Il gup Paola Della Monica ha rinviato a giudizio il senatore di Forza Italia Denis Verdini nell’ambito della cosiddetta P3, l’associazione caratterizzata “dalla segretezza degli scopi, dell’attivita’ e della composizione del sodalizio e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonche’ apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali”. Il processo per Verdini prendera’ il via il 5 febbraio davanti ai giudici della nona sezione penale del tribunale. Per quella data comparira’ come imputato anche l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino che risponde invece di diffamazione e di tentata violenza privata per aver cercato di screditare l’attuale governatore della Regione Campania Stefano Caldoro al fine di eliminare la sua candidatura dalla lista del Pdl. E’ stata stralciata, infine, e aggiornata al 3 dicembre la posizione dell’ex parlamentare Marcello Dell’Utri in attesa dell’esito dell’estradizione suppletiva dal Libano.
Verdini e Dell’Utri, stando alla procura di Roma, sono accusati di violazione della legge Anselmi sulle societa’ segrete e di associazione per delinquere finalizzata a episodi di corruzione, abuso d’ufficio e illecito finanziamento connessi ai rapporti con alcuni imprenditori interessati a operare nel settore della produzione dell’energia eolica in Sardegna. Il 10 novembre prossimo, intanto, davanti a un altro collegio giudicante della nona sezione riprende il processo a carico di 17 persone (tra cui l’uomo d’affari Flavio Carboni, l’imprenditore Arcangelo Martino, l’ex giudice tributarista Pasquale Lombardi) anche loro coinvolte nella vicenda principale della P3 o in altri filoni di indagine paralleli. E’ il caso, ad esempio, dell’ex presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, che risponde solo di concorso in abuso d’ufficio assieme a Carboni e a Ignazio Farris perche’ – secondo l’accusa – avrebbe deliberato, su istigazione del primo, la nomina del secondo alla carica di direttore generale dell’Arpa Sardegna, con un ingiusto vantaggio patrimoniale per il nominato e un danno per gli aspiranti alla stessa carica, in violazione della legge vigente.
