di Andrea Deugeni
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“Siamo soddisfatti che le banche quest’anno siano tornate agli utili, perché significa che il settore del credito ha iniziato a voltare pagina, ma se verranno distribuiti profitti importanti agli azionisti, la stessa cosa dev’esser fatta per i lavoratori. Chiederemo, quindi, aumenti economici nel rinnovo del contratto nazionale che scade a fine anno”.
Con queste parole Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, il maggiore sindacato italiano dei bancari, si prepara ad aprire il ventunesimo Congresso nazionale che partirà lunedì a Roma alle 15 all’Ergife Palace Hotel e durerà fino a venerdì, con i primi due giorni di dibattito a cui prenderanno parte, oltre ad Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, anche i principali banchieri italiani e il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Gli altri tre giorni, invece, saranno incentrati sui lavori interni con gli interventi dei delegati sindacali alla presenza di oltre 1.500 dirigenti della sigla provenienti da tutto il Paese.
“Dobbiamo rinnovare tre contratti nazionali che, in ordine di urgenza perché scadono prima, sono quelli delle Bcc, della riscossione tributi e quello Abi che termina alla fine di quest’anno”, dice Sileoni.
“Ci sono tre temi fondamentali che affronteremo nel Congresso: il primo è quello della digitalizzazione del settore che vogliamo concertare e condividere con le aziende del credito, trasformazione che non possiamo lasciare alla singola gestione delle banche”, aggiunge.
“Poi c’è il tema delle esternalizzazioni, in primis, dei non performing loan e quello delle relative ricadute sul personale e, infine, quello della drastica riduzione degli sportelli. Operazione che non sappiamo dove ci sta portando”, spiega ancora Sileoni che argomenta: “Le banche chiudono gli sportelli per ridurre i costi, senza conoscere però l’impatto preciso che la digitalizzazione avrà sul business. Agiscono alla cieca e senza una precisa visione prospettica. E’ comprensibile chiudere gli sportelli per effetto delle fusioni, ma non credo sia un’operazione intelligente farlo dove gli sportelli ci sono sempre stati, lasciando il campo libero a Poste e concedendo un vantaggio al competitor”.
Questi e altri temi saranno affrontati da Sileoni nella propria relazione che aprirà i lavori e che cercherà poi le risposte di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo, di Jean Pierre Mustier, Ceo di UniCredit, di Giuseppe Castagna, amministratore di BancoBpm e di Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi. Banchieri che parteciperanno alle numerose tavole rotonde in programma.
