Le Borse del Vecchio continente beneficiano dei segnali di risveglio della locomotiva tedesca e migliorano, dopo un avvio cauto, in scia al rally di fine settimana. Un movimento lanciato dalle parole del presidente della Bce, Mario Draghi, che promettendo di fare tutto il necessario per rilanciare l’economia e soprattutto evitare la deflazione ha – di fatto – avvicinato l’intervento della Bce sotto forma di quantitative easing, l’acquisto di titoli anche di Stato sui mercati. A sopresa, poi, venerdì scorso è arrivata la mossa della Banca centrale della Cina, che ha tagliato i tassi annunciando di essere pronta a liquidità al sistema bancario.
Con le mosse delle Banche centrali sullo sfondo, gli investitori registrano oggi gli attesi dati dalla Germania, l’economia che aveva dato segni di preoccupante debolezza nel recente passato: l’indice Ifo sulla fiducia verso il clima di business sale a 104,7 punti a novembre, sopra le attese per un livello di 103 punti. Si tratta della prima risalita dopo sette mesi di ribasso. Considerando la chiusura della Borsa di Tokyo per la festa del lavoro, è questo il dato più rilevante per i mercati in attesa di quello sul Pil nei prossimi giorni (l’agenda della settimana). In Italia si guarda ai dati sul commercio estero extra Ue, con il surplus che registra i massimi da gennaio del 1993, mentre dagli Usa arriveranno invece gli indici Pmi compositi dell’istituto Markit e la rilevazione sull’attività manifatturiera della Fed di Dallas.
Oggi però è anche il giorno degli esami politici all’indomani della grande fuga dalle urne: in Emilia Romagna per la scelta del governatore ha votato meno del 38% degli aventi diritto, in Calabria il 44%. Uno scenario che in qualche modo allontana dal rischio voto anticipato a livello nazionale, ma mette ancora più pressione al governo che continua sulla strada delle riforme: mercoledì è atteso il via libera della Camera al Jobs Act. Sempre in settimana si attende l’ok della Commissione Ue alla legge di Stabilità e – soprattutto – il piano da 300 miliardi di investimenti per il rilancio dell’Europa promesso dal neo presidente Jean Claude Juncker. Nel frattempo l’euro resta debole sotto 1,24 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,2393 dollari sui minimi da oltre due anni.
In questo contesto a Milano Piazza Affari, dopo un avvio titubante, torna in rialzo dello 0,3%. Sul listino italiano pesa per un -0,16% lo stacco di cedole importanti quali Tenaris, Mediolanum, Atlantia, Terna e Mediobanca. Bene il comparto bancario, con Intesa Sanpaolo che beneficia del possibile shopping nel Regno Unito. Scatto per Wdf (+1,3%) che, secondo indiscrezioni, guarda a un’alleanza con un partner asiatico. Migliorano anche le altre Borse europee: Parigi avanza dello 0,9%, Francoforte dello 0,6% e Londra recupera la parità. Continua la corsa al ribasso del Btp sul mercato secondario: scommettendo sull’intervento della Bce i titoli decennali del debito pubblico italiano aggiornano i loro minimi storici al 2,16%, mentre lo spread, il premio pagato per investire nel debito di Roma anziché in quello di Berlino, cala sotto quota 140 punti base. Record anche per i Bonos spagnoli, che per la prima volta nella storia arrivano a rendere meno del 2%.
