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Culture
Lombardi (Tecno), con la pandemia cambiamento epocale inevitabile per tutti

“Come Gruppo industriale Tecno, operando nell'efficientamento energetico ed industriale grazie a piattaforme che ci permettono di supportare da remoto le aziende,  abbiamo vissuto in diretta il blocco totale e la riattivazione di migliaia di impianti con il ripensamento dei cicli produttivi. Quello che stiamo vedendo e che ci rende ottimisti per il nostro Paese è  la gran voglia degli imprenditori italiani di rendere le proprie aziende sempre meno impattanti a livello ambientale. Sono convinto che questa è una sfida che sapremo cogliere”. Lo dichiara il fondatore del Gruppo Tecno, Giovanni Lombardi (nella foto), intervistato da Affaritaliani. Durante la pandemia Tecno non si è mai fermata anche se la maggior parte dei collaboratori ha lavorato da casa e parallelamente ha continuato a puntare sulla cultura seguendo il tratto distintivo dato negli anni da Lombardi di azienda impegnata nel mecenatismo. L'azienda ha promosso il libro a cura di Andrea Ferrazzi “Il mondo che (ri)nasce. La nostra vita dopo la pandemia”  edito da  Rubbettino che raccoglie tra gli altri testi di Alessandro Aresu, Filippo Barbera, Giuseppe Berta, Martina Carone, Giovanni Diamanti, Franco Ferrarotti, Andrea Ferrazzi, Paola Gioia, Tommaso Labate, Maria Elisabetta Lanzone, Marco Magnani, Paolo Magri, Francesco Morace, Riccardo Perissich, Roberto Race, Claudio Riva, Francesco Seghezzi, Gianni Silvestrini, Nadia Urbinati, Stefano Zamagni, Vera Negri Zamagni.

"La pandemia -spiega Lombardi- ha cambiato le nostre vite, scardinato le nostre certezze. Quante volte abbiamo sentito queste parole negli interminabili giorni dell'emergenza sanitaria...Il mondo, in cui tutti ci sentivamo così sicuri, ha dimostrato tutte le sue fragilità e rimesso al centro le priorità. Dobbiamo ripensare il  progresso  mettendo al centro il lavoro e l'impresa. Un'impresa che vede l'imprenditore e i collaboratori insieme costruire il futuro, attori economici fondamentali per lo sviluppo del Paese e delle comunità in cui si opera. Nel corso dell'emergenza sanitaria, con la situazione inedita che si è creata, la salute si è riappropriata del primo posto nella scala gerarchica delle priorità ci ciascuno di noi. Le preoccupazioni e la paura, ma anche la percezione del rischio e il timore delle conseguenze dovute al Covid 19, hanno creato maggiore consapevolezza rispetto all’importanza della salute, delle strutture ospedaliere e del ruolo della classe medica e del personale sanitario. Oggi, che purtroppo siamo entrati in una drammatica emergenza economica, i bisogni mettono al centro il tema del lavoro. Siamo nel pieno di un cambiamento epocale e il 2020, come scrive nel volume Giuseppe Berta, per l'Italia sarà una sorta di anno della verità. Dopo la pandemia vivremo in un mondo più digitale e forse meno globalizzato. Lo sottolinea Franco Ferrarotti: “Il virus ci costringe a riscoprire il senso del limite e a renderci conto che il progresso non è una fatalità cronologica”.

"Per questo -rileva Lombardi- condivido Francesco Morace che scrive come l’indicazione, anche per il mondo dell’impresa, sia più chiara che mai: rafforzare tutto ciò che coinvolge conoscenze e competenze per prenderci cura gli uni degli altri, riconoscendo l’importanza del bene comune. Comprendendo che questo è un elemento costitutivo della nostra umanità: sentirsi responsabili e fare la propria parte. Solo così potremo costruire quell'economia più sana e felice di cui scrivono Stefano e Vera Zamagni, in cui si possa  mettere al centro anche il tema di un lavoro al contempo più rispettoso della vita dei lavoratori, come rileva Francesco Seghezzi, e dalle migliori performance produttive. La “ricostruzione” porterà in se tanti rischi per l'ambiente se gli stati, pur di far ripartire l'economia, congeleranno gli accordi sull'utilizzo delle fonti energetiche. Sarebbe auspicabile, invece, la riconversione ecologica dell’economia, come ricorda Gianni Silvestrini”.

"Se questa crisi lascerà ad ognuno cicatrici, da imprenditore, come fa ogni giorno chi guida un'impresa, non posso non sforzarmi a vedere il bicchiere mezzo pieno. Il coronavirus -commenta Lombardi- ha fatto emergere tutte le potenzialità di comunicazione dello strumento digitale. Potenzialità ancora in ritardo nel sistema di comunicazione italiano, soprattutto nel campo della Cultura. Un mondo che, come azienda, supportiamo con un programma dedicato e che oggi andrà ancor di più aiutato. Lo dovremo fare perché la Cultura è l'Italia, è il nostro Dna e sarà, se sapremo guardare lontano, lo strumento che ci permetterà di superare questa fase difficile per il Paese e il mondo intero. Oggi più che mai, dopo aver vissuto la chiusura totale dei musei e l’impossibilità fisica di muoversi, il digitale ci ha permesso di conservare un legame visuale, emozionale ed intellettuale con il museo e l’opera d’arte, spesso con approfondimenti che vanno oltre una semplice visita della collezione. Questo processo, nato in un momento di non-crisi si è rivelato all’avanguardia e geniale. È la più grande espressione di comunicazione democratica, parafrasando il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Sylvain Bellenger: chiunque, diversamente abile, studente, artista, turista, amatore, curioso o studioso d’arte, potrà godere delle opere, approfondendole in assoluta pluridisciplinarità ed in funzione del suo singolo e specifico interesse”.

 

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