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Casi e casini di borsa/ Affare di Generali in Messico: Greco azzecca prezzo e timing

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Mario Greco può essere soddisfatto: la cessione a al gruppo Banorte delle partecipazioni minoritarie (49%) nelle joint venture Seguros Banorte Generali e Pensiones Banorte Generali (di cui Banorte già possedeva il restante 51%) per un controvalore complessivo lordo di 857,5 milioni, pari a poco meno di 650 milioni di euro, consente a Trieste di incamerare una plusvalenza di 500 milioni di euro ed incassa il plauso di investitori e analisti finanziari.

“Un grande prezzo per un asset minore” commentano stamane gli uomini del Credit Suisse secondo cui l’operazione avviene a multipli (quasi 5 volte il book, oltre 21 volte gli utili 2012) ben superiori a quelli impliciti a cui quota in borsa Generali, pur ribadendo il giudizio prudente sul titolo (“underperform”, con target price a 15,5 euro per azione) perché a loro giudizio Trieste già tratta a premio, in termini di multipli, rispetto a concorrenti come Axa e Aviva che pure dovrebbero a breve termine effettuare cessioni d’importo anche più rilevante nell’ambito dei rispettivi piani di ristrutturazione.

Quello che anche il Credit Suisse, come Equita Sim (che invece mantiene sul titolo della compagnia italiana un giudizio di “buy” con target price di 17 euro), sottolinea è che l’operazione, inattesa in quanto non prevista finora nel piano di cessioni che dovrebbe portare Trieste a incassare almeno 4 miliardi entro il 2015, dei quali oltre 2,2 miliardi sono già entrati nelle casse della compagnia con quest’ultima operazione, rappresenta una “buona transazione”, che consente di migliorare gli indici di solvibilità patrimoniale “con un impatto relativamente modesto sugli utili”.

L’indice Solveny I era stimato pari al 145% circa lo scorso 30 aprile, ora la vendita delle attività negli Usa e in Messico dovrebbe averlo fatto salire, secondo la banca svizzera, attorno al 150% (la stessa Generali in una nota segnalava come la sola operazione in Messico comportasse “un miglioramento di 4 punti percentuali dell’indice Solvency I”), mentre l’impatto sugli utili delle due operazioni dovrebbe essere rappresentato da un calo degli stessi “del 2%-3% dopo il reinvestimento del ricavato”.

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Giudizio simile da parte degli uomini di Equita Sim, che notano come l’uscita dal Messico comporti minori utili per circa 30-31 milioni di euro sulla base dei risultati 2012 (a fronte di un utile operativo del gruppo Generali pari a 4,2 miliardi), un valore analogo ai minori oneri finanziari futuri che farebbero capo alla compagnia se decidesse di usare l’incasso per ridurre il leverage anziché effettuare nuovi investimenti, anche in vista del previsto riacquisto delle quote di minoranza di Generali Ppf che il prossimo anno comporteranno un calo dell’indice Solvency I di circa 7 punti percentuali.

Nessuna reazione ha invece la notizia, data stamane da Trieste, del previsto impatto negativo di almeno 100 milioni di euro, dei recuperi della riassicurazione e delle tasse, derivante dai danni causati dalle alluvioni in Europa centro orientale, in particolare nella Repubblica Ceca (dove Generali Cze è stata in grado di risarcire già il 30% dei sinistri registrati) oltre che in Slovacchia e Ungheria, Germania, dove le inondazioni continuano, ed Austria, dove pure il rischio di alluvioni e frane non pare del tutto esaurito.

Mario Greco può dunque essere soddisfatto: in attesa di vedere come e quando si concluderà la cessione di Bsi, il nuovo numero uno di Trieste ha già portato a casa oltre metà dell’obiettivo a tre anni dal termine che si era prefissato, mantenendo salda la presa (51,48%) su un asset redditizio come Banca Generali e potendo guardare con più calma ad eventuali sviluppi nelle aree geografiche che realmente stanno a cuore al gruppo, ossia l’Est Europa, l’Asia e l’America Latina, dove, come ricorda il numero uno in una nota, il gruppo italiano rimane impegnato a sviluppare la propria attività in particolare nel mercato brasiliano.

Luca Spoldi