Il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici commenta con il Velino l’approvazione da parte del Senato della norma che introduce il reato di negazionismo della Shoah come aggravante della Legge Mancino. “Il voto di oggi è una tappa importante. E’ altamente significativo che sia avvenuto in una fase storica come quella attuale. La memoria di una pagina cosi tragica del secolo scorso, da tramandare alle generazioni future, rischiava di essere affidata a coloro che vogliono cancellare quel ricordo”.
“Come ricorda la filosofa Donatella Di Cesare – sottolinea Pacifici – la negazione della Shoah comincia proprio con la soluzione finale. I nazisti erano consapevoli che il piano che stavano attuando sarebbe stato così aberrante che nessun essere umano sarebbe stato poi in grado di immaginare che altri uomini lo avevano potuto effettivamente partorire. Coloro che iniziarono l’annientamento degli ebrei, insomma, ne avevano contestualmente cominciato la negazione”.
Chi allora negava la Shoah e chi seguita a farlo ancora oggi, spiega il presidente della Comunità ebraica di Roma, “lo fa per una motivazione ideologica: proseguire lo sterminio nella nostra generazione. All’epoca cercarono di distruggere le camere a gas del campo di Birkenau, poco prima che venisse liberato dalle truppe sovietiche, per negare e cancellare le prove della macchina della morte. Oggi utilizzano magari la Rete per minacciare, propagare odio, provocare questo tipo di idee e lasciare il dubbio. E’ notizia di soli pochi giorni fa che l’Iran, che vuole distruggere Israele con le armi nucleari, ha indetto una sorta di festival per premiare la migliore vignetta che nega la Shoah“.
Non sono mancate, nel dibattito sul negazionismo, le voci di coloro che si sono detti perplessi sull’introduzione del reato perché limiterebbe la libertà di opinione. “Il reato introdotto dalla legge approvata oggi è confinato nei luoghi pubblici – controbatte Pacifici -. Vuol dire che nel 2015 un professore non può andare in un’aula accademica o nelle scuole italiane a promuovere convegni dove si nega la Shoah. Tutto ciò che invece avviene in privato, da una semplice telefonata alla chiacchierata al bar, non può essere oggetto di reato”. La nuova normativa non potrebbe essere sfruttata a proprio vantaggio dai negazionisti spacciandosi per vittime? “Non riesco a capire come potranno passare per vittime questi ‘signori’ che in malafede non hanno la volontà storica di capire cosa sia stata la Shoah“, risponde il presidente della Comunità ebraica di Roma.
Pacifici, che auspica un rapido iter del disegno di legge alla Camera, ringrazia tutti i senatori in particolare Silvana Amati (Pd), Lucio Malan (FI), il presiedente del Senato Pietro Grasso e il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano perché “nel 2013 si espresse pubblicamente a favore dell’introduzione di questo reato”. Il Parlamento, rileva il presidente della Comunità ebraica di Roma, “contrapposto su tanti temi, si è finalmente trovato unito su valori comuni”. Eppure il “sì” dell’Aula di Palazzo Madama non è stato compatto, dal momento che si sono registrati tre voti contrari e otto astensioni. “Come dice una massima della tradizione ebraica ‘Ogni sentenza a morte emessa all’unanimità viene annullata’ – afferma Pacifici -, perché l’unanimità in un voto è spesso figlia dell’emotività o della massa. Per questo ringrazio sinceramente anche coloro che hanno votato contro o si sono astenuti, perché hanno alzato il livello del dibattito”.
