 3 miglia dall’aeroporto, mancavano alcuni minuti di volo”, ci ha detto il comandante del Boeing, un italiano sui 40 anni che però ha preferito non fornire le sue generalità. “Ad un certo punto, dalla torre di controllo di Cracovia ci hanno avvisato che a un’auto si era spento il motore sulla pista. Noi eravamo lontani, non la vedavamo ancora. Non abbiamo potuto far altro che ridare motore e girare intorno alla città in attesa che fosse rimossa. A volte, succede…”.
