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Culture
Mirò fra sogno e colore. La mostra a Torino
Untitled, 1968-72 Oil, acrylic, charcoal and chalk on canvas 130,6x195,5 cm © Successió Miró by SIAE 2017 Archive Fundació Pilar i Joan Miró a Mallorca Foto: Joan Ramón Bonet & David Bonet

di Maura Babusci

 

L’autunno dell'arte a Torino si apre con i colori di Miró, va in scena una grande mostra dedicata alle opere dell'artista catalano: “Miró! Sogno e colore”. L'esposizione ospitata da Palazzo Chiablese, fino al 14 gennaio 2018, porta alla ribalta la produzione dell'ultimo trentennio di attività del pittore, un periodo indissolubilmente legato alla “sua” isola Maiorca dove, negli anni Sessanta e Settanta, si dedicò a temi prediletti come la raffigurazione di donne, uccelli e paesaggi monocromi. In esposizione lavori realizzati durante gli ultimi anni dunque, la pittura materica, spalmata direttamente con le dita, il colore steso con i pugni, adagiando gli impasti su compensato, cartone e materiali di riciclo. In mostra anche le sculture, frutto delle sperimentazioni con i più disparati materiali, collage e “dipintioggetto”.

 

Tutto muove dall’idea che l’artista aveva della propria opera: una sorta di monologo interiore e, al tempo stesso, un dialogo con il pubblico. Un percorso articolato in cinque sezioni, presenta lavori ampiamente rappresentativi della raccolta della Fundació Pilar i Joan Miró, realizzati durante l’ultimo ciclo creativo dell’artista, quello più dinamico e innovativo, seppure forse meno conosciuto. In esposizione capolavori come Femme au clair de lune (del 1966), Oiseaux (del 1973), Femme dans la rue (del 1973). Tra trasgressione e poesia si snoda il racconto di un grande genio che amava dire di sé “Quella selvaggia è l’altra faccia del mio personaggio. Lo so bene. Naturalmente, se sono in pubblico, non posso parlare brutalmente e indosso, si può dire, una specie di maschera”. Una maschera che non riesce a celare un universo creativo immaginifico fatto di colore e sogno, appunto.

 

La mostra costituisce anche un invito a riscoprire le avanguardie del Novecento e come queste siano in grado di dialogare con il presente. “Un universo artistico fatto di grandi personalità cosmopolite e innovative, come quella di Joan Miró, non possono che rappresentare un esempio e un modello per la nostra contemporaneità, pericolosamente attraversata da muri e divisioni e che, ancora una volta, l’arte può contribuire ad abbattere, creando ponti tra Paesi, culture e persone – ha sottolineato Antonella Parigi, Assessora alla Cultura della Regione Piemonte, aggiungendo - Per Torino e il Piemonte, ‘Miró! Sogno e colore’ rappresenta quindi una significativa occasione di approfondimento su uno degli artisti più influenti del Novecento e apprezzato da un vasto pubblico. Un’esposizione di grande interesse, che saprà sicuramente attirare turisti e appassionati d’arte, confermando la cultura quale forte elemento dell’identità di questo territorio, capace di generare valorizzazione e di dare valore alla città” (la mostra è organizzata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, appunto, dai Musei Reali di Torino e dal Gruppo Arthemisia).

 

L’opera di Joan Miró ha aperto la strada a una nuova concezione della pittura basata su un linguaggio visivo, “fisico” e su codici pittorici innovativi che portarono un importante cambiamento nella pratica artistica contemporanea, dando una direzione nuova all’arte del XXI secolo e influenzando le generazioni successive di pittori, scultori e incisori in tutto il mondo. La natura riveste un ruolo primario, la forma si semplifica. L'artista con l'animo da poeta, trova proprio nei poeti i suoi migliori interlocutori. Per Miró la poesia è stata impulso emotivo, quel momento visionario di primaria importanza nel suo lavoro, che collega cuore e mente. Parole, iscrizioni e segni diventano veicoli attraverso i quali esprimere una sorta di accattivante magia che infonde alla sua pittura significati complessi e catene d’associazioni. L’artista fa poche distinzioni tra pittura e poesia, i suoi dipinti sono testi visivi la cui sintesi struttura un nuovo tipo di linguaggio. I decenni conclusivi dell’attività di Miró presentano grandi collegamenti con la pittura astratta americana come l’alterazione del formato delle opere, le modifiche apportate in corso d’opera, l’uso del colore come esplosioni o a gocce irruvidite o diluite, ma anche con l'arte orientale, la sua estetica, la sua filosofia.

 

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