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Isis, smantellata cellula jihadista in Italia. Reclutava jihadisti

Ora è ufficiale: gli jihadisti in Italia. Il terrorismo islamico è già arrivato in Italia. Smantellata una cellula jihadista operante tra il nostro Paese e i Balcani. Tre arresti. Il gruppo reclutava aspiranti jihadisti, combattenti delle milizie. Erano in contatto con un foreign fighter residente vicino a Brescia. Perquisizioni in corso in Lombardia, Piemonte e Toscana

Ora è ufficiale: il terrorismo islamico è già arrivato in Italia. Smantellata una cellula jihadista​ operante tra il nostro Paese e i Balcani. Arrestati tre uomini in provincia di Torino: un italiano e due albanesi. Il gruppo reclutava aspiranti combattenti delle milizie. Erano in contatto con foreign fighters. Perquisizioni in corso in Lombardia, Piemonte e Toscana.

LA CRONACA

Alfano, applicata per prima volta sorveglianza speciale – “Grazie al lavoro della polizia e della magistratura sono stati arrestati tre ‘reclutatori’ ed e’ stata applicata la misura della sorveglianza speciale, prima ancora che il decreto venisse convertito”, ovvero “e’ stata applicata per la prima volta ad un sospettato di terrorismo la stessa regola che e’ stata sin qui, in questi anni, applicata ai sospettati di mafia”. Lo ha detto ad Agora’, su Raitre, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, in riferimento all’operazione “Balkan Connection”. “Vuol dire che il sistema di prevenzione sta funzionando”, ha sottolineato il ministro.

Giovanissimo di Como aspirante foreign fighter – I due albanesi bloccati dalla Polizia di Stato, rispettivamente in provincia di Torino e in Albania, nell’ambito dell’operazione “Balkan Connection”, dopo la partenza di un italo-marocchino residente nel bresciano, avevano individuato un altro aspirante combattente da inviare in Siria. Si tratta di un giovanissimo italo-tunisino residente in provincia di Como, ancora minorenne all’epoca dei primi approcci avvenuti sempre tramite Internet, che, inizialmente titubante, era stato progressivamente convinto ad aderire al Califfato di Abu Bakri Al Baghdadi. Proprio per rinforzare i suoi propositi di combattente, l’estremista arrestato oggi in Albania era appositamente venuto in Italia per incontrarlo. In applicazione della recenti misure di contrasto al fenomeno dei foreign fighters introdotte con il recente decreto legge antiterrorismo, il giovane italo-tunisino sara’ sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Contestualmente, il questore di Brescia ha disposto la sospensione dei suoi documenti validi per l’espatrio.

Arrestati in contatto con foreign fighter italiano – I tre arrestati nell’ambito dell’operazione “Balkan Connection” erano in contatto, telefonico e facebook, con un italo marocchino residente a Vobarno (Brescia), inserito nella lista dei 65 “foreign fighters” italiani, partito nel settembre 2013 dal nostro Paese per unirsi all’Isis. L’uomo pochi giorni prima di trasferirsi in Siria aveva effettuato un rapido viaggio proprio in Albania. Il 12 giugno del 2013 era gia’ stato arrestato dalla Digos per reati di terrorismo.

GLI ARRESTI – Una cellula di estremisti islamici che operava tra l’Italia e i Balcani e’ stata smantellata dalla Polizia di Stato. L’operazione denominata “balkan connection” e’ stata coordinata dal servizio centrale antiterrorismo della direzione centrale della Polizia di Prevenzione/Ucigos e condotta dalla Digos di Brescia con il concorso delle questure di Torino, Como e Massa Carrara. Secondo quanto appreso, la cellula di estremisti islamici era dedita al reclutamento di aspiranti combattenti e al loro instradamento verso le milizie dello Stato Islamico. La complessa operazione in corso da questa mattina ha portato l’autorità giudiziaria di Brescia ha emettere tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di due cittadini albanesi, zio e nipote, il primo residente in Albania e l’altro in provincia di Torino, nonché a carico di un 20enne cittadino italiano di origine marocchina, anch’egli residente in provincia di Torino. I primi due sono indagati del reato di reclutamento con finalità di terrorismo, il terzo di apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall’uso di internet. Intanto sono in corso diverse perquisizioni in Lombardia, Piemonte e Toscana nei confronti di alcuni simpatizzanti del Califfato emersi nelle indagini.

L’ITALIANO AVEVA SCRITTO “LO STATO ISLAMICO” – Il terzo presunto militante islamico arrestato oggi dalla polizia e’ un 20enne cittadino italiano di origine marocchina, residente in provincia di Torino, attivissimo su internet e ritenuto l’autore di un testo, redatto in italiano, dal titolo “Lo Stato Islamico, una realta’ che ti vorrebbe comunicare”, diffuso attraverso i social network dallo scorso novembre e finito sui giornali qualche settimana fa. Si tratta di un documento di 64 pagine che illustra nel dettaglio le attivita’ del Califfato nei territori occupati, descrivendolo come un vero e proprio “Stato” che offre benessere e protezione ai suoi cittadini, ma nel contempo spietato con i suoi nemici.

La sua importanza – secondo gli investigatori – non risiede tanto nei contenuti, che ormai si ritrovano in molteplici testi o video diffusi dallo Stato Islamico tramite Internet, quanto piuttosto nel fatto che e’ stato ideato per essere destinato specificatamente a un potenziale pubblico italiano o di lingua italiana. Le indagini hanno documentato che lo scritto e’ stato poi rilanciato da altri utenti, attraverso facebook o siti Internet, per consentirne la massima diffusione tra gli islamici che parlano italiano.