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Cronache
Un Master Plan per il famigerato Sarno. Al via il campionamento delle acque

Citato in passato da poeti e scrittori nelle loro opere, il Sarno è oggi conosciuto come il fiume più inquinato d’Europa. Un fiume che, a dispetto della sua brevità, appena 24 chilometri, attraversa il polo industriale agroalimentare e quello conciario che, se occupano imprese ed un tessuto produttivo di primo piano per l’economa regionale, rappresentano anche la fonte più elevata d’inquinamento ambientale. Nei giorni scorsi i tecnici dell’Autorità del Distretto dell’Appennino Meridionale hanno realizzato dei campionamenti delle acque lungo il corso del fiume e dei suoi affluenti principali, Solofrana e Cavaiola e trasferiti per le analisi al Dipartimento di Biologia e Chimica dell’Università di Napoli Federico II. E a breve inizieranno le verifiche e i controlli congiunti con i carabinieri del Noe con cui è stato siglato un accordo di collaborazione nello scorso ottobre, a seguito del quale è stato condiviso un Programma tecnico operativo con l’obiettivo di censire, controllare e verificare gli scarichi civili ed industriali per la mitigazione degli impatti ambientali a seguito del quale è stato condiviso. Per affrontare, in maniera integrata e di sistema, le criticità dell'area Bacino Fiume Sarno è stato predisposto ed avviato un Master Plan dall’Autorità di Distretto, su mandato del ministro per l’Ambiente, Sergio Costa, che declina tutte le azioni necessarie per predisporre  un programma di interventi a breve, medio e lungo termine allo scopo di mettere la parola fine all’emergenza ambientale. Per il completamento di tale strumento, che costituisce un tassello significativo nella configurazione del Piano per il Mezzogiorno, è stato messo a  sistema anche   quanto ad oggi è stato avviato dalla Regione Campania e da alcuni enti locali, tra cui il Consorzio di Bonifica.

“Una rete significativa per incidere sul corretto uso del suolo e per abbattere le criticità che compromettono lo stato qualitativo delle nostre risorse e che si riflettono anche sulla filiera agro-alimentare”, sostiene il segretario del Distretto,Vera Corbelli. “Nell'ambito di questa stretta collaborazione fra il Segretariato generale dell' Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale e il Comando dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente è nato, in questi mesi, anche l'accordo su un progetto innovativo: "sicurezza idrica/sicurezza sociale" che interessa una delle più significative idrostrutture del Mezzogiorno, oggetto di grandi trasferimenti di acqua interregionali. Il mandato affidatomi dal ministro per l'Ambiente, Sergio Costa, vede l'Autorità di Distretto dell'Appennino Meridionale fortemente impegnata a trovare soluzioni e proposte”. 

Inquadramento fisico-ambientale territoriale del Master Plan                                                                        L'ambito territoriale di riferimento oggetto di analisi del Master Plan comprende 42 Comuni, che si estendono, tra le province di Napoli, Salerno ed Avellino, su una superficie complessiva di circa 680 km2, sulla quale insistono circa 950.000 abitanti e ricade all'interno della più ampia Unit of Management (comprende 56 Comuni su 708km2 fino alla penisola sorrentina) definita nell'ambito della pianificazione distrettuale (PGA e PGRA). Il reticolo idrografico principale nella sua interezza presenta una lunghezza di circa 100 km, i principali corsi d'acqua sono: torrente Solofrana (circa 28 km con un bacino di circa 98 km2), torrente Cavaiola (circa 7 km con un bacino di circa 35 km2) che confluiscono nell'Alveo Comune Nocerino, fiume Sarno (circa 25 km con un bacino di circa 179 km2 e altri corsi d'acqua secondari.

L'Autorità di Distretto dell’Appennino Meridionale                                                                                                  In base alle norme vigenti, questo strumento ha fatto proprie le attività di pianificazione e programmazione a scala di Bacino e di Distretto idrografico relative alla difesa, tutela, uso e gestione sostenibile delle risorse suolo e acqua, alla salvaguardia degli aspetti ambientali svolte dalle ex Autorità di Bacino nazionali, regionali, interregionali in base al disposto della ex legge 183/89 e concorre, pertanto, alla difesa, alla tutela e al risanamento del suolo e del sottosuolo, alla tutela quali–quantitativa della risorsa idrica, alla mitigazione del rischio idrogeologico, alla lotta alla desertificazione, alla tutela della fascia costiera ed al risanamento del litorale (in riferimento agli articoli 53, 54 e 65 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i.).

La pianificazione di bacino fino ad oggi svolta dalle ex Autorità di Bacino ripresa ed integrata dall’Autorità di Distretto, costituisce riferimento per la programmazione di azioni condivise e partecipate in ambito di governo del territorio a scala di bacino e di distretto idrografico.

Con D.Lgs. 152/2006 sono state soppresse le Autorità di Bacino e istituite, in ciascun distretto idrografico, le Autorità di Bacino Distrettuali. Il territorio nazionale è stato ripartito in 7 distretti idrografici tra i quali quello dell'Appennino Meridionale, comprendente i bacini idrografici nazionali Liri-Garigliano e Volturno, i bacini interregionali Sele, Sinni e Noce, Bradano, Saccione, Fortore e Biferno, Ofanto, Lao, Trigno ed i bacini regionali della Campania, della Puglia, della Basilicata, della Calabria, del Molise.

Le Autorità di Bacino Distrettuali, dalla data di entrata in vigore del D.M. n. 294/2016, a seguito della soppressione delle Autorità di Bacino Nazionali, Interregionali e Regionali, esercitano le funzioni e i compiti in materia di difesa del suolo, tutela delle acque e gestione delle risorse idriche previsti in capo alle stesse dalla normativa vigente nonché ogni altra funzione attribuita dalla legge o dai regolamenti. Con il DPCM del 4 aprile 2018 (pubblicato su G.U. n. 135 del 13/06/2018 ) -  emanato ai sensi dell'art. 63, c. 4 del decreto legislativo n. 152/2006 - è stata infine data definitiva operatività al processo di riordino delle funzioni in materia di difesa del suolo e di tutela delle acque avviato con Legge 221/2015 e con D.M. 294/2016.

 

 

 

 

 

 

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