Troppa cautela sui profitti. Che è successo a Fincantieri, ribattezzata dagli analisti e dal mercato dopo la fusione con la francese Stx la nuova Airbus dei mari? Il colosso navale guidato da Giuseppe Bono ha perso il 14,49% in Borsa nel giorno successivo alla diffusione dei risultati di bilancio 2017 e del nuovo piano industriale, piano che prevede un’ambiziosa crescita dei ricavi nel prossimo quinquennio (+50% rispetto al 2017, con un primo step già alla fine di quest’anno: +3-6%, mentre nel 2020 l’incremento sarà del 18-20% sul dato 2018), un aumento dell’Ebitda di circa il 100% (con l’Ebitda margin che dovrebbe salire tra l’8 e il 9% dei ricavi) e il risultato dell’esercizio adjusted al 2022 atteso tra il 3 il 4% dei ricavi. Avanzamenti che, almeno per ora, non tengono conto dell’ulteriore spinta che arriverà dall’acquisizione della maggioranza di Stx France e dal futuro patto con Naval Group nel militare.

Insomma, numeri buoni che non incorporano l’apporto da consolidare dell’allargamento del perimetro societario del gruppo controllato dal Tesoro italiano. Ma cos’è accaduto in Borsa? Le gioie e dolori di Fincantieri arrivano tutte dal mercato finanziario. In primis, c’è infatti da dire che dopo la quadra trovata a fine settembre dello scorso anno dal governo Gentiloni e da quello Macron sul nuovo accordo fra Fincantieri e i cantieri navali di Saint Nazaire, il titolo ha messo a segno un rally di quasi il 18%. Buona ragione in un’occasione come il newsflow sulle prossime strategie del gruppo per prendere profitto.
A detta degli analisti, però, il fatto che ha spinto il mercato a premere il tasto delle vendite è stata la decisione di Kepler Cheuvreux di ridurre la raccomandazione sul titolo da buy a hold con prezzo obiettivo a 1,45 euro e di toglierlo dalla lista delle Italian Top Picks. “Facciamo una pausa e tagliamo il giudizio a hold“, sottolineano gli esperti, che evidenziano come i target del piano 2018-2022 siano stati sostanzialmente in linea con le loro attese, con l’eccezione però dell’utile per azione più basso del previsto. Tra le altre investment bank prevale un giudizio neutrale proprio perché il piano è risultato non accelera sui profitti che sono quelli che vanno poi a rimpinguare il monte dividendi da distribuire agli investitori.

“Le guidance sono buone a livello di Ebitda, ma meno per quanto concerne l’utile“, nota infatti un analista di una primaria casa d’affari interpellato da MF-Dowjones. Anche Equita Sim rileva la nota stonata dell’utile per azione: “Il piano è nel complesso coerente con le attese su margini e posizione finanziaria netta, ma più cauto sul risultato netto. Rispetto a quello precedente, però , è leggermente più aggressivo sui margini”. Al 2020, ipotizzando costi non ricorrenti nulli, “Fincantieri dovrebbe registrare un utile compreso tra 130 e 190 milioni di euro contro i 240 milioni attesi”, concludono gli analisti della sim. Mentre Mediobanca Securietis (rating neutral e un prezzo obiettivo a 1,13 euro) ritiene che il consenso sia in linea con gli obiettivi della società in termini di crescita e margini.
Anche Banca Imi, infine che assegna al titolo un giudizio hold e ha il prezzo obiettivo in revisione, ritiene che i risultati 2017 abbiano battutto sia le sue stime conservative sia quelle del consenso di Bloomberg, ma per quanto riguarda le prospettive sull’utile netto il dato è stato inferiore alle attese. Non resta che sperare nel boccone francese.

