
Di Andrea Deugeni
e Luca Spoldi
Se n’era già parlato quasi un anno e mezzo fa, ma Vittorio Grilli, all’epoca direttore generale del Tesoro, poi nominato prima vice-ministro, poi ministro dell’Economia e finanza del governo Monti (tuttora in carica, in attesa che lo stallo politico italiano si sblocchi) aveva smentito seccamente con una nota in cui si sottolineava come le voci “circa imminenti dimissioni dall’incarico di direttore generale del Tesoro” fossero “infondate” e generassero “inutile confusione in giorni così delicati per il nostro Paese”, che proprio nel novembre del 2011 vedeva il rendimento del Btp decennale toccare un picco del 7,35%, con uno spread contro Bund pari al 5,75%.
Ora il Btp decennale italiano rende il 4,34%, lo spread col Bund si è ridotto al 3,05% e l’esperienza di governo sta per terminare, così secondo alcune voci che filtrano da Via XX Settembre Grilli sarebbe pronto a fare le valige. Per quale destinazione? Se a fine 2011 si era parlato di due possibili alternative, Jp Morgan o Barclays, stando a quanto riferito ad Affaritaliani, ora la destinazione più probabile sembrerebbe la prima. Il condizionale resta d’obbligo, ma nei corridoi del ministero di Via XX Settembre la voce prevalente è questa.
Dopotutto, il blasone c’è. E anche i precedenti: ai vertici della concorrente a stelle e strisce Morgan Stanley siede come Country Head per l’Italia (oltre ad essere managing director e vicepresidente di Morgan Stanley International) un altro ex direttore generale del Tesoro divenuto poi ministro dell’Economia e finanze, Domenico Siniscalco.
