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Buffett e i consigli alla moglie. Così l’Oracolo smentisce se stesso

Il finanziere miliardario Warren Buffett suggerisce alla moglie di investire in fondi indicizzati, costano meno e creano meno stress

Buffett e i consigli alla moglie. Così l’Oracolo smentisce se stesso
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Warren Buffett è probabilmente il più famoso “gestore attivo” tra quelli ancora ben operativi sui mercati al mondo, ma a giudicare dalle sue più recenti prese di posizione, è anche il più convinto sostenitore della teoria secondo cui la gestione attiva non ha più, con gli attuali mercati e normative, senso di esistere. Non se alla gestione attiva si associano commissioni elevate come nel caso di molti prodotti statunitensi (ma anche italiani). Dopo aver attaccato frontalmente i fondi speculativi a stelle e strisce nella sua celebre lettera annuale agli azionisti di Berkshire Hathaway, ricordando come quando “triliardi di dollari vengono investiti in fondi gestiti dagli esperti di Wall Street che caricano elevate commissioni, saranno solitamente i gestori a realizzare profitti esagerati, non i clienti” e celebrando come “un eroe” Jack Bogle, fondatore di Vanguard Group e promotore da anni di Etf e fondi indicizzati a basse commissioni, Buffett ha rincarato la dose.

L’86enne gestore ha infatti consigliato a sua moglie, Astrid Menks (nella foto in alto), come ha lui stesso rivelato in occasione dell’assemblea di Berskhire Hathaway, di investire in un fondo indicizzato piuttosto che in azioni della sua stessa holding d’investimento, il giorno in cui lui dovesse morire. Secondo Buffett infatti investire in un fondo che replica grandi indici azionari come l’S&P500 della borsa di New York offre risultati migliori e comporta meno stress che non puntare su un singolo investimento, per quanto interessante.

Il consiglio di Buffett non stupisce chi conosce “l’oracolo di Omaha”, ma non è condiviso da tutti i suoi soci: Charlie Munger, vicepresidente di Berkshire Hathaway e socio di Buffett da molti anni (anche Munger è di Omaha, avendo persino lavorato da ragazzo alla Buffett&Son, il negozio di alimentari del nonno di Warren Buffett), ha replicato dicendo che da parte sua continuerà a investire in azioni Berkshire Hathaway, anche se da inizio anno il titolo è salito solo dell’1,25% contro il +7,17% dell’S&P500 e il +13,37% del Nasdaq. Buffett, peraltro, sa bene di cosa parla, avendo costruito la sua fama di gestore attivo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, investendo a lungo termine in società come Ibm, Coca-Cola e Gillette.

Investimenti che hanno portato gli uomini di Buffett a conoscere i bilanci delle società di cui erano divenuti azionisti di lungo corso come e meglio delle proprie tasche, anche sfruttando quelle che oggi, con una differente legislazione, sarebbero considerate informazioni “sensibili” e dunque tali da obbligare Berkshire Hathaway a non investire, per non essere sanzionata per insider trading.

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Sarà anche per questo, oltre che per i livelli a cui sono ormai arrivate le quotazioni delle maggiori blue chip americane e mondiali, e per l’attesa di ulteriori sia pure graduali rialzi dei tassi ufficiali a partire dagli Stati Uniti (ma presto o tardi anche in Gran Bretagna e in Europa), che Berkshire Hathaway non sta reinvestendo l’ingente liquidità di cui dispone, avendo terminato il primo trimestre dell’anno con 96,5 miliardi di dollari di cassa (contro gli 86 miliardi che risultavano a bilancio a fine 2016) contro 205 miliardi di investimenti azionari (2,38 miliardi in meno rispetto ad un anno prima).

Certo, le cose avrebbero potuto andare diversamente se Unilever avesse accettato l’offerta da 143 miliardi di dollari avanzata da Berkshire Hathaway assieme al fondo brasiliano di private equity 3G Capital per una fusione con Kraft-Heinz (controllata appunto da Buffett e dai soci brasiliani). Ma proprio questo fallimento ha dimostrato come persino per “l’oracolo di Omaha” i mercati attuali possano riservare delusioni e sorprese negative. A maggior ragione il suo consiglio è dunque da tenere ben presente: soprattutto se non amate il rischio e la volatilità, meglio investire in un fondo indicizzato a basso costo che non in troppi prodotti gestiti utili solo a rimpinguare il portafoglio dei consulenti che ve li vendono e delle società di gestione (spesso collegate a gruppi bancari) li gestiscono.

Luca Spoldi