Renzi ha rotto. Sì, ha rotto. Ma cosa ha rotto Renzi? “In questi tre mesi il Parlamento ha rotto quell’incantesimo che sembrava bloccarlo in un sostanziale elemento in stallo”. Matteo Renzi, nell’informativa in vista del Consiglio Ue del 19 e 20 marzo, ha evidenziato i progressi dell’Italia, sul versante delle riforme istituzionali e della riduzione del cuneo fiscale, che hanno contribuito a cambiare il clima europeo, e si è detto convinto che negli ultimi mesi sia stata restituita centralità alla politica e che l’Italia abbia avuto la capacità di incidere sulle scelte europee.
Renzi ha indicato i principali fattori di ripresa economica a livello europeo: il piano Junker, la flessibilità, la politica monetaria espansiva della Bce, il riequilibrio del rapporto tra euro e dollaro, la riduzione del prezzo del petrolio. Fattori che “dipendono dalla politica europea” e che riflettono secondo Renzi il “cambiamento di vocabolario” verificatosi durante il semestre di presidenza italiana, grazie al quale si è “potuto finalmente voltare pagina”.
Renzi ha anche rivendicato l’operato del governo con l’approvazione della Legge di stabilità e il Jobs Act.
Nella riunione di Bruxelles del 19 e 20 marzo, si discuterà di politica energetica, che deve essere imperniata sulla sicurezza degli approvvigionamenti, sull’unità del mercato, sull’efficienza, sulla rinnovata centralità dei Paesi africani; dell’indipendenza dell’Ucraina e il partenariato orientale; della questione libica, che va ben oltre il problema dell’immigrazione e deve essere monitorata per la presenza di milizie facenti riferimento all’Isis. L’Italia, che ha rinnovato i rapporti con l’Egitto – ha detto Renzi in Parlamento -, si adopererà affinché sia riconosciuta a livello europeo la centralità strategica dell’Africa e del Mediterraneo.

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