La confusione che si è creata in Italia arriva dal fatto che qui di Covid 19 dissertano veterinari, zanzarologi, giornalisti, attori, politici e leoni da tastiera con specializzazione conseguita su Facebook. Ecco perché non dobbiamo stupirci se in nostro paese è fra gli ultimi al
“Perché tutti dissertano sul Covid? Covid 19 è una malattia infettiva virale. Tecnicamente, hanno titolo per parlarne tre categorie: epidemiologi, microbiologi e infettivologi. Persino in Grecia a parlare è Sotiris Tsiodras, una figura di riferimento per questa patologia, professore di malattie Infettive presso l’università di Atene. Ed è la figura di riferimento per la Grecia dal punto di vista epidemiologico.
La confusione che si è creata in Italia arriva dal fatto che qui di Covid 19 dissertano veterinari, zanzarologi, giornalisti, attori, politici e leoni da tastiera con specializzazione conseguita su Facebook. Ecco perché non dobbiamo stupirci se in nostro paese è fra gli ultimi al mondo nella gestione della pandemia.
Abbatte gli argini, Pietro Luigi Garavelli, primario di Malattie infettive a Novara, tornato sulle nostre pagine per la “seconda puntata” del problema Covid 19.
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“Sono confortato dall’ingresso nel Cts di Giorgio Palù, che è microbiologo di una solidità indiscutibile. È un passo positivo, Palù viene da un mondo che da sempre ha a che fare con i virus. Ma restiamo comunque indietro rispetto ad altri paesi che hanno affidato la gestione dell’epidemia a persone titolate. Negli Usa Anthony Fauci, nel Regno Unito gli epidemiologi e infettivologi degli istituti di Medicina Tropicale di Londra e Liverpool, in cui si sono formati decine di infettivologi italiani”.
*BRPAGE*Ecco, appunto, dove sono gli infettivologi italiani? Chi abbiamo qui, di valido?
In Italia abbiamo esperti con notevoli capacità. Faccio solo tre esempi di medici che hanno forte esperienza perché hanno studiato le problematiche terapeutiche della Sars: Roberto Cauda, infettivologo a Roma attualmente primario al Gemelli di Roma e professore di Malattie Infettive; il professor Antonio Cassone, già Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità e Andrea Savarino, attualmente in Germania. L’Italia ha risorse di eccellenza internazionale. Ma anche Andrea Crisanti, parassitologo che si è occupato delle dinamiche della malaria ha lavorato in Uk con grandissimi epidemiologi. E a gennaio sosteneva che sarebbe stato necessario un robusto lockdown con inizio della vaccinazione di massa. Che è quanto ho affermato io quando ho detto che la strategia del lockdown a singhiozzo e del vaccino fatto in questo modo non porta ad alcuna soluzione. E vorrei ribadire che io sono a favore del vaccino, come parte di una strategia risolutiva che deve annoverare quattro punti essenziali.
Perché questa confusione? E opinioni che si contraddicono l’una con l’altra?
Perché come dicevo parla gente che non ha titolo. Servono tre cose: l’epidemiologo che studia l’andamento delle malattie infettive, l’infettivologo che studia le loro manifestazioni cliniche e il microbiologo che le analizza in laboratorio. Punto. E devono collaborare!
Perché questa malattia evolve e la stiamo vivendo giorno per giorno, quindi diventa difficile dare delle valutazioni lineari. L’esempio più clamoroso è la comparsa di varianti che prima erano solo ipotizzate. Ogni cosa è in divenire per questo servono competenza e collaborazione. Le stesse cure domiciliari in un anno sono passate da idrossiclorochina e il suo omologo ivermectina in Sud America ai monoclonali, fino a ll’impiego potenziale di un farmaco antivirale di cui ha parlato Bassetti, il Molnupiravir. Ora dovremmo fare essenzialmente quattro cose per uscirne.
*BRPAGE*Informazione, comportamenti, vaccini e cure domiciliari precoci: il poker per uscirne
La strategia, secondo Garavelli è molto chiara. Quattro punti fondamentali. “Una comunicazione onesta ed educativa. La gente deve caprie che lockdown e politica vaccinale NON risolvono il problema. Deve capire che i comportamenti responsabili devono essere parte della nostra vita ancora per tanto tempo! Ripeto: questo virus ha capacità di mutare rapidamente sotto pressione della risposta anticorpale quindi tende a modificarsi e a sfuggire. Bisogna fare informazione seria, mantenere comportamenti responsabili, proseguire la campagna vaccinale e battere sulle cure precoci! Le cure a casa, intraprese nei primi giorni, salvano vite. Soprattutto, va capito che il vaccino NON è liberi tutti!
Ma chi è vaccinato continua a essere infettivo?
Si, chi è vaccinato può infettarsi e infettare. Con una differenza: il vaccino impedisce che l’infezione delle alte vie scenda e si trasformi in malattia grave. Ma NON impedisce che il virus si impianti nelle nostre alte vie (gola, naso) e si replichi! Per questo bisogna continuare a restare distanziati e indossare dispositivi di protezione. Nel frattempo, le cure domiciliari sono preziose per evitare che si intasino gli ospedali. Ora quando arriverà il caldo spero che non si faccia l’errore di attribuire il calo dell’onda solo alla campagna vaccinale: teniamo presente che c’è il fattore clima a dare il suo contributo.
In quali altre aree vede improvvisazione o anomalie?
Mandare in prima linea a vaccinare persone con poca esperienza non è una grande idea. Ripeto il concetto: non si può arruolare chichessia, servono persone con esperienza. Non bisogna mandare allo sbando colleghi con formazione diversa, che non hanno prontezza di reazione. Un altro grosso problema è la gestione del rapporto con le case farmaceutiche. Io sono un uomo libero da sempre ma non è un segreto che la ricerca, soprattutto nei grandi istituti, avvenga primariamente grazie a finanziamenti da parte delle case farmaceutiche. Che da un certo punto di vista è cosa nobile, perché consente di pagare borse di studio a giovani di valore, a mantenere tutta una serie di professionalità. Ma va mantenuto un equilibrio. Per evitare che l’interesse economico prevalga sul bene collettivo.

