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Culture
A Giulerini il compito di rilanciare il Parco archeologico dei Campi Flegrei

Raddoppiare il numero dei visitatori dagli attuali 160mila a circa 300mila nel giro di alcuni anni. E puntare su strategie di marketing mediante un’azione di rete con enti locali e territorio e su una programmazione di eventi che partiranno a giugno quando farà ritorno nel Castello di Baia la statua di Zeus in trono, restituita lo scorso anno all’Italia dal Getty Museum. Un omaggio simbolico alla sua presunta area di provenienza. Una sfida impegnativa per Paolo Giulerini, l’archeologo toscano direttore ad hinterim del Parco archeologico dei Campi Flegrei, in aggiunta a quello di responsabile del Museo archeologico nazionale di Napoli (Mann). Primo simbolico appuntamento è dunque il rientro nelle sale del Castello aragonese di Baia (una frazione di Bacoli, fondata dagli antichi romani e dove presumibilmente si ergeva la villa di Cesare) della scultura risalente al primo secolo a.C. che raffigura il sovrano dell’Olimpo sul trono. Di contenute dimensioni, l’importante scultura era stata acquistata nel 1992 in maniera poco chiara dalla curatrice dell’epoca del museo californiano e restituita all'Italia dopo venticinque anni solo in seguito alle indagini delle autorità italiane.  

Tra le altre azioni annunciate da Giulerini è prevista anche la riapertura della città bassa di Cuma, la prima colonia di fondazione greca in Italia risalente al 720 a.C. e successivamente in epoca romana il luogo dove si trovava il centro politico e commerciale dell’urbe con le terme, il foro, la basilica, il capitolium e la crypta.

Il Parco di Baia comprende una zona archeologica compresa tra i comuni di Pozzuoli, Monte di Procida e Bacoli, vasta quanto quella di Roma che la Regione vuole candidare all’Unesco come Patrimonio dell’Umanità e la più grande area sommersa al mondo. Ma va riorganizzato sotto il punto di vista organizzativo.

“E’ giunto il momento del decollo dell’intero Parco. Ma occorre mettere a sistema storia e cultura perché l’archeologia fa parte di un contesto vivo ed aperto a tutti”, sottolinea il neo direttore. “Entro la fine di marzo sarà delineata una nuova offerta, non trascureremo alcun monumento degli  oltre venticinque siti. Ma per decollare c’è bisogno dell’impegno di tutti: enti locali, associazioni, territorio. Sono convinto che non esista un primato dell’archeologia, ma un tavolo di confronto con le diverse competenze ricchezza autentica di questa terra. La pluridisciplinarità del Parco è fondamentale. Ovviamente lavoreremo per una strategia sul lungo periodo, che a giugno potremmo presentare in occasione del ritorno al Castello di Baia della statua di Zeus. E’ un’occasione da non poter perdere, sopratutto per i giovani”.

Tra gli appuntamenti annunciati da Giulerini, anche la mostra di Talas nel 2019, che si occuperà di archeologia marina del Tirreno e dei Campi Flegrei. La mostra metterà in luce il rapporto uomo-mare del mondo antico.

Obiettivo di Giulerini è valorizzare il patrimonio del museo, oggetto di recente anche di una visita da parte della principessa Dana Firas, presidente del Petra National Trust. Molti reperti documentano infatti anche contatti tra la Giordania e l’antica Puteoli. 

 

 

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