Di Pietro Mancini
Un bel segnale di cambiamento l’elezione di Laura Boldrini sulla poltrona, occupata in passato da vecchi politici di professione, come Fini e Casini, ma anche da personaggi del calibro dei comunisti Nilde Jotti e Pietro Ingrao e del socialista Sandro Pertini. Per salire in politica, con trasparenza, non è obbligatorio, dunque, passare per il lettone di Putin nè smistare il traffico delle olgettine a Villone Certosa.
E neppure dalle polverose sezioni dei vecchi partiti ai book delle foto, tipo Miss Italia, all’obbedienza ai capi. Spero che il messaggio e il bel discorso di Boldrini vengo compreso e fatto proprio da tutte le donne, anche quelle del Pdl che, sinora, si son dovute sottoporre a umilianti prove o han dovuto presenziare a “cenone eleganti”, tanto noiose quanto caratterizzate da epiloghi licenziosi. Montecitorio non poteva restare indifferente alla richiesta di novità, sollecitate da un Paese, che cambia, e a un’assemblea, invasa da grillini, studenti, precari e giovani, che hanno fatto pesanti sacrifici, per lavorare e studiare.
