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Cronache
Omicidio Kercher, Amanda Knox contro la condanna: "Non ho calunniato Lumumba"

Caso Kercher, Amanda Knox contro la condanna: "Non ho calunniato Lumumba e non ho ucciso la mia amica"

Amanda Knox continua a proclamarsi innocente: sia per l’omicidio di Meredith Kercher sia per la calunnia nei confronti di Patrick Lumumba. Dalla prima accusa è stata definitivamente assolta dalla Cassazione, dalla seconda è stata invece appena condannata dalla Corte d’appello di Firenze.

La proclamazione di innocenza l’ha fatta a Perugia, poco lontano dalla casa dove fu uccisa (in concorso, ma dopo l’assoluzione di Raffaele Sollecito l’unico condannato è stato Rudy Guede) Meredith Kercher, davanti alle telecamere di TG24 di Sky, dopo aver preso un caffè con il suo storico difensore, l’avvocato Luciano Ghirga. “Amo questo paese e spero che un giorno potremo veramente capirci. Ci sto provando - ha detto Amanda alle telecamere - Questo verdetto non è giusto e non è corretto. Aspetto le motivazioni della Corte d’appello di Firenze, ma certamente faremo ricorso alla Corte di Cassazione”.

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LEGGI ANCHE: Omicidio Kercher, calunnie a Lumumba: Knox condannata a 3 anni di carcere

Amanda Knox ha proseguito dicendo di non aver dormito la notte e di essere “davvero delusa, mi sento triste, ma sono determinata. Non ho niente da nascondere e non smetterò mai di dire la verità. Non ho calunniato Patrick, non ho ucciso la mia amica. Tornerò qui tutte le volte che devo per lottare contro questa ingiustizia”. La 36enne statunitense durante un interrogatorio aveva accusato Lumumba di essere stato presente nella casa di Meredith e di averla uccisa dopo alcune avance e il rifiuto della studentessa inglese. Quella confessione aveva portato in carcere Patrick Lumumba, scarcerato solo dopo due settimane grazie alla testimonianza di un professore universitario che aveva passato con lui la notte dell’omicidio di Meredith Kercher. Era così scattata anche l’accusa di calunnia a carico di Amanda Knox.

La Corte europea dei diritti dell’uomo, però, aveva sostenuto che il comportamento degli investigatori italiani era stato lesivo dei diritti di Amanda Knox, con pressioni, interrogatori fiumi, omissione di un interprete e, soprattutto, l’omessa interruzione dell’interrogatorio nel momento in cui la stessa indagata aveva fatto affermazioni auto ed etero accusatorie (cioè si era messa in casa al momento dell’omicidio e ci aveva piazzato anche Lumumba). Sulla base di questa decisione, era stato presentato un ricorso per Cassazione per riaprire il caso. E Roma aveva mandato a Firenze per decidere sulla calunnia (già scontata da Amanda Knox con i quattro anni di detenzione fino alla liberazione in appello a Perugia).

Amanda Knox nella sua intervista a Sky ha ribadito di essere innocente, di non essere mai stata la ragazza descritta dalla stampa e che continuerà a battersi per la sua innocenza e contro gli errori giudiziari.

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