Come se non bastassero le incertezze causate dalla politica al di qua e al di la dell’Atlantico, ad aggiungere volatilità ai mercati ci pensano anche le banche d’affari americane: c’è infatti lo zampino di Morgan Stanley nel generalizzato calo che in queste ultime sedute hanno registrato i titoli del comparto lusso-moda a Piazza Affari e sui principali listini europei.

Il broker ha infatti declassato il settore europeo del lusso da “neutral” a “underweight” (sottopesare in portafoglio, ndr), sottolineando come rimanga sopravvalutato, con quotazioni rimaste elevate nonostante la recente correzione dei mercati di borsa e il rallentamento nella crescita degli utili per azione. Non solo: la fiducia dei consumatori cinesi, un indicatore chiave per monitorare le tendenze dei beni di lusso, secondo gli analisti americani potrebbe aver raggiunto il suo apice (per non parlare del fatto che sono tornate a circolare voci di nuovi limiti al valore degli articoli di lusso che i turisti cinesi potranno portare a casa dalle loro vacanze all’estero, ndr).

Così con l’eccezione di Lvmh, su cui Morgan Stanley mantiene una valutazione positiva grazie ai margini e alla diversificazione del gruppo francese, per tutti gli altri nomi del comparto, suggeriscono gli analisti, sarebbe meglio alleggerire le posizioni. Detto fatto, il consiglio è stato subito colto al balzo dagli investitori e già ieri colossi come Kering ed Hermès hanno perso rispettivamente il 9,6% e il 5,1% (mentre la stessa Lvmh ha chiuso in rosso del 7,1%), con Brunello Cucinelli, Moncler (in rosso di oltre il 10% a fine giornata), Tod’s, Salvatore Ferragamo a loro volta in affanno.
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Ma che la marea di vendite non fosse ancora finita lo si è capito subito stamane, quando a il titolo Prada a Hong Kong ha perso il 10,2% dopo aver chiuso ieri a +1,3% prima della diffusione del “consiglio” di Morgan Stanley. Quanto agli altri “big” tricolori e non, Brunello Cucinelli è arrivato a perdere oltre il 2,5% in giornata prima di recuperare in parte sul finale, Moncler ha proseguito il calo fino a un -3,75% per poi limitare i danni a poco più dell’1%, Tod’s è arretrata del 3% circa, Salvatore Ferragamo ha perso poco di meno, mentre Luxottica ha limitato i danni a meno del 2%.
Persino Ferrari, che ormai più che un titolo industriale è considerata universalmente un nome del lusso, ha lasciato sul terreno il 2,5% circa, mentre a Londra Aston Martin Lagonda, in cui il fondo Investindustrial di Andrea Bonomi conserva una cospicua partecipazione, ha ceduto un 4% con un prezzo arrivato a toccare un minimo intraday di 14,75 sterline (contro le 19 sterline del debutto della scorsa settimana).

Nonostante rispetto a una settimana fa le quotazioni siano ormai calate tra l’8% e il 10% (o più) per tutti i titoli del comparto, non è detto che sia finita qui: alcuni come Moncler, Brunello Cucinelli e Ferrari (piuttosto che Luxottica Group) conservano infatti una performance a 12 mesi ancora ampiamente positiva, cosa che potrebbe indurre qualche investitore a proseguire nelle vendite per portare a casa gli ultimi profitti. Poi, forse, arriverà la nota di un altro broker che noterà che a questo punto, smaltite le vendite, le valutazioni sono tornate appetibili e si potrà tornare a comprare ma questo è un’altra storia, ancora da scrivere.
Luca Spoldi
